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Una Sicilia sempre più vecchia, meno bambini e più anziani: quasi 860 mila residenti in meno entro il 2050

Una Sicilia sempre più vecchia, meno bambini e più anziani: quasi 860 mila residenti in meno entro il 2050
Persona anziana a Erice, foto di Giota Sakellariou da Pexels

Stando agli ultimi Istat, Ragusa e Catania sono le province più giovani. All’estremo opposto ci sono Messina ed Enna: tutti i dati sull’Isola

La Sicilia sta diventando sempre più anziana e più “piccola”. Una trasformazione che non interessa soltanto il numero complessivo degli abitanti, ma soprattutto la composizione della popolazione: meno bambini e giovani, una quota crescente di anziani e una fascia in età lavorativa destinata a ridursi.

L’ultimo censimento permanente dell’Istat restituisce una regione alle prese con una dinamica demografica negativa. Al 31 dicembre 2024 i residenti in Sicilia erano 4.787.390. Quasi 10 mila in meno rispetto all’anno precedente con un bilancio di -9.969, pari a -0,2%. La diminuzione è il risultato del saldo naturale negativo e del saldo migratorio interno sfavorevole, solo in parte compensati dai movimenti con l’estero.

Il calo delle nascite

Il dato Istat più evidente riguarda quello delle nascite. Nel 2024 in Sicilia sono venuti al mondo 33.660 bambini, 1.829 in meno rispetto al 2023. Si tratta di un nuovo minimo storico.

Il numero dei decessi, invece, è stato pari a 52.750. Il risultato è un saldo naturale fortemente negativo: nel corso dell’anno i decessi hanno superato le nascite di oltre 19 mila unità. Il tasso di natalità è sceso dal 7,4 al 7,0 per mille.

Non significa che la Sicilia sia la regione italiana con la natalità più bassa: il tasso resta superiore alla media nazionale. Il problema è la direzione del fenomeno. La fecondità siciliana è scesa da 1,32 figli per donna nel 2023 a 1,27 nel 2024 mentre diminuisce anche la popolazione femminile in età riproduttiva e continua a crescere l’età media al parto, arrivata a 31,7 anni.

Il rapporto tra le generazioni, dove sono i giovani?

Il cambiamento demografico riguarda anche il rapporto tra le generazioni. Nel 2024 l’età media della popolazione siciliana è salita a 45,7 anni, contro i 45,4 del 2023.

Il dato regionale nasconde differenze significative a seconda delle città prese a campione. Ragusa con 44,5 anni e Catania con 44,8 risultano le province mediamente più giovani. All’estremo opposto ci sono Messina, con 47,2 anni, ed Enna, con 47 anni.

La componente straniera rappresenta uno degli elementi che contribuiscono a contenere l’invecchiamento. Nel 2024 gli stranieri residenti erano 206.753, il 4,3% della popolazione regionale – quasi 10 mila in più rispetto all’anno precedente. Il saldo migratorio estero della popolazione straniera è stato positivo per 22.887 unità.

Ma l’immigrazione non è sufficiente a invertire il trend complessivo.

La proiezione entro il 2050: quasi 860 mila residenti in meno

Se si guarda al futuro, lo scenario è ancora più sintomatico. Le più recenti elaborazioni Svimez, basate sui dati e sulle proiezioni demografiche Istat, stimano per la Sicilia una popolazione di circa 3,94 milioni di abitanti nel 2050, contro i 4,797 milioni del 2024.

La perdita sarebbe, pertanto, di circa 859 mila persone, pari al 17,9% della popolazione attuale. A pesare sarebbe soprattutto il saldo naturale, previsto negativo per 796 mila unità nel periodo considerato mentre anche il saldo migratorio risulterebbe negativo per circa 63 mila unità.

Si tratta di una proiezione e non di una previsione certa: l’Istat sottolinea che gli scenari demografici dipendono dalle ipotesi formulate sull’evoluzione della fecondità, della sopravvivenza e dei movimenti migratori e diventano più incerti quanto più ci si allontana dall’anno di riferimento. Il quadro, però, è coerente con la tendenza già in essere.

Se la Sicilia invecchia, le persone in età lavorativa diminuiscono

La questione demografica non riguarda soltanto anagrafe e servizi sociali. Una Sicilia con meno giovani significa anche una Sicilia con una base potenzialmente ridotta di persone in età lavorativa.

Le proiezioni confermano che la diminuzione della popolazione in età lavorativa ridurrà la disponibilità di forza lavoro con conseguenze negative sulla capacità produttiva, sul welfare e sull’organizzazione dei servizi. L’Istituto prevede inoltre che le aree interne continueranno a perdere popolazione più rapidamente dei centri urbani. Per i piccoli comuni la conseguenza può tradursi in una domanda sempre più difficile da sostenere per scuole, trasporti, servizi sanitari e attività economiche.

È qui che il fenomeno demografico si intreccia con quello economico: meno residenti significa potenzialmente meno lavoratori, meno consumatori e una platea più ampia di persone da sostenere attraverso pensioni, sanità e servizi sociali.

Chi sostiene il sistema produttivo? Il peso crescente degli anziani

A fronte della diminuzione dei giovani, cresce il peso delle fasce anziane. Secondo le elaborazioni Svimez sulle proiezioni demografiche, l’indice di dipendenza strutturale della Sicilia passerebbe da 57 anziani e giovani ogni 100 persone in età lavorativa nel 2024 a 86 nel 2050. Ancora più significativo è l’indice di dipendenza dagli anziani rispetto alla popolazione occupata, che nello stesso periodo passerebbe da 122,2 a 184,3.

In sintesi, il rapporto tra chi è fuori dall’età lavorativa e chi sostiene il sistema produttivo e contributivo diventerebbe progressivamente più squilibrato.

Una trasformazione che riguarda tutti i settori

La Sicilia del 2050, dunque, rischia di essere molto diversa da quella attuale.

Meno abitanti, meno bambini, una quota maggiore di anziani e una popolazione attiva più ridotta. È il risultato dell’incrocio tra denatalità, invecchiamento ed emigrazione, mentre il saldo migratorio dall’estero riesce soltanto in parte a compensare le perdite.

L’Istat considera l’invecchiamento della popolazione una delle trasformazioni più certe dei prossimi decenni e sottolinea come la riduzione della popolazione in età lavorativa rappresenti una delle principali sfide per economia e welfare.

Per la Sicilia, quindi, la questione demografica non è soltanto un problema del presente. È una delle variabili che deputeranno il futuro dell’Isola: dalla scuola alla sanità, dal mercato del lavoro alla tenuta dei piccoli comuni.

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