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Dai turisti agli investitori: perché la Corea del Sud punta sempre di più sulla Sicilia

Dai turisti agli investitori: perché la Corea del Sud punta sempre di più sulla Sicilia
Seul, foto di Andrea De Santis da Pexels

Turismo in crescita, un corso di lingua a Catania e contatti tra aziende: il console onorario racconta i rapporti tra Sicilia e Corea del Sud

Un asse economico e culturale che punta a consolidare l’interscambio commerciale tra Sicilia e Corea del Sud. È la traiettoria dei rapporti bilaterali tra l’Isola e Seul che, come evidenzia al QdS.it il console onorario della Repubblica di Corea a Palermo, Antonio Di Fresco, apre oggi nuove e concrete prospettive per il tessuto imprenditoriale locale.

Non solo flussi turistici in crescita e scambi culturali, che principalmente trainano l’interesse verso il territorio siciliano, ma una testa di ponte per gli investimenti.

A fare da catalizzatore sono i contatti istituzionali e i B2B tra operatori economici. Una tendenza che trova conferma nella fitta rete di iniziative formative in essere. Una sinergia radicata: “Le relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Corea sono iniziate 140 anni fa, anniversario celebrato proprio lo scorso anno”, spiega il console. “I rapporti con la Sicilia risalgono invece a vent’anni fa: la mia prima nomina al Consolato è avvenuta il 13 giugno 2006”.

Sicilia-Corea: così crescono le presenze

Negli anni, il Consolato ha promosso diverse iniziative per accrescere l’attrattività dell’Isola in Corea del Sud. Tra queste, i collegamenti aerei charter organizzati in passato, i viaggi stampa alla scoperta del territorio e le campagne di promozione realizzate in sinergia con la Regione.

“I rapporti sono cresciuti nel tempo. Intorno al 2004 è stato inaugurato il primo volo charter diretto tra Seul e Palermo, poi replicato per altre cinque volte. In seguito, una delegazione di personaggi noti è approdato in Sicilia: il reportage ha raggiunto uno share del 7% sulle principali reti televisive coreane. Abbiamo inoltre organizzato quattro educational tour con il supporto dell’assessorato regionale al Turismo”.

I canali di promozione della destinazione siciliana sono passati anche dalle fiere di settore a Seul. Una strategia che ha trovato riscontro diretto nei dati sui flussi turistici, caratterizzati da un vero e proprio boom negli ultimi anni. “Palermo è l’unica città italiana ad avere un’intitolazione toponomastica dedicata alla Corea del Sud, con largo Repubblica di Corea. Come Consolato, abbiamo partecipato a diverse fiere del turismo a Seul per promuovere la Sicilia. Per dare un’idea della crescita: nel 2021, secondo i dati Istat, le presenze di turisti coreani in Sicilia erano circa 1.500; lo scorso anno sono balzate a 54.000”.

Stando all’ultimo dossier di Assocamereestero, l’Isola si è posizionata tra le regioni italiane con il più alto tasso di crescita per il mercato coreano, facendo registrare un +40,91 per cento di flussi. Secondo le statistiche sui visitatori pubblicate dall’Istat, difatti, i coreani in Italia nel 2025 sono stati 1.055.418, con un aumento dell’11,82 per cento rispetto al 2024, il dato più alto di sempre. A livello regionale, la Sicilia ha avuto un +40,91 per cento di crescita. “Il turismo coreano in Italia si sta spostando progressivamente dai tradizionali poli di Roma, Venezia e Milano verso il Sud e le città minori, e la domanda — un tempo concentrata sull’estate — si sta distribuendo sempre più su autunno e inverno. Questo cambiamento è attribuito alla combinazione di tre fattori: l’espansione dei collegamenti aerei, la diversificazione dei contenuti turistici regionali e le continue attività di marketing degli enti turistici locali”, si legge nel documento della Camera di commercio italiana in Corea.

Questo crescente interesse si inserisce nel più ampio fenomeno della Hallyu, l’ondata culturale coreana che sta travolgendo l’Occidente: dalla musica al cinema, fino ai prodotti di consumo. Un trend globale che alimenta la curiosità reciproca e che trova riscontro anche nelle recenti iniziative organizzate nell’Isola.

L’impatto dei brand premium e la spinta della formazione

L’attrattività della Corea del Sud non si ferma alla cultura pop, ma penetra nel mercato dei beni di consumo e nell’industria globale. La l’espansione commerciale di Seul in Occidente ha trainato negli anni anche una fortissima curiosità verso la lingua e le tradizioni del Paese asiatico.

“C’è un interesse a 360 gradi, alimentato da una crescita costante nel mondo. Ognuno di noi possiede beni di consumo di marchi coreani, dagli elettrodomestici agli pneumatici. Una significativa presenza industriale coreana in Italia è presente soprattutto al Nord, dove hanno sede colossi come Samsung, Kia e LG. Parliamo di una nazione con un tasso di alfabetizzazione del 100% per la scuola dell’obbligo, del 90% a livello universitario e con la connessione Internet più veloce al mondo: un Paese che investe massicciamente sul proprio sviluppo”.

