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In Sicilia metà del fotovoltaico incentivato. La sfida per portare il sole fuori dall’Isola

In Sicilia metà del fotovoltaico incentivato. La sfida per portare il sole fuori dall’Isola

Politecnico Milano: “Centrale lo sviluppo della rete”. Le infrastrutture che trasformeranno la regione in un hub energetico

L’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili è un percorso da cui non ci si può tirare fuori per questioni centrali per il futuro del pianeta. Se in ballo ci sono temi come l’indipendenza energetica da fornitori terzi, con i rischi che ne conseguono in occasione di conflitti bellici e tensioni internazionali, non meno importanti sono le esigenze relative al contrasto ai cambiamenti climatici determinati dalle emissioni di atmosfera, a loro volta intrecciate al consumo di fonti fossili. Tale visione, contrastata soltanto da negazionisti o da chi per questione di business cerca di alleggerire la portata dei problemi ambientali, deve però fare i conti anche con i nuovi argomenti che le Fer (fonti energetiche rinnovabili) portano al centro dell’attenzione e che interessano i sistemi di gestione dell’energia rinnovabile.

Rete elettrica e sviluppo delle energie rinnovabili in Italia

“Lo sviluppo della rete elettrica nazionale rappresenta uno degli elementi centrali per permettere la transizione energetica e la sicurezza del sistema nel medio-lungo periodo” si legge nel report dell’Osservatorio Renewable Energy, curato da ricercatori del Politecnico di Milano. “Si stanno infatti modificando sia le modalità di produzione sia i profili di consumo dell’energia elettrica, creando nuove sfide per la rete – prosegue il rapporto -. Un primo fattore di pressione sulla rete è legato alla crescita significativa della capacità di generazione da fonti energetiche rinnovabili. Tale incremento comporta un aumento della variabilità e dell’imprevedibilità della generazione elettrica, in particolare per le fonti non programmabili come il fotovoltaico e l’eolico. Inoltre, la localizzazione geografica degli impianti rinnovabili spesso non coincide con quella dei principali centri di consumo, rendendo necessario – proseguono i ricercatori – un potenziamento della capacità di trasmissione elettrica”.

Fotovoltaico in Sicilia: numeri, incentivi e impatto sul mercato energetico

Una sfida strategica per l’Isola, dove “è localizzato circa il 45% dei 7,7 GW di fotovoltaico incentivato vincitori della procedura competitiva” del Fer X Transitorio, scrivono i ricercatori del Politecnico. Una concentrazione che non ha precedenti nel panorama energetico italiano. Le simulazioni al 2030 mostrano le conseguenze: “Se nel 2025 il PMZ in Sicilia è stato mediamente pari a 116 €/MWh, le simulazioni effettuate per il 2030 mostrano PMZ medi compresi tra 70 e 85 €/MWh, corrispondenti a una riduzione tra il 25% e il 40%”. La riduzione sarà “decisamente più marcata nelle ore centrali della giornata, quando la produzione fotovoltaica raggiunge i valori massimi”. Se a prima vista appare una nota positiva per i consumatori, le implicazioni per chi investe sono dirette: “Questo suggerisce che il modello di business merchant diventerà sempre meno appetibile per gli operatori, e saranno sempre più importanti forme di stabilizzazione dei ricavi, come i PPA (Power Purchase Agreement) e i CfD (Contratti per Differenza) sostenuti dallo Stato”. In altre parole, chi ha investito puntando sulla vendita libera sul mercato potrebbe trovarsi in difficoltà, e sarà lo Stato a dover intervenire per garantire la redditività degli impianti che esso stesso ha incentivato a costruire.

Infrastrutture energetiche e export di energia dalla Sicilia al Continente

La sfida dunque è quella di completare al più presto le infrastrutture energetiche necessarie per consentire alla Sicilia di esportare questo surplus di energia pulita verso il Continente. Attualmente nel portafoglio di Terna, il gestore nazionale della rete elettrica in alta tensione, ci sono diversi importanti progetti che interessano da vicino la nostra regione per trasformarla in un vero e propro hub della transizione energetica.

