Servono leader, non mezze calzette - QdS

Servono leader, non mezze calzette

Carlo Alberto Tregua

Servono leader, non mezze calzette

martedì 15 Giugno 2021 - 00:00

Guardare il futuro con ottimismo

Una nave o un aereo funzionano bene se il loro comandante è un leader, cioè possiede le competenze e la personalità per gestire le risorse umane alle sue dipendenze e far funzionare al meglio i servizi conseguenti.
Un’impresa grande, piccola o media funziona bene se l’amministratore delegato, o l’imprenditore, è un soggetto che ha personalità e competenze, in grado di redigere progetti e di realizzarli nei tempi previsti.
La leadership, invece, manca nel settore pubblico e in quello istituzionale, fatte le debite eccezioni.

Possiamo dire che in questi ultimi decenni vi siano stati presidenti del Consiglio, ministri e loro collaboratori veramente carismatici? Non sembra, a giudicare dalla situazione del Paese che è veramente disastrosa per Prodotto interno lordo, occupazione, tasso infrastrutturale e territorio del Sud arretrato.
Poi è arrivata l’epidemia che ha fatto emergere ancora di più le manchevolezze, cloroformizzando le numerose deficienze del Paese.

Chi è leader? Proviamo a identificarne la figura. È una persona che ha talento, con il quale dà forza al gruppo che governa, ottimizzandone le potenzialità e minimizzandone i difetti. Agisce con chiarezza, competenza, concretezza, correttezza e concisione.
È persona visionaria, equanime, precisa, creativa, comprensiva, coraggiosa, padrona di sé, metodica, credibile, assertiva, esemplare, integra, competente, responsabile e gentile.

Qualcuno potrebbe obiettare che le qualità elencate siano veramente tante, con la conseguenza che i veri leader sono veramente pochi. Ma non è così perché leader non si nasce, si diventa a prezzo di uno studio costante, di una grande forza di volontà e di una continua valorizzazione delle proprie risorse mentali, cui si aggiunge un grande sforzo e un enorme spirito di sacrificio.

Il leader si riconosce subito da come parla, da come gesticola, dalla sua comunicazione non verbale e dalla capacità di attrarre l’attenzione dei soggetti cui si riferisce. Non è difficile capire con chi si parla quando è così dotato.
Chi conduce altri ha pazienza perché deve convincere secondo il paradigma che ‘chi convince, vince’.

Non occorrono quindi modi bruschi, maniere pesanti per fare funzionare il gruppo che si governa. Occorre il convincimento, la spiegazione e il coinvolgimento nel progetto, cercando di acuire in ognuno il senso di responsabilità e di rispetto dei valori etici di ogni tempo.
Cosicché i risultati arrivano. Sono proprio i risultati che misurano la bontà del progetto e l’efficienza nella loro esecuzione. Quei risultati che si paragonano costantemente con gli obiettivi per determinare la quantità di essi trasformati in fatti concreti.

La leadership non è un privilegio, è uno stato mentale, economico e sociale che si può raggiungere non con la forza, bensì con l’intelligenza.
Ricordiamo che, come diceva il compianto Enzo Biagi, non importa quanto tu ti valuti, importa quanto ti valutano gli altri. Stolto è colui che si pavoneggia, che si esalta e che tenta di dimostrare ciò che non è.

Il leader è ottimista, è entusiasta ed è capace di infondere entusiasmo agli altri, facendo vedere sempre il lato positivo di tutte le vicende e mettendo in secondo piano quelle negative.
L’ottimista vede il bicchiere mezzo pieno, il pessimista mezzo vuoto. L’ottimista cammina con lo sguardo puntato in avanti, il pessimista con la testa china guardandosi i piedi. L’ottimista trasforma le disgrazie in opportunità, il pessimista trasforma le opportunità in disgrazie.

Il quadro che precede ha sicuramente manchevolezze e imperfezioni, ma vuole indurre i cortesi lettori a riflettere nel valutare questa classe dirigente politica, che spende i nostri soldi, entrando nel merito dei fatti che accadono, per ricordarsi con grande consapevolezza chi punire e chi premiare quando inesorabilmente arriverà il momento del voto.
Un esame che viene trascurato da molti cittadini, i quali spesso dimenticano che servono leader, non mezze calzette, per governare la Cosa pubblica.

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