La Sicilia peggiora mentre l’Italia migliora. È questo il dato che emerge con maggiore forza dall’ultimo monitoraggio dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering, elaborato sui dati Inail aggiornati al 30 aprile scorso. Se a livello nazionale gli infortuni mortali in luoghi di lavoro fanno registrare un calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nell’Isola la situazione prende una direzione opposta: cresce l’incidenza dei decessi e la Sicilia diventa la regione con il più alto indice di rischio del Paese. Un’inversione di tendenza che accende nuovamente i riflettori sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla necessità di rafforzare prevenzione, formazione e controlli.
Il confronto nell’ultimo biennio
Il confronto tra il 2025 e il 2026 è particolarmente significativo. Nei primi quattro mesi del 2025 la Sicilia occupava il sesto posto nella graduatoria nazionale con un indice di incidenza pari a 11,5 morti ogni milione di occupati e 17 decessi complessivi. Dodici mesi dopo il quadro peggiora sensibilmente: le vittime salgono a 22 e l’indice di incidenza raggiunge quota 14,8, facendo balzare la regione al primo posto assoluto in Italia. Si tratta di un incremento di oltre il 28% dell’indice di incidenza, mentre il numero dei lavoratori deceduti cresce di quasi il 30%. Il dato assume un peso ancora maggiore se confrontato con l’andamento nazionale. L’Italia, infatti, registra un miglioramento: le morti scendono da 211 a 196, con una diminuzione del 7,1%, mentre l’incidenza media nazionale passa da 8,8 a 8,1 morti ogni milione di occupati. In altre parole, il Paese nel suo complesso riduce il rischio, mentre la Sicilia lo aumenta in maniera significativa, allargando il divario con la media italiana.
La classifica per regioni
La classifica regionale evidenzia chiaramente il cambiamento degli equilibri. Nel 2025 il primato negativo apparteneva alla Basilicata, con un’incidenza di 30,5, seguita da Umbria (18,8), Trentino-Alto Adige (17,6), Valle d’Aosta (17,5) e Abruzzo (15,8), mentre la Sicilia era sesta. Nel 2026, invece, l’Isola sale in testa con 14,8 morti ogni milione di occupati, davanti a Liguria (12,3), Veneto (11,8), Puglia e Campania (entrambe 10,8). Dietro si collocano Molise (9,3), Toscana (9,0), Piemonte (8,6), Sardegna (8,4), Umbria (7,9), Lombardia (6,6), Emilia-Romagna (6,3), Marche (6,1), Lazio (5,3), Abruzzo (3,9), Friuli Venezia Giulia (3,8) e Calabria (3,6). Basilicata e Valle d’Aosta, che un anno prima occupavano le posizioni peggiori, nel 2026 non registrano alcun decesso in occasione di lavoro.
La differenza tra province in Sicilia
Ancora più eloquente è il confronto tra le province siciliane. Palermo è il caso più evidente: nel 2025 occupava il 27° posto nazionale con un indice di incidenza di 14,2 e 5 vittime; nel 2026 sale al quinto posto con un indice di 26,2 e ben 9 decessi, risultando una delle province più pericolose d’Italia per mortalità sul lavoro. Un balzo che rappresenta uno dei peggioramenti più marcati dell’intero panorama nazionale. Non è l’unico dato preoccupante. Enna entra all’11° posto nazionale con un indice di 21,1, Ragusa passa dal 22° al 13° posto con un’incidenza che cresce da 16,1 a 16,5, mentre Messina compare al 15° posto con un indice di 16 e Trapani al 17° con 15,3. Anche Catania rientra tra le province sopra la media nazionale con un indice di 11,8, piazzandosi al 27° posto. Più incoraggiante, invece, il dato di Siracusa: dopo essere stata nel 2025 la provincia con l’incidenza più elevata d’Italia, con 50,6 morti ogni milione di occupati e sei vittime, nel 2026 scende al 40° posto con un indice di 8,1 e un solo decesso, tornando sostanzialmente in linea con la media nazionale. Anche Agrigento, presente nel 2025 tra le province ad alta incidenza, non compare più nelle prime posizioni del 2026.
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