Totò: “Il limite ha una sua pazienza” - QdS

Totò: “Il limite ha una sua pazienza”

Carlo Alberto Tregua

Totò: “Il limite ha una sua pazienza”

mercoledì 25 Marzo 2020 - 00:00

Il “Principe” Antonio de Curtis, in arte Totò, aveva la capacità di trasformare le frasi secondo una regola eufonica, cioé più a senso che secondo logica.
“La pazienza ha un suo limite” fu trasformata in “Il limite ha la sua pazienza”. Però, probabilmente senza volerlo, il senso di questa frase trasformata è più producente perché si può interpretare come la necessità di essere tolleranti per evitare di superare una certa barriera.
Ovviamente la questione che esponiamo può essere applicata a tanti fatti e circostanze, non ultima la questione del Covid-19, che sta torturando la Lombardia e le quattordici province a corona, ma anche altre regioni d’Italia, per la verità non colpite così duramente. Per esempio, la Basilicata sembra quasi indenne da contagi morti.
In questa vicenda sono stati evidenziati due caratteristiche del popolo italico: l’indisciplina e la pazienza, che sembrano essere in contrasto fra esse, ma in effetti non lo sono e vi spieghiamo perché.

Il popolo italico è formato da individui che non hanno senso della collettività, per cui non fanno prevalere mai nei loro comportamenti l’interesse generale. Ognuno si considera un individuo che antepone il proprio interesse a quello degli altri. Conseguente è l’indisciplina e la scarsa tolleranza per i provvedimenti governativi.
D’altro canto, però, quando è costretto si trasforma in gregge di pecore e diventa tollerante, acquiescente, anche perché non è, in genere, capace di affrontare a viso aperto il Potere.
Ovviamente c’è una parte del popolo, cioè cittadini, che invece affronta il rischio di conseguenze personali pur di affermare la verità, restando con la schiena dritta di fronte ai soprusi dei soliti potenti, i quali o li minacciano o cercano di comprarli.
Non scriviamo nulla di nuovo, tutti sanno di che pasta è fatta la popolazione italiana, grandi eroi, grandi musicisti, grandi letterati, grandi scienziati e via enumerando e grande quantità di soggetti che pensano a se stessi ed al proprio orticello anziché avere il senso della profondità e degli interessi di tutti. Anche fra i comunicatori vi è questa distinzione: grandi penne (pochi) e pecoroni (parecchi).
La compressione degli abitanti delle regioni dalla Toscana in giù è veramente notevole. La paura ha attanagliato i nostri governanti centrali e quelli locali, i quali, anziché avere una visione prospettica di medio periodo, sono vittime della ricerca di un consenso giornaliero che non è frutto di intelligenze e di menti equilibrate e colte, bensì della paura, dell’ansia, del panico e persino del terrore.
Chi si trova in preda a questi sentimenti negativi non può essere lucido e non può guardare avanti, anzi critica tutti coloro (una minoranza) che cercano di dire la verità, la quale fa fatica ad emergere di fronte ad un sistema di comunicazione e di “regime” che ricorda, l’abbiamo già scritto, MinCulPop (Ministero della cultura popolare del regime fascista).
Noi apparteniamo alla minoranza che ricerca la verità, la scrive sfidando i ben pensanti che si attestano sulla conservazione e quindi hanno la mente obnubilata che impedisce loro di andare avanti. è il nostro dovere, non facciamo niente di straordinario pur sapendo che le critiche non ci mancheranno (e non ci mancano).

Maria Rita Gismondo è il direttore di microbiologia clinica e virologica dell’ospedale Sacco di Milano. Ha scritto ciò che pensa del Covid-19 e per ultimo in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano: “È una follia questa emergenza, si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale”.
Non sappiamo se la scienziata abbia ragione o meno, ma anche noi abbiamo la sensazione che la diffusione di una comunicazione estremamente allarmistica – ovviamente dalla Toscana alla Sicilia e non riguardante la Lombardia e le quattordici province a corona – ha infuso nei cittadini il terrore che è peggio del rischio della malattia. Nel Sud i contagiati sono qualche migliaio, i morti decine e i guariti molti di più. Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco: “Questa malattia rientra nelle cosiddette infezioni respiratorie acute che fa corollario all’influenza in ogni inverno”. Da ottobre 2019 a febbraio 2020 i casi influenzali sono stati circa sette milioni e i morti indiretti fra quattromila e diecimila.
Sarà vero tutto questo? Se sì, il pandemonio governativo non è giustificato.

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