Sicilia, il sale che “produce” turismo: gli imprenditori pronti alla sfida - QdS

Sicilia, il sale che “produce” turismo: gli imprenditori pronti alla sfida

Vito Manca

Sicilia, il sale che “produce” turismo: gli imprenditori pronti alla sfida

venerdì 23 Settembre 2022 - 08:45

Il salto di qualità della salina marsalese che apre ai visitatori i quali “partecipano” alla raccolta. La strada da imboccare è quella della sostenibilità: ecoturismo e “birdwatching”

TRAPANI – La certificazione è di qualità: “La sola produzione di sale non è più redditizia”. L’ha detto a chiare lettere Antonio D’Alì Staiti della “Sosalt spa” – azienda leader del settore – aprendo i lavori del workshop del progetto “Mediterranean Artisanal Salinas”, un simposio sul sale che si è svolto al mulino “Ettore Infersa” di Marsala. Un’occasione per mettere a confronto le esperienze delle saline artigianali in una dimensione internazionale, confrontandosi con operatori del Libano, ma anche di Spagna e Tunisia.

Uno studio durato due anni, con l’obiettivo di indicare una nuova strada per il sistema produttivo del sale. E la strada c’è e va seguita con una strategia. Il presidente della “Sosalt spa” Giacomo D’Alì Staiti ha voluto mettere le cose in ordine: “Gli alti costi di raccolta e la mancanza di manodopera pesano sulla produzione del sale marino, ma è necessario non far morire quest’attività e le stesse saline, che riqualificano un territorio e lo arricchiscono anche da un punto di vista storico e culturale”.

Il mercato però ha le sue regole e le aziende possono andare avanti soltanto se hanno i conti in equilibrio. È questo il punto che è ormai un nodo da sciogliere ed in fretta. I numeri dicono che nelle saline medio-grandi viene prodotto il 30% del sale che finisce sulle tavole di tutto il mondo, mentre il 70% arriva dalle miniere. La soluzione per invertire la tendenza negativa rimanda ad un’intesa con il turismo sostenibile. Un’intesa che deve essere costruita con i progetti. Ne sono già stati finanziati 15 pilota nelle saline del Mediterraneo. Un investimento di 480 mila euro che ha consentito d’intervenire su due saline italiane, a Marsala e Cervia, in tutto 60 mila euro, in 6 saline del Libano, in 3 della Tunisia (180 mila euro) ed in 4 della Spagna (180 mila euro). Nella marsalese “Ettore Infersa” è stata recuperata la “Traversata a mare”. Si tratta dell’argine esterno della salina che è stato ripristinato utilizzando i conci di tufo antichi. Ancora Antonio D’Alì Staiti: “La zona in questione è stata ora inserita in un percorso ecoturistico da fare a piedi e ci consentirà, in futuro, di promuovere attività di birdwatching”. C’è chi su questo fronte è qualche passo avanti. La salina “La Esperanza”, nella città spagnola di Cadiz ha aperto la strada al birdwatching da qualche anno.

Nulla d’improvvisato, nessuna forzatura. Non a caso, durante i lavori del workshop, il progetto è stato illustrato da Alejandro Perez dell’Università di Cadiz. C’è infatti la collaborazione dell’Ateneo alla base del via libera al recupero dell’area, circa 33 anni fa, ed al sistema di osservazione degli uccelli, operativo da 17 anni. Un’esperienza concreta e vincente che può fare da apripista per le saline che intendono giocarsi la carta turismo. La salina marsalese, in attesa di un ulteriore salto di qualità, ha risposto alle esigenze di mercato aprendo all’attività di saliturismo: turisti e visitatori in primo piano. Possono infatti trasformarsi, per un giorno, in salinari e partecipare alla raccolta. Quest’anno è stato introdotto un ulteriore elemento di novità più che mai suggestivo perché la raccolta è stata fatta di notte, con i colori unici che l’area riesce a regalare ed a concentrare in un ambiente che rimane unico.

L’apertura al turismo sostenibile della salina marsalese si sta sviluppando anche con la possibilità d’immergersi nelle vasche e l’opportunità di seguire un percorso di benessere e con la postilla di essere in uno dei luoghi più interessanti e fotografati della Sicilia. Il professor Perez l’ha sottolineato più volte. Gli interventi nella salina di Cadiz, con le attività collaterali e di ecoturismo hanno consentito all’impianto di “essere assolutamente redditizio”. Ed ha poi aggiunto che “i nidi di uccelli in salina sono passati da 50 a 500”. Il modello Cadiz è dunque lì a testimoniare che la sfida può essere affrontata e soprattutto può essere vinta. Gli imprenditori del sale non sono soli in quest’opera di rilancio. Le associazioni sono dalla loro parte, come la Società Italiana di Geologia Ambientale. Il suo consigliere Girolamo Culmone ha indicato l’obiettivo da raggiungere: “Le saline Ettore Infersa sono un habitat straordinario per molti uccelli migratori che attraversano il Mediterraneo, quindi un terreno fertile per sviluppare l’attività di birdwatching. Mantenere in vita questi impianti deve essere la strategia comune d’istituzioni e privati”.

Le saline “Ettore Infersa” hanno di fronte l’isola di Mothia, seguono la storica “Via del Sale” e sono la porta d’ingresso alla Riserva Naturale (Trapani e Paceco) che è gestita dal WWF. Area protetta che tuttavia non può essere data per scontata. L’estate di fuoco l’ha infatti messa a dura prova. Il sindaco di Paceco Giuseppe Scarcella s’è fatto un’idea: “La strategia risiede nell’azione criminale fine a sé stessa, posta in essere da chi ha solamente voglia di alimentare tensioni. Tensioni che sono state provocate sia sul versante istituzionale, generando conflitti e dissapori tra gli enti preposti, sia sul piano della civile convivenza tra cittadini. La maggior parte di loro ha rispettato le mie ordinanze, in base alle quali sussisteva e sussiste il divieto di bruciare le stoppie e quant’altro da maggio fino a settembre”.

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