Altre 120mila tonnellate di spazzatura per stabilizzare la vasca ed evitare che si accumuli acqua lì dove non dovrebbe essercene. Oltre un decennio dopo dall’ultimo deposito di rifiuti, la discarica di Grotte San Giorgio, di proprietà di Sicula Trasporti, potrebbe riprendere le attività. A chiederlo sono stati gli amministratori giudiziari della società che nel 2020 è stata sequestrata agli imprenditori Antonello e Salvatore Leonardi, arrestati – e successivamente condannati in un processo che deve ancora arrivare a sentenza definitiva – nel blitz Mazzetta Sicula. Il progetto è stato presentato alla Regione e riguarda la riprofilatura del sito che si trova al confine tra Catania e Lentini. Adesso passerà sul tavolo della commissione tecnica-specialistica che dovrà valutare se la proposta avrà un impatto ambientale positivo, come assicurato dalla società, o se invece rischia di comportare ricadute negative.
Spazi da colmare
Per Sicula Trasporti, la discarica chiusa nel 2015, spostando le attività nel vicino sito di Codadivolpe a propria volta saturato nel 2023, dovrebbe riaprire i battenti per dieci mesi. Questo il tempo necessario, considerando un flusso mensile di 12mila tonnellate, per ottenere una nuova profilatura del sito di abbancamento. All’origine del progetto c’è stato un fenomeno imprevisto: nella parte sommitale della discarica i rifiuti hanno creato un avvallamento, che ne comprometterebbe di fatto la stabilità. “Vi sono stati notevoli assestamenti, con conseguenziali abbassamenti dell’ordine di metri, rispetto la sezione volumetrica autorizzata”, si legge nella relazione tecnica che accompagna il progetto presentato alla Regione.
Nello specifico il cedimento è stato quantificato in sei metri di profondità che, in termini volumetrici, significano circa 98mila metri cubi. “La finalità è quella di garantire un normale deflusso delle acque meteoriche che allo stato attuale non sarebbe possibile. Infatti, come si evince dal rilievo topografico effettuato – prosegue il documento – in tutta la porzione planimetrica di discarica autorizzata si è avuto un abbassamento rispetto ai costoni perimetrali, il che ha di fatto realizzato quasi un bacino di raccolta delle acque meteoriche”.
Il progettista di Oikos
A firmare il progetto è Claudio Giunta, professionista che da oltre quindici anni lavora per Oikos, la società della famiglia Proto che è proprietaria delle discariche tra Misterbianco e Motta Sant’Anastasia e per le quali negli ultimi mesi sono stati presentati progetti riguardanti una ripresa delle attività – per gli impianti di contrada di Tiritì, da anni fermi – e per depositare, in contrada Valanghe d’Inverno, un quantitativo extra di rifiuti rispetto a quello autorizzato. In quest’ultimo caso, il progetto non è stato elaborato da Giunta.
Il proposito di utilizzare rifiuti per colmare l’avvallamento a Grotte San Giorgio è così spiegato: “È improponibile porre uno strato di sei metri di materiale naturale che graverebbe negativamente sul corpo dei rifiuti abbancati per l’eccessivo peso”. A ciò si aggiunge un’altra considerazione: l’opzione rifiuti “darebbe un notevole vantaggio ambientale legato al non reperimento, e quindi consumo, di terreno naturale”.
Ma c’è di più. Per Sicula Trasporti, ottenere il via libera alla riapertura dei cancelli rappresenterebbe un vantaggio anche per i Comuni, e di conseguenza per i cittadini, in termini di riduzione dei costi di conferimento della spazzatura. “Si assolverebbe anche una finalità di tipo sociale, seppur limitata nel tempo, che consiste nella possibilità di far risparmiare alla collettività l’elevato costo della attuale Tari dovuto alla spedizione all’estero del rifiuto non riciclabile per mancanza di discariche”, è la riflessione che viene fatta.
Il materiale di copertura
Autorizzata in origine per un milione di metri cubi, la discarica di Grotte San Giorgio copre una superficie di circa 35mila metri quadrati e ha iniziato a ricevere rifiuti nel 2013. L’anno successivo la Regione autorizzò un ampliamento per un decimo della capacità. Era l’era in cui lo smaltimento della spazzatura avveniva in Sicilia e l’isola si trovava periodicamente alle prese con crisi igieniche-sanitarie.
“Attualmente è dotata di copertura provvisoria realizzata con teli in Hdpe (polietilene ad alta densità, ndr)”, viene spiegato nella relazione. Il progetto prevede anche una modifica delle modalità con cui dovrà essere effettuato il capping, ovvero la copertura definitiva. In particolare si chiede di poter utilizzare materiali geosintetici anziché terreni naturali.
“L’impiego dei geosintetici – si legge – assicura i seguenti vantaggi: ridurre lo spessore finale (e quindi l’altezza finale della discarica) della stratigrafia di copertura; ridurre il carico sul corpo rifiuti a favore della stabilità complessiva del corpo di discarica; ridurre l’approvvigionamento di inerti e di argille alleggerendo la pressione sulle cave di prestito; ridurre il trasporto di inerti e di argille dalle cave di prestito all’impianto di discarica alleggerendo la pressione sulla rete viaria locale in termini di usura e di inquinamento; ridurre i tempi necessari al completamento dell’opera”. Per quanto riguarda invece l’argine di fondo, il progetto di Sicula Trasporti prevede l’utilizzo di un materiale geocomposito sugli attuali teli, per poi fare attecchire distese di unghia di gatto: “Un vigoroso rampicante sempreverde, originario delle foreste tropicali dal Messico all’Argentina”.
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