Questa pervasività economica, che spazia dalla cosmetica all’intrattenimento globale con i K-drama su Netflix, sta generando riscontri concreti anche sul fronte della formazione in Sicilia. Proprio per rispondere a questa crescente domanda, prenderà il via a Catania – con possibilità di frequenza online – un corso di lingua e cultura coreana. L’iniziativa, nata a margine dell’evento culturale Lucky K-Day, vede la collaborazione di docenti dell’Università di Siena e il supporto finanziario del mecenatismo privato locale.

“Le richieste di informazioni sono già moltissime a conferma di un’onda coreana che ormai coinvolge trasversalmente fasce d’età e settori diversi”.

Accordi bilaterali e innovazione: il ruolo giocato dalle imprese

Il rafforzamento delle relazioni diplomatiche apre una riflessione sulle ricadute concrete per il tessuto produttivo dell’Isola. Sebbene i canali istituzionali facilitino i contatti economici, non esistono intese politiche verticali o accordi esclusivi per la Sicilia. I benefici per il territorio passano piuttosto dalla capacità di agganciarsi ai grandi patti bilaterali siglati a livello nazionale, come quelli discussi durante la visita in Italia del presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae-myung, lo scorso giugno.

“È rimasto in Italia per quasi una settimana, un lasso di tempo eccezionale rispetto alle consuetudini diplomatiche. Queste visite di Stato sono l’occasione per siglare intese strategiche con le grandi aziende e favorire l’interscambio commerciale. La Sicilia potrà beneficiarne esattamente come le altre regioni”.

Tra i settori chiave su cui innestare nuove partnership spiccano l’intelligenza artificiale e le tecnologie innovative, ambiti centrali sia nella ricerca sia nel dibattito industriale. Tuttavia, affinché la diplomazia si traduca in contratti per le imprese siciliane, serve un cambio di passo da parte del privato. Gli accordi governativi tracciano la strada, ma spetta al tessuto imprenditoriale locale muoversi con proposte concrete.

“Le visite istituzionali rappresentano l’impulso iniziale”, chiarisce. “Successivamente devono essere gli imprenditori a prendere l’iniziativa, individuando esigenze comuni e avanzando progetti strutturati sui mercati esteri”.

La funzione del Consolato

Per le aziende dell’Isola che guardano al mercato asiatico, il Consolato di Palermo opera come un hub di collegamento. Una delle porte d’accesso principali è la Kotra, agenzia governativa coreana per la promozione del commercio e degli investimenti che ha la sua sede italiana a Milano. “Diversi imprenditori siciliani sono già riusciti a stabilire contatti proficui con l’agenzia e ad avviare attività commerciali. Gli strumenti di supporto e accompagnamento ci sono, ma le istituzioni non possono sostituirsi all’iniziativa privata”.

L’efficacia di questi canali è confermata dai precedenti sul territorio. Tra le iniziative di maggior rilievo, il Consolato ha promosso in passato un business forum bilaterale tra Sicilia e Corea del Sud, portando sull’Isola una delegazione di venti top manager di multinazionali coreane. “In quell’occasione sono stati conclusi numerosi contratti e accordi commerciali. È la dimostrazione che la diplomazia può dare una spinta decisiva allo sviluppo economico, aprendo porte che altrimenti rimarrebbero chiuse”.

Università e gemellaggi: il ponte della cultura

Sul fronte della formazione e nella mobilità studentesca, il Consolato registra un trend di richieste in costante crescita da parte di universitari siciliani attratti dagli atenei coreani, segno di come la competenza linguistica e culturale sia ormai percepita come un asset fondamentale per le carriere internazionali.

“L’obiettivo è formare le nuove competenze, diffondendo la lingua e la cultura che sono alla base di qualsiasi cooperazione economica e istituzionale. Questo avviene già in Italia attraverso la sinergia tra l’Università di Siena e l’omologa università di Seul, con accordi che prevedono il riconoscimento dell’equipollenza dei titoli di studio”.

Dalla cooperazione accademica si passa poi alle partnership dirette tra gli enti locali. Un esempio concreto è il gemellaggio siglato nel 2024 tra Agrigento e Gyeongju, storica e antica capitale della Corea del Sud. Il progetto punta ad avvicinare le due realtà attraverso scambi culturali, flussi turistici e contatti diretti tra le rispettive amministrazioni comunali. “Il sindaco e il consiglio comunale sono venuti in Sicilia proprio per siglare questo accordo”.

Vino e brand territoriale, la sfida della notorietà

Se l’interesse verso l’Isola corre veloce sul fronte dei flussi di visitatori, sul piano puramente industriale rimane ancora molta strada da fare per colmare un deficit di conoscenza reciproca.

“Oltre all’arte e alle bellezze paesaggistiche, i consumatori coreani apprezzano moltissimo l’agroalimentare e, in particolare, il vino siciliano. Dal punto di vista strettamente economico e imprenditoriale, però, la Sicilia sconta ancora una scarsa notorietà all’estero, sebbene il trend turistico stia aiutando a invertire la rotta”.

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