Tyrrhenian Link e collegamenti elettrici strategici per la transizione energetica

Il più importante è senz’altro il Tyrrhenian Link. Si tratta di un elettrodotto sottomarino che collegherà Sicilia, Sardegna e Campania e che ha come obiettivo quello di connettere meglio le isole maggiori alla Penisola favorendo “l’integrazione dell’elevata produzione rinnovabile del Mezzogiorno nel resto del sistema nazionale”. A riguardo è possibile dire che nel giro di dodici mesi è stata completata la posa dei due cavi sottomarino che interessano il ramo est dell’opera, tra Sicilia e Campania: il primo cavo è stato posato un anno fa, partendo da Fiumetorto, nel territorio di Termini Imerese, a Battipaglia, in provincia i Salerno; il secondo cavo, in direzione opposta, è stato al centro di lavori che si sono conclusi nelle scorse settimane. Sul lato ovest, invece, la posa del primo cavo, tra Fiumetorto e Terra Mala (Cagliari), è stata completata a gennaio scorso. Durante la posa è stata raggiunta la profondità record di 2150 metri. L’entrata in funzione del Tyrrhenian Link è prevista per il 2028.

Collegamento Bolano-Annunziata e sviluppo della rete elettrica

Il piano di sviluppo di Terna prevede anche il collegamento elettrico Bolano-Annunziata. Anche in questo l’elettrodotto servirà a integrare nella rete elettrica la produzione di energia rinnovabile in Sicilia. Al momento si sta lavorando agli approdi dei cavi marini nella zona Annunziata, nel territorio di Messina. Sul versante opposto, l’approdo a Bolano (Reggio Calabria) ha registrato la conclusione della perforazione orizzontale controllata terra-mare. Contemporaneamente vanno avanti i lavori nelle stazioni elettriche: quella messinese, il cui cantiere è iniziato nel 2024, è in fase avanzata, mentre a Bolano l’apertura è avvenuta di recente.

Impianti in frenata, ma dalla crisi può arrivare una nuova spinta

Il 2022 e il 2026 hanno in comune il fatto di essere stati anni in cui il contesto geopolitico internazionale è stato destabilizzato da eventi che hanno avuto riflessi sullo scenario dell’approvvigionamento energetico, soprattutto per quel che riguarda l’Occidente e l’Europa in particolare. Nel primo caso è stata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia a innalzare la tensione, portando molti Stati a ragionare sulle alternative da mettere in campo per sottrarsi ai possibili ricatti di Putin nelle forniture di gas naturale a fronte della risposta solidale data al Paese aggredito. Il secondo, invece, è tuttora in divenire e riguarda l’intervento di Israele e Stati Uniti nel Medio Oriente, con i bombardamenti in Iran e le conseguenze derivanti dalla chiusura dello strategico stretto di Hormuz.

Energia in Italia e transizione energetica tra crisi e rinnovabili

A fronte di tali punti in comune, il discorso sull’energia e su come attenuare la dipendenza da terzi in Italia è parzialmente cambiato in questi anni. In particolar modo il dibattito sulle energie rinnovabili. A metterlo in luce è il report dell’Osservatorio Renewable Energy, curato da ricercatori del Politecnico di Milano e che ha avuto come partner decine di importanti aziende del settore. “Lo scenario appare per certi versi simile a quello del 2022, con la tensione sul prezzo del gas, il conseguente impatto sul prezzo dell’energia elettrica (che in Italia inesorabilmente ancora dipende dal gas) e la ricerca di soluzioni emergenziali che possano fare fronte al periodo di crisi. Nel 2022, però – si legge – la necessità di sostituire, nell’immediato, le forniture di gas russo ha portato sì, da un lato, al rafforzamento dei contratti di acquisto di Gnl (gas naturale liquefatto) proveniente dagli Usa e dal Qatar, ma dall’altro lato aveva dato concretamente, in Italia ma anche in tutta Europa, nuova spinta al processo di indipendenza energetica dalle fonti fossili, da realizzarsi in prima battuta facendo crescere le installazioni da rinnovabili. Lo scenario che abbiamo di fronte ora è differente – continuano i ricercatori –. Le premesse sono le medesime, con la necessità, nell’immediato, di trovare un’alternativa alla fornitura di Gnl dal Qatar, che si è rivelata una soluzione più fragile del previsto. Ma le rinnovabili? Il 2025 ha fatto segnare un calo delle installazioni”.

