Sicilia tra siccità e alluvioni, Fazzini: "Non sarà inabitabile" - QdS

Sicilia stretta nella morsa siccità-alluvioni. “Ma non rischia di diventare inabitabile”

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Sicilia stretta nella morsa siccità-alluvioni. “Ma non rischia di diventare inabitabile”

Redazione  |
sabato 26 Novembre 2022 - 08:29

Il climatologo Massimiliano Fazzini spiega i cambiamenti climatici che stanno interessando in questi anni la Sicilia.

Fin qui la situazione generale, che non muta e anzi probabilmente si aggrava spostando l’attenzione sulla Sicilia. La nostra regione, per caratteristiche fisiche e naturali, è maggiormente esposta all’alterazione del clima. Alterazione che, inoltre, potrebbe pesare maggiormente anche da un punto di vista socio-economico. In questi anni, poi, sono stati dipinti diversi scenari “apocalittici”, anche in relazione all’innalzamento delle temperature e al rischio di desertificazione.

Scenari che vengono ridimensionati da Massimiliano Fazzini: “La Sicilia rischia di diventare inabitabile nel medio periodo? “No, assolutamente. L’estremizzazione va bene, ma non drammatizziamo oltre. Questa terra è, da sempre, caratterizzata da eccessi termici, soprattutto nelle sue aree interne, rispetto al territorio italiano. Certo, le ondate di calore diverranno più intense, ma il popolo siciliano è abituato a certi tipi di situazioni bioclimatologiche avverse”.

Piove di più, ma per meno giorni

“Sicuramente anche le colture, dal punto di vista agricolo, sopportano le temperature più elevate”. Esiste, tuttavia, una questione più urgente: “Il problema è più sentito – aggiunge – per ciò che concerne le precipitazioni. In realtà la Calabria e la Sicilia negli ultimi quindici anni hanno registrato un lieve aumento delle precipitazioni medie annue“.

Quindi piove di più, però piove per un numero di giorni molto inferiore rispetto a quello che si riscontrava un ventina d’anni fa. Per cui è evidente che l’estremizzazione pluviometrica sia spinta sulle estreme regioni meridionali in virtù, soprattutto, delle elevatissime temperature che il mare raggiunge nei mesi estivi e che poi mantiene – in virtù del suo potere termoregolatore – anche durante l’autunno. Proprio questa stagione, quindi, vede spesso protagonisti dei cicloni mediterranei particolarmente intensi e che spesso danno quantitativi di pioggia pari a metà della cumulata annua, concentrata però in 58-72 ore”.

Il problema aridità dei terreni

Da questi rilievi di carattere scientifico emerge, quindi, il fattore di rischio più grave per un settore, quello dell’agricoltura, che nella nostra isola ha un’importanza strategica. Il combinato disposto caldo siccitoso – bombe d’acqua, rappresenta infatti un colpo da K.O. “Il problema è proprio questo – spiega Fazzini – avere più pioggia non significa che il terreno non tenda poi a inaridirsi, tutt’altro. Gli effetti del dilavamento delle piogge intense porta via l’orizzonte A, cioè lo strato ricco di humus, ed è chiaro che sfavorisce ulteriormente la produzione agricola”.

Capitolo inondazioni

Altra problematica particolarmente sentita in aree come la Sicilia è quella delle inondazioni. Tema sul quale, il climatologo precisa: “Se studiamo i dati storici sul livello delle acque, relativamente al bacino mediterraneo, ci accorgiamo che c’è un evidente aumento. Aumento dovuto in parte allo scioglimento delle calotte artiche e in parte all’effetto sferico, derivante dall’aumento delle temperature. Più queste sono elevate, più l’acqua aumenta di densità e quindi ‘si gonfia’. Al momento, però, gli incrementi del livello medio mare non sono tali da poter rendere, a mio modesto parere, reali i calcoli di alcuni enti di ricerca che pronosticano l’aumento del livello delle acque fino ad un metro entro il 2050. Sono discorsi un po’ forzati nei modelli, io non faccio il modellista ma dico la mia”.

Una situazione, quindi, che nel medio periodo non appare drammatica, anche in considerazione di altri fenomeni naturali: “Negli ultimi 15 anni abbiamo avuto un costante aumento della pressione al suolo. Evidentemente se questa aumenta e insiste sul mare, ‘abbassa’ anche il livello medio marino. Questo è un segnale attenuante del livello medio marino, che altrimenti sarebbe più elevato di qualche centimetro. In natura dobbiamo considerare tutto, ed è giusto tenere in conto questo fenomeno”.

Elementi che portano Fazzini a concludere: “È vero che per le coste particolarmente piatte, con sistemi dunali in erosione e un entroterra sotto il livello del mare tale problematica c’è. Ma questa problematica esiste un po’ in tutta Italia, specialmente sull’alto Adriatico e in alcune zone del Tirreno. In sintesi è un problema comune, da affrontare in termini di adattamento, ma non è che tra dieci anni ci ritroveremo con città sommerse”.

Le rinnovabili in Sicilia

Fin qui le criticità, ma vogliamo anche menzionare le possibili soluzioni e le alternative per evitare scenari ben più tetri. Tornando all’argomento rinnovabili, rileviamo numeri significativi anche in Sicilia. A settembre 2022 erano 107 i progetti “isolani” censiti in Via nazionale e, soltanto in un caso, la procedura risultava conclusa. Ancora di più, 200, sono i progetti in attesa di autorizzazione da parte della commissione ViaVas regionale.

Secondo alcuni calcoli, se fossero sbloccate tutte le “pratiche” ferme al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, in Sicilia potrebbe essere installata una potenza di 9 GW. Sarebbe il primo passo verso una potenziale strategia vincente e coraggiosa, quella che renerebbe la nostra regione e in generale il Meridione, un vero e proprio hub delle rinnovabili.

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