Sicilia, crollo del Pil Regione, risorgere - QdS

Sicilia, crollo del Pil Regione, risorgere

Carlo Alberto Tregua

Sicilia, crollo del Pil Regione, risorgere

venerdì 11 Giugno 2021 - 00:00

Aprire cantieri con i fondi Ue

È incredibile, ma i dati sono certi – come abbiamo pubblicato nell’inchiesta di mercoledì 9 giugno – che la Sicilia in venti anni, dal 2000 al 2019, abbia perso il nove per cento del Pil, come dire ha marciato con il passo del gambero. Responsabili i presidenti della Regione che si sono susseguiti in questo ventennio e tutta la classe politica che ha perseguito interessi personali e clientelari, anziché quelli del popolo siciliano.

Ovviamente, responsabile è anche tutta la classe dirigente siciliana: quella professionale, quella economica, quella imprenditoriale, quella dirigenziale, nonché quegli altri pezzi forti della società che continuano a perseguire interessi particolari.

Le cause della cronica malattia sono note: incapacità di presidenti e governi regionali di redigere progetti poliennali per fare aumentare il tasso infrastrutturale dell’Isola; politica protezionistica e dissennata dei rifiuti per fare arricchire i gestori delle discariche e condannare il territorio a diventare una pattumiera estesa a cielo aperto.

Continuando: disorganizzazione ed assenza di un progetto organizzativo della Pubblica amministrazione, ove ancora i dirigenti si muovono con regole di un contratto di lavoro del 2005, un’autentica vergogna; inidonea digitalizzazione di tutto il sistema di produzione di servizi della Regione e dei suoi uffici periferici – che sembra siano quattro o cinquecento – con la conseguenza che le cartacce continuano a circolare da un punto all’altro dell’Isola agli uffici centrali e viceversa, in tempi immemorabili anziché in tempo reale come accadrebbe se viaggiassero in via digitale; esteso assistenzialismo che ha trasformato l’Isola in una sorta di luogo ove si gestiscono poveri e finti poveri e non dove si cerca di far crescere professionalmente e socialmente le persone, cui si sono negate opportunità.

Ancora: disastro ecologico con depuratori insufficienti o che non funzionano, per oltre la metà, reti dell’acqua bucherellate come colabrodi, che perdono oltre il cinquanta per cento del contenuto, dai bacini alle porte della città, ai luoghi dell’agricoltura; territorio con danni idrogeologici evidenti e gravi che non viene riparato.

Strade e autostrade da terzo mondo, reti ferroviarie dell’inizio del Novecento su cui corrono ancora locomotive a diesel, anziché a idrogeno verde, come sta accadendo in altre parti del mondo.

Qualcuno obietterà che tutto quanto descritto, inoppugnabile, è anche conseguenza dell’organizzazione criminale, la quale, per realizzare i propri interessi, vuole frenare quelli della collettività.

A proposito di mafia, dobbiamo ricordare che essa ha cominciato a mettere radici in Sicilia intorno al 1850, ma la sua origine è spagnola, non siciliana. Tuttavia l’origine conta poco, mentre conta il fatto secondo il quale tutti gli aristocratici e latifondisti dell’epoca fecero patti con le organizzazioni criminali in Sicilia, per mantenere sotto il giogo della povertà la popolazione, continuando ad arricchirsi.
Va anche ricordato che essa si occupò di fare transitare Garibaldi, nel 1860, da Calatafimi fino allo Stretto, incontrando scarsa resistenza.

Dobbiamo anche ricordare che la mafia si mise d’accordo con gli americani, che quando sbarcarono a Gela e a Cassibile, avanzarono con relativa facilità senza incontrare resistenze nella popolazione che anzi li accolse come i salvatori.

Torniamo alla situazione di oggi. A fronte del disastro, che vi descriveremo ancora, purtroppo, la Regione ha a disposizione circa quattro/cinque miliardi di fondi europei a valere sul Piano Operativo 2014/20, circa dodici miliardi a valere sul Piano Operativo 21/27, due o tre miliardi di fondi statali, oltre alla disponibilità di finanziamenti a tasso bassissimo della Banca Europea per gli investimenti (BEI). E per ultimo, ma non ultimo, una decina di miliardi e forse più che dovrebbero arrivare dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Insomma, la Regione siciliana ha una massa finanziaria enorme che non spende, come non spende le somme di centinaia di cantieri bloccati e non aperti, per l’inefficienza della Pubblica amministrazione ed anche per la litigiosità delle imprese.
Regione, svegliati e lavora con efficacia. Basta dormire. Urge risorgere.

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