Calo degli impianti fotovoltaici e rinnovabili in Italia

A dire che le rinnovabili hanno registrato una frenata sono i numeri: mentre nel 2024 gli impianti fotovoltaici installati nell’arco dell’anno avevano una potenza complessiva di 7,6 gigawatt (Gw), nel 2025 il dato si è attestato a 7,2 Gw, registrando la prima flessione nel triennio post crisi russo-ucraina. “È cambiato l’atteggiamento del Paese (e, a dire il vero, anche dell’Europa) rispetto alle rinnovabili, sempre più messe in contrapposizione – e non, come correttamente dovrebbe essere, in una visione di mix energetico integrato di produzione – con il nucleare, del quale peraltro si continua a ignorare nel dibattito la necessità di tempi lunghi per l’entrata in esercizio”, si legge nel rapporto.

Obiettivi Pniec e sviluppo delle energie rinnovabili

Le riflessioni si intrecciano anche con gli impegni che l’Italia ha preso con l’Unione Europea. Nel 2024, in occasione della presentazione alla Commissione Ue del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), il nostro Paese ha dichiarato il raggiungimento di una capacità installata di energia prodotta da rinnovabili pari a 131 Gw entro il 2030. Al momento si è fermi a 82 Gw, con un divario di 49 Gw da colmare nel giro di meno di cinque anni. “Il raggiungimento di questi obiettivi richiede non solo un aumento della capacità installata, ma anche una crescita della produzione di energia. Il Pniec prevede infatti una produzione annuale di 228 TWh (terawatt orari) da fonti rinnovabili entro il 2030, con un incremento di circa il 75 per cento rispetto ai 130 TWh generati nel 2025”, viene ricordato nel report. Se i chilometri di strada da fare sono ancora molti, la sensazione è che il percorso che attende l’Italia possa essere più in salita del previsto e con qualche ostacolo inaspettato. L’attuale fotografia vede il fotovoltaico come la tecnologia più installata, mentre l’eolico che in passato ha registrato un boom arranca. Nel 2025 sono stati installati impianti per poco più di mezzo gigawatt complessivamente. Un dettaglio non secondario. “Ne deriva un paradosso: lo sbilanciamento tra le fonti acuisce l’impatto della non programmabilità delle rinnovabili. L’eolico, infatti, con una produzione più distribuita anche nelle ore notturne e nei mesi invernali, rappresenta un naturale complemento del fotovoltaico (diurno ed estivo), che però continuiamo a ignorare”, scrivono gli esperti.

Incentivi fotovoltaico e cause del rallentamento degli impianti

All’origine del rallentamento sono rintracciabili cause di diverso tipo in base anche alla tipologie di impianto. Per quelli di piccola taglia, al di sotto dei 20 kilowatt, hanno inciso la riduzione delle detrazioni fiscali e la fine del meccanismo denominato “scambio sul posto”, che prevedeva una compensazione tra l’energia fotovoltaica prodotta e immessa nella rete con quella prelevata dalla rete quando l’impianto non produce. Nel caso dei grandi impianti superiori a un megawatt, invece, a tenere banco è il momento di transizione della cornice degli incentivi alle rinnovabili: in Italia si è concluso il sistema noto come Fer 1, basato sulle aste, e si va verso il sistema Fer X, anch’esso basato sulle aste ma con condizioni che dovrebbero garantire alle società produttrici maggiori garanzie.

