Agricoltura, il climate change sta tropicalizzando le coltivazioni - QdS

Agricoltura, il climate change sta tropicalizzando le coltivazioni

Chiara Borzi

Agricoltura, il climate change sta tropicalizzando le coltivazioni

giovedì 11 Novembre 2021 - 02:15

Nei giorni scorsi a Caltagirone il convegno dell’Organizzazione produttori “Rossa di Sicilia”. Il professore La Malfa: “Situazione senza precedenti, serve un nuovo adattamento”

CALTAGIRONE (CT) – Dalla mandorla al mango, ma anche all’avocado fino all’accettazione di varietà di agrumi che si allontanano dall’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. La Sicilia deve prepararsi al cambiamento in agricoltura perché il climate change lo sta già imponendo. La posizione geografica dell’isola non lascia alternative o interpretazioni: attualmente il nostro territorio è “hotspot” del cambiamento climatico, ovvero una zona particolarmente interessata dal fenomeno e quindi destinata a convivere con le conseguenze della variazione del clima sulla terra.

Al mutare delle condizioni ambientali, cambierà anche l’agricoltura e dunque colture tipiche potrebbero diventare ad esempio solo circoscritte ad alcune zone, come sta accadendo con il mandorlo, altre potrebbero nascere ex novo come per il caso delle neo produzioni di avocado o mango.

Che ne sarà dell’agrumicoltura e che effetti avrà il cambiamento climatico sulla produzione più famosa di Sicilia?

Per rispondere a questa domanda l’O.P Rossa di Sicilia ha organizzato nei giorni scorsi un convegno a Caltagirone, a cui hanno partecipato i vertici dell’Organizzazione Produttori con al vertice Giuseppe Di Silvestro, il presidente dell’Ordine degli Agronomi e i docenti Stefano La Malfa, Alessandra Gentile, Giancarlo Polizzi e Biagio Pecorino del Dipartimento Agricoltura, Ambiente, Alimentazione dell’Università di Catania.

“I cambiamenti attuali non hanno precedenti se guardiamo alla storia di migliaia di anni – ha spiegato il professore La Malfa -. Il rapporto dello Stato dell’Ambiente del Sias indica il 2020 come il quinto anno più caldo dal 1961 e il venticinquesimo anno consecutivo in cui è stata registrata un’anomalia climatica. L’inverno è stata una stagione calda con un’anomalia di 2,36 gradi di media in più, diminuiscono le notti e i giorni freddi. Il 2020 ci ha lasciato un terrificante rosario di eventi estremi: -80 per cento di precipitazioni nella regione, fino a 90 giorni secchi consecutivi, il bimestre gennaio-febbraio 2021 è stato il più asciutto dal 1921, a Palermo sono stati superati la scorsa primavera i 39 gradi. Le problematiche che riguardano il clima sono l’ennesimo vincolo sulla coltivazione di piante – ha spiegato La Malfa – è necessario un nuovo adattamento, ma anche immaginare le piante come uno strumento di contrasto, ad esempio, allo stoccaggio di CO2”.

E proprio l’aumento della CO2, l’assenza di acqua, la schizofrenia delle stagioni rischia di creare problemi di lussureggiamento delle piante, oltre che una diminuzione della resa, mancata o cattiva fioritura, problemi con la maturazione e la fruttificazione. Anche gli agrumi di Sicilia, già tra l’altro piegati dalle note fitopatie Tristeza o Mal Secco, sono soggetti ad un declino della qualità anche a causa del climate change. La ricerca può trovare delle soluzioni, ma sta ad amministratori e agricoltori fare la propria parte.

“Non voglio escludere nessuno dalle responsabilità, ma quel che sta accadendo è anche colpa nostra così come della politica – ha dichiarato il presidente dell’O.P Rossa di Sicilia Giuseppe Di Silvestro –. Sono stati tagliati gli interventi essenziali, come la pulitura degli argini, dei torrenti e quelle operazioni di cui erano responsabile la Regione e i Consorzi di Bonifica non avvengono con regolarità da 40 anni. Inoltre, in mancanza di reddito e di un ricambio generazionale sono scomparsi anche i piccoli contadini che una volta si prendevano cura del territorio. Ho già fatto delle proposte al governo italiano e siciliano e invito altri a fare altrettanto, perché venga stilato un piano straordinario di interventi perché questi fenomeni siano quanto meno controllati. Non ci sono più argini dei fiumi, ma dove sono stati fatti piccoli interventi l’acqua ha straripato di meno. Intervenire salva le aziende e salva anche vite umane. Al Governo chiediamo una cabina di regia fatta da politici competenti, studiosi delle università e tutti i componenti degli enti preposti alla materia. Il cambiamento climatico – ha concluso Di Silvestro – non permetterà più la produzione di eccellenze”.

Twitter: @ChiaraBorzi

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