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Siccità in Sicilia, dissalatori a pieno regime anche in estate: ecco il piano

Siccità in Sicilia, dissalatori a pieno regime anche in estate: ecco il piano
Foto da Imagoeconomica, Carlo Carino IA

Volumi negli invasi in aumento, ma a Palazzo d’Orleans si preferisce non abbassare la guardia

PALERMO – Dopo mesi di allarme e razionamenti, in Sicilia arriva finalmente una notizia che cambia il quadro dell’emergenza idrica. Le dighe dell’Isola oggi contengono oltre il 70% di acqua in più rispetto a un anno fa, e i livelli raggiunti permettono di guardare con maggiore fiducia ai prossimi mesi. La situazione che aveva messo in difficoltà famiglie, agricoltura e imprese nel 2024 e nei primi mesi del 2025 appare ormai alle spalle.

Dissalatori in Sicilia: il piano per l’estate 2026

Nonostante questo miglioramento, però, la Regione ha deciso di non abbassare la guardia. Anche durante l’estate i tre dissalatori in Sicilia, realizzati a Gela, Porto Empedocle e Trapani, continueranno a lavorare a pieno regime. La scelta nasce dalla necessità di conservare il più possibile l’acqua accumulata negli invasi siciliani. L’obiettivo non è soltanto garantire le forniture nei prossimi mesi, ma anche arrivare preparati al 2027 nel caso in cui le precipitazioni dovessero diminuire nuovamente.

Secondo Salvo Cocina, responsabile della Protezione civile regionale e coordinatore della task force contro la siccità, i dissalatori rappresentano uno strumento fondamentale soprattutto nelle zone più fragili dal punto di vista idrico. Grazie all’acqua prodotta dagli impianti è possibile utilizzare meno risorse provenienti dalle dighe e preservare così le scorte idriche per il futuro.

Gli interventi della Regione contro la crisi dell’acqua

Il presidente della Regione, Renato Schifani, attribuisce questi risultati sia alle abbondanti piogge degli ultimi mesi, sia agli interventi realizzati dall’amministrazione regionale. Tra le opere più importanti ci sono la pulizia di bacini e traverse, l’attivazione di nuovi pozzi e la messa in funzione dei tre dissalatori. Tutte iniziative che hanno permesso di aumentare le riserve disponibili e di ridurre la pressione sulle dighe. Nei giorni scorsi l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici della Sicilia aveva confermato che le scorte sono sufficienti per garantire senza particolari criticità gli usi potabili, agricoli e industriali per tutto il 2026.

I dati più recenti confermano comunque un netto miglioramento della situazione generale. A maggio il volume complessivo d’acqua presente nelle dighe siciliane è aumentato del 5,6 per cento rispetto al mese precedente e del 65 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In alcuni invasi gli incrementi hanno addirittura superato il 100 per cento, segnale di una ripresa particolarmente significativa dopo la lunga fase di siccità in Sicilia.

Acqua in Sicilia: migliorano le riserve ma resta il problema delle reti

In diverse aree dell’Isola, compreso il palermitano, è stato possibile assegnare l’intero quantitativo d’acqua richiesto dagli utenti. La fase più difficile sembra dunque superata, ma la prudenza resta d’obbligo. La Regione punta a utilizzare questo periodo favorevole per rendere il sistema idrico siciliano più efficiente e meno vulnerabile ai cambiamenti climatici. Per questo motivo continua il lavoro sulla riduzione delle perdite e sulla programmazione degli interventi futuri.

La lezione lasciata dalla grande siccità degli ultimi anni è chiara: avere più acqua nelle dighe è fondamentale, ma senza reti moderne e una gestione efficiente il rischio di nuove emergenze non può essere considerato definitivamente archiviato. Certamente ci sono delle criticità che ancora devono essere risolte. Se da un lato le riserve d’acqua sono tornate a crescere, dall’altro resta aperto un problema storico che continua a pesare sulla gestione idrica della Sicilia: quello delle reti di distribuzione dell’acqua. In molte aree dell’Isola, e in particolare nella provincia di Agrigento, una parte consistente dell’acqua disponibile si perde lungo le condutture a causa di infrastrutture vecchie e deteriorate.

Agrigento e Canicattì: le criticità della distribuzione idrica

Proprio nell’agrigentino si registra una situazione che appare paradossale. Oggi la quantità di acqua disponibile supera il 50 per cento del fabbisogno e raggiunge livelli che, secondo gli esperti, sarebbero sufficienti a garantire consumi paragonabili a quelli di Paesi europei come la Danimarca. Eppure molte famiglie continuano a fare i conti con disagi e carenze perché una parte della risorsa viene dispersa prima di arrivare nelle abitazioni. A questo si aggiunge il fenomeno delle utenze non collegate regolarmente alla rete. In alcuni centri, come Canicattì, numerosi cittadini ricorrono ancora alle autobotti per rifornirsi d’acqua.