In Sicilia 15mila aziende culturali e creative - QdS

In Sicilia 15mila aziende culturali e creative

Maria Francesca Fisichella

In Sicilia 15mila aziende culturali e creative

giovedì 23 Dicembre 2021 - 02:15

Svimez, editoria, discografia, cinema e teatro: il Sud ancora troppo distante dal Centro-Nord. Dal Mezzogiorno solamente il 15 per cento circa del complessivo valore aggiunto italiano

PALERMO – All’interno del “Progetto di Sistema per il Sud”, proposto dalla Svimez e di cui il rapporto 2021 spiega gli obiettivi nella parte quinta dal titolo “Il Mezzogiorno e i pilastri della ripartenza”, si pone l’attenzione su “Nuovi insediamenti e nuovi stili di vita in rinnovati organismi territoriali, con la ricerca e sperimentazione di nuove forme di residenza, vita, lavoro, turismo, sanità adeguate alla transizione “post pandemica”. Ebbene, nel supporto alle nuove “Forme di Vita” un posto rilevante svolgono le industrie culturali e creative.

Per quanto riguarda le infrastrutture della cultura, si rileva che in un settore che conta circa 13 miliardi di euro l’anno, il contributo del Mezzogiorno rappresenta solamente il 15 per cento circa del complessivo valore aggiunto italiano riconducibile a cultura e creatività. Una condizione che si riflette sul piano dell’occupazione del comparto culturale e creativo: su un totale di un milione e mezzo di occupati a livello nazionale, sono solo 281 mila quelli che lavorano al Sud, con una forte concentrazione in Campania, Sicilia e Puglia, che da sole contribuiscono a circa il 70 per cento del valore aggiunto e del lavoro culturale e creativo e delle imprese culturali e creative del Mezzogiorno.

In Sicilia sono 14.890 le imprese culturali e creative (il 5,42 per cento sul totale Italia e il 20,69 per cento sul totale Mezzogiorno). Prima della Sicilia solo la Campania con 20.761 imprese culturali e creative, ossia il 7,55 per cento sul totale Italia e il 29,78 per cento sul totale Mezzogiorno. Continuando, dal Rapporto emerge che se le imprese culturali e creative conoscono nuova centralità nel «discorso europeo» di questi anni, parallela importanza hanno le evoluzioni sul piano dei fondi disponibili. Vi sono innanzitutto quelli del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che individua in Turismo e Cultura due aree prioritarie di intervento. Più specificamente, il Piano dedica 8,13 miliardi di euro – 6,68 finanziati dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, e 1,46 a valere sul Fondo Complementare – alla Componente 3 della Missione 1 “Turismo e Cultura 4.0”.

A ciò si aggiungono gli investimenti del Piano Strategico “Grandi attrattori culturali» che finanzia 14 interventi di tutela, valorizzazione e promozione culturale, di cui cinque in città del Mezzogiorno. In Sicilia è inserito il recupero dell’ex complesso della Manifattura Tabacchi in chiave culturale, con realizzazione del primo Auditorium per la Città di Palermo (33 milioni di euro) e il Progetto integrato di restauro, fruizione e valorizzazione dell’immobile costiero Colombaia – Castello di mare – Torre Peliade, di Trapani (27 milioni di euro).

E, dunque, detto ciò qual è la proposta della Svimez? Secondo quest’ultima la ricchezza culturale del Meridione rappresenta un’opportunità da non lasciarsi scappare, in un momento in cui le risorse finanziarie disponibili e le esperienze imprenditoriali, in molti casi consolidate, indicano che le imprese culturali e creative sono sempre più destinate a divenire una vera e propria “politica industriale”.
Stando così le cose, il Mezzogiorno ha concrete possibilità di essere protagonista di questo processo.

A sostegno di ciò, vanno ricordati i numeri del patrimonio culturale del nostro Paese che conta: 58 siti Unesco, 68 luoghi tutelati dal Fai, più di 5.000 tra musei, aree archeologiche e monumenti visitabili. Ed è alla luce di ciò che vanno considerati i numeri di una realtà imprenditoriale direttamente legata alla cultura: che va dal design al cinema, dal teatro alle tecnologie applicate ai beni culturali, dall’architettura, alla moda, ai videogiochi.
Ma nonostante tutto questo, si legge nel rapporto, c’è ancora molto da fare: i dati, infatti, parlano di un’economia creativa meridionale ancora molto lontana, sotto diversi profili, rispetto a quella del Centro-Nord.

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