Fer X, aste rinnovabili e futuro del mercato energetico

“Nel corso del 2026 – si legge – ci si attende la pubblicazione del primo bando relativo alle procedure competitive del Fer X, ossia il meccanismo che dovrebbe sostenere una parte significativa della capacità necessaria per raggiungere gli obiettivi del Pniec – si legge – Gli operatori auspicano una programmazione più strutturata delle procedure competitive, sia in termini di numero che di contingente, in grado di offrire maggiore certezza e una visione a più lungo termine. Gli operatori si attendono inoltre alcune novità come l’introduzione di coefficienti locazionali da applicare alle offerte, in modo da favorire determinate zone di mercato e coordinare meglio lo sviluppo delle rinnovabili con quello della rete elettrica”.

Filiera europea e produzione di componenti per impianti solari

Un altro tema riguarda l’approvvigionamento delle componentistiche che formano i parchi solari, nello specifico le forniture di moduli che arrivino da mercati intra-comunitari. “I requisiti di provenienza dovrebbero avere un peso maggiore nelle prossime aste: il vincolo dovrebbe essere applicato ad almeno il 30 per cento del contingente complessivo. In un’ottica di sicurezza energetica diventa quindi sempre più importante sviluppare una filiera produttiva europea”.

Aree idonee, autorizzazioni e normativa sulle energie rinnovabili

Il quadro generale riguardante le Fer è influenzato da altri fattori. Uno di questi riguarda senz’altro la questione delle localizzazioni degli impianti. Negli ultimi anni si è parlato molte volte, e spesso criticamente, del consumo di suolo, specialmente se agricolo, seguito dall’installazione dei parchi solari. “Dal 2024, con l’introduzione del decreto Aree Idonee e del Testo unico per le Fer, il quadro regolatorio per le autorizzazioni impianti rinnovabili è cambiato in modo significativo, con risultati alterni. Il decreto Aree Idonee, oggi non più in vigore, aveva introdotto restrizioni sulle aree utilizzabili per gli impianti, lasciando alle Regioni la possibilità di restringere ulteriormente tali aree. Il Testo Unico Fer, invece, ha cercato di semplificare le procedure, ma nella sua prima versione presentava alcune criticità, come la mancanza di un regime transitorio per i progetti già avviati e alcune definizioni poco chiare”, viene ricostruito nel report. Nello stesso si ricorda che “gli aggiornamenti introdotti dal D. Lgs. 178/2025 e dalla Legge 4/2026 hanno ridefinito il concetto di aree idonee, eliminando quello di aree non idonee ma restringendo il perimetro delle aree disponibili”.

PPA e mercato dell’energia rinnovabile in Europa

Più in generale, le ultime novità hanno riguardato la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni: “Mentre in passato le Regioni potevano restringere le aree idonee, il nuovo quadro stabilisce che le aree definite a livello nazionale rappresentano un limite minimo, che le Regioni possono solo ampliare”. Un aspetto positivo al momento è rappresentato dalla crescita dei cosiddetti PPA (Power Purchase Agreements), ovvero contratti a lungo termine stipulati tra produttore e acquirente di energia, che garantiscono al venditore maggiore stabilità nei ricavi rispetto alla vendita sul mercato e permettono al compratore di beneficiare di prezzi più prevedibili. “Hanno rappresentato negli ultimi anni, e continueranno a esserlo, uno strumento fondamentale per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili. I volumi di PPA in Europa sono cresciuti rapidamente, quadruplicandosi tra il 2018 e il 2025: da 3,3 GW a 13,1 GW. Anche nel 2025 la Spagna si conferma il principale mercato europeo con 3,9 GW, mentre l’Italia, con 1,8 GW, si colloca al secondo posto”.

Crisi energetica e opportunità per la transizione ecologica

Nonostante le attuali difficoltà e incertezze, che potrebbero portare a fallire gli obiettivi del Pniec, per l’Osservatorio Renewable Energy la crisi energetica del 2026 rappresenta un’opportunità per correggere la rotta. “Le priorità – concludono i ricercatori – sono chiare: garantire un quadro normativo stabile, accelerare le autorizzazioni e risolvere definitivamente il nodo delle aree idonee con un approccio realmente espansivo e coerente con le potenzialità dei territori”.