Avviare un’attività, acquistare macchinari, installare impianti fotovoltaici o ridurre i consumi energetici. Per le piccole e medi imprese siciliane le opportunità di finanziamento non mancano, ma orientarsi tra requisiti e procedure non è semplice. Da una parte Resto al Sud 2.0, rivolto ai giovani che intendono avviare un’impresa; dall’altra gli strumenti regionali gestiti da Irfis e le misure per la transizione tecnologica ed energetica, destinati alle aziende già operative.
Resto al Sud 2.0
Gestita da Invitalia e finanziata con 356,4 milioni di euro (FSE+ 2021-2027), la misura si rivolge ai giovani tra i 18 e i 35 anni non compiuti nel Mezzogiorno. Possono presentare domanda inoccupati, disoccupati e lavoratori working poor. Sono escluse l’agricoltura primaria, la pesca e l’acquacoltura.
Le agevolazioni prevedono due opzioni: un voucher a fondo perduto fino a quarantamila euro (elevabile a cinquantamila) o un contributo del 75% per investimenti fino a 120 mila euro (70% per programmi fino a 200mila euro). I diecimila euro aggiuntivi del voucher spettano se almeno il 20% delle spese riguarda beni o servizi tecnologici, digitali o ad impatto ambientale positivo.
Tra le spese ammissibili rientrano macchinari, impianti, attrezzature, arredi nuovi, software e opere di ristrutturazione nei limiti previsti. Le domande si presentano online su Invitalia a sportello.
Irfis ed efficientamento energetico
Per le imprese già operative, un riferimento regionale è il Fondo Sicilia gestito da Irfis. La linea per l’efficientamento energetico, la digitalizzazione e l’innovazione copre fino al 70% dei costi ammissibili, entro il limite di 15mila euro per questa specifica misura, con l’obbligo per l’impresa di coprire almeno il 25% con mezzi propri. È previsto anche un fondo perduto fino al 30% mediante abbuono delle ultime rate.
Nel quadro regionale si inserisce l’avviso “Sicilia efficiente” (Fesr, 10 milioni di dotazione), mentre a livello nazionale resta confermato il credito d’imposta ZES Unica per il triennio 2026-2028.
Iperammortamento e ostacoli burocratici
A fare il punto sugli strumenti per le aziende è l’ingegnere Carlo Bruno, imprenditore catanese attivo nel settore energetico.
“Più che altro noi stiamo utilizzando nei confronti dei clienti l’iperammortamento – spiega Bruno –. Abbiamo utilizzato l’agrisolare e l’agrivoltaico sul fotovoltaico. L’iperammortamento è una misura che ti consente di detrarre oltre il costo del bene dalle tasse: se un bene ti è costato 100, lo porti in detrazione sulle tasse come se fosse costato 180″.
L’ingegnere richiama l’evoluzione verso l’Industria 4.0 e 5.0: “Riguardavano l’investimento delle aziende in tecnologie che automatizzavano i processi aziendali con sistemi di robotica e automazione. Poi la misura si è trasformata. E riguarda non solo il fotovoltaico e le energie rinnovabili, ma anche gli investimenti per robotizzare l’azienda“.
Forte interesse riguarda anche la ZES Unica: “Riguarda investimenti nel meridione e dà la possibilità di portare in credito d’imposta una percentuale variabile tra il 20 e il 60%, in funzione del numero di domande. Quei soldi vengono divisi fra tutti ed è un credito che utilizzi per pagarti le tasse”.
Tuttavia, le criticità burocratiche frenano molti progetti: “Per quanto riguarda la Transizione 5.0 – evidenzia Bruno – la procedura era talmente farraginosa che alla fine molti hanno abbandonato: era veramente troppo impegnativa dal punto di vista burocratico, delle documentazioni da produrre, dei tempi di risposta e dei tempi di rimborso». Un problema analogo riguarda il Conto Termico: «Richiede una prenotazione preventiva per gli enti pubblici e per le aziende. E per l’anno in corso i fondi si sono esauriti subito”.
“Resto al Sud è positivo ma il conto dedicato è un freno”
Sul funzionamento di Resto al Sud 2.0 interviene il commercialista Armando Crispino: “Resto al Sud è una misura che funziona, specialmente con la nuova formulazione – afferma Crispino, con già cinque pratiche in corso –. È stato eliminato il vincolo di cinquantamila euro per ogni testa per investimenti più modesti. Prima ci volevano per forza due persone per raggiungere certe cifre, il che rappresentava un ostacolo perché trovare due persone che andavano d’accordo era complicato. Ora se voglio avviare una struttura con un investimento più importante posso farlo liberamente”.
Non mancano però ostacoli operativi: “L’unico vincolo sul nuovo che stiamo riscontrando è che dal lato operativo potrebbe essere migliorata. Per avere un punteggio più alto hanno previsto la necessità di avere un conto dedicato. Quando faccio il conto dedicato non posso pagare in acconto i fornitori, devo aspettare la liquidazione del contributo“.
Ciò rischia di paralizzare l’avvio: “I fornitori possono essere talvolta poco inclini a fornire perché incasserebbero la somma senza la dazione di un acconto dopo 6, 7 o 8 mesi. D’altronde, se non metto il conto dedicato perdo 10 punti nella valutazione complessiva, che potrebbero fare la differenza tra il vivere e il morire. Come mia riflessione è una misura positiva, ma ci sarebbe questo aspetto da migliorare”.
Per le aziende siciliane la vera sfida non è solo individuare i fondi, ma gestire la burocrazia e la liquidità necessaria per portare a termine i progetti.
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