Dopo il caso Venezuela, un po’ ovunque si sono accesi i riflettori sul pericolo dei terremoti ed eventuali rischi legati alle nostre abitazioni (e non solo). In questo senso, ciò che è emerso da una ricerca di caratura nazionale è senza dubbio preoccupante per la Sicilia. Secondo quanto spiegano gli esperti infatti, nell’Isola 9 edifici su 10 sono a rischio in caso di un forte terremoto, dalla potenza simile a quello avvenuto in Venezuela nei giorni scorsi, da ML 7.5 nel suo apice.
In sostanza, almeno il 30% dell’edilizia locale sarebbe stata costruita senza alcun criterio sismico, con un altro forte 50% a norma ma ormai superate e non in grado di garantire la resistenza in caso di sisma di tale portata. Dal 2003 a oggi, solo il 10% è stato dunque adeguato a misura, secondo le esigenze attuali in alcuni casi (anche se non totalmente), con maggiore impatto e regolarità su scuole e ospedali.
Non solo la Sicilia, il rischio crollo è presente in buona parte del sud Italia
Nel resto d’Italia, il ridotto isolamento sismico lontano dalle più recenti norme di adeguamento edilizio viene riscontrato anche in Calabria e Campania, così come nelle zone dell’Appennino.
Come è emerso, il rischio maggiore riguarda gli edifici in cemento armato costruiti soprattutto dagli anni sessanta in avanti. Secondo gli esperti, questi vecchi edifici – in caso di terremoti da una potenza simile a quella del Venezuela, da 7.5 di ML – potrebbero crollare su sé stessi (un po’ come successo a L’Aquila negli anni precedenti).
Per decenni infatti, sono state realizzate delle costruzioni con dei pilastri abbastanza sottili, più leggeri delle travi e per cui, al registrarsi di un sisma molto importante, i pilastri possono cedere, il solaio perde il sostegno e l’edificio crolla al suolo. Insomma, una situazione certamente ad alto rischio in Sicilia ma in buona parte della Penisola.
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