Sindaci “disarcionati” contro il 5G, il Governo Draghi punta sul Pnrr - QdS

Sindaci “disarcionati” contro il 5G, il Governo Draghi punta sul Pnrr

Paola Giordano

Sindaci “disarcionati” contro il 5G, il Governo Draghi punta sul Pnrr

mercoledì 10 Marzo 2021 - 00:00

Lo sviluppo della nuova tecnologia inserita nel Programma nazionale di ripresa e resilienza. Con la legge 120/2020 posto un freno alle ordinanze “blocca-antenne” dei primi cittadini

ROMA – Spazio anche per il 5G nel Programma nazionale di ripresa e resilienza che il neo governo Draghi sta rimaneggiando in vista dell’imminente scadenza di aprile. “Nelle prossime settimane – ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, al Senato della Repubblica comunicando le dichiarazioni programmatiche del Governo – rafforzeremo la dimensione strategica del Programma, in particolare con riguardo agli obiettivi concernenti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G”.

Su quest’ultimo argomento il dibattito è ancora accesissimo. A destare preoccupazione sono gli eventuali rischi per la nostra salute connessi alle emissioni elettromagnetiche del 5G, che – va detto – viaggia sulle bande di frequenze dei 700 MHz (ma solo da luglio 2022, perché fino ad allora le frequenze continueranno ad essere assegnate al broadcast radiotelevisivo) e dei 3,7 GHz. Per un confronto, il 4G – l’attuale gold standard delle connessioni cellulari – sfrutta le bande degli 800 MHz e 2,6 GHz, mentre il WiFi usa i 2,4 GHz e 5 GHz.

Ciò che è poco noto del 5G è una delle caratteristiche tecniche più interessanti del 5G, il “beamforming”, letteralmente la “formazione di un fascio”, tecnologia grazie alla quale si riesce a irradiare potenza solo verso le zone in cui serve, quindi solo dove si sta facendo uso attivo del cellulare. Se il cellulare è in standby, in quella zona non si irradierà potenza e quindi non si verrà irradiati dalle onde.

A fugare i dubbi sui pericoli della tecnologia 5G per la salute umana è l’Istituto superiore di sanità secondo cui gli unici effetti accertati dalla ricerca scientifica sono quelli “a breve termine, di natura termica”.

L’energia elettromagnetica assorbita dai tessuti del corpo umano viene convertita in calore provocando un aumento della temperatura del corpo, generalizzato o localizzato a seconda delle modalità di esposizione. L’entità di questo aumento di temperatura dipende dai meccanismi di termoregolazione corporea (aumento della circolazione sanguigna, sudorazione o respirazione accelerata) che rallentano il processo di riscaldamento e limitano la temperatura a cui si stabilisce l’equilibrio termico.

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, inoltre, ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza soltanto come “possibilmente cancerogeni per gli esseri umani” (gruppo 2B), alla stregua dell’aloe vera e dell’acido caffeico, e non come “probabilmente cancerogeni per gli esseri umani” (gruppo 2A), né come “cancerogeni per gli esseri umani” (gruppo 1).

Nei mesi scorsi però tanti Comuni isolani – e non solo – hanno detto no all’installazione delle antenne 5G nel proprio territorio, appellandosi al principio di precauzione comunitario. Di fronte al moltiplicarsi delle ordinanze sindacali il Decreto Semplificazioni dello scorso 16 luglio, coordinato con la legge di conversione n. 120 dell’11 settembre 2020, ha posto un freno ai sindaci, specificando che spetta allo Stato intervenire sulla materia.

L’art. 38 del Titolo IV, Capo I, recita infatti: “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell’articolo 4”.

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