No del Consiglio al Consuntivo 2018, si va verso lo scioglimento - QdS

No del Consiglio al Consuntivo 2018, si va verso lo scioglimento

Oriana Gionfriddo

No del Consiglio al Consuntivo 2018, si va verso lo scioglimento

martedì 12 Novembre 2019 - 00:00
No del Consiglio al Consuntivo 2018, si va verso lo scioglimento

Diciassette i consiglieri presenti, cinque hanno votato sì, undici no, astenuta la presidente. Per salvare il salvabile si pensa a una riconvocazione d’urgenza inserendo un emendamento

SIRACUSA – Tensioni, scontri ed infine la disperazione. Questa l’atmosfera che venerdì sera si respirava all’Urban center dove si è riunito il Consiglio comunale che da adesso in poi non esiste più. È proprio così, il Consiglio comunale verrà sciolto perchè ha votato No al bilancio consuntivo 2018.

In aula ci sono 17 consiglieri presenti, il numero legale c’è: in 5 votano sì, 11 votano no, la presidente si astiene. Il bilancio consuntivo 2018 non è approvato, il consiglio decade così come previsto dalla legge: “Il consiglio inadempiente viene sciolto e rimane sospeso nelle more della definizione della procedura di applicazione della sanzione dello scioglimento” – si legge all’articolo 109 bis dell’Ordinamento amministrativo degli enti locali.

Adesso il commissario nominato ad acta provvederà, in via sostitutiva, a dare il via libera al documento. E’ bene sottolineare che rimane in carica il sindaco Francesco Italia e la sua Giunta.

Per cercare la salvezza pare che ci sia in atto un tentativo di riconvocare il Consiglio comunale entro i termini (il 13 novembre) e rimettere all’ordine del giorno l’approvazione del consuntivo.

Il problema è che per tornare in Aula d’urgenza bisogna che le condizioni cambino, e quindi bisogna che si presenti un emendamento. Qui si pongono due temi: il primo è quello dei tempi perchè ci sono dei tempi tecnici per presentare emendamento e tornare in Aula, e poi si pone il tema della credibilità di un Consiglio comunale che dopo poche ore torna in Aula e potrebbe “cambiare idea” su un documento votato e bocciato con tutti i crismi in Aula, visto e considerato che il numero legale c’era. Una mossa, insomma, ai limiti del regolamento.

In Aula a relazionare sul consuntivo il ragioniere generale, Giorgio Giannì. Le entrate complessive, tra tributi e trasferimenti, ammonta a 131 milioni. Con tale somma, si è fatto fronte a 96 milioni di spesa corrente e al recupero di un disavanzo di amministrazione di 686 mila euro; inoltre sono stati spesi 5,2 milioni per mutui. Alla fine, incassi e pagamenti risultano perfettamente bilanciati con la nota positiva di avere leggermente ridotto il ricorso alle anticipazioni di tesoreria rispetto al 2017.

Per quanto concerne il capitolo dei residui, quelli passivi ammontano a 58 milioni e quelli attivi a 134, 59 milioni dei quali, però, sono di dubbia esigibilità e iscritti in un apposito capitolo. Altri somme prudenziali accantonate sono: 4,5 milioni per anticipazione di liquidità; 4,4 per debiti fuori bilancio, 100 mila euro per le società partecipate e 2,73 milioni per altri fondi. Inoltre, ammontano a 12,1 milioni le somme in entrata il cui utilizzo è vincolato a precise destinazioni, ma di queste, a causa della situazione contabile dell’Ente, se ne possono utilizzare 2,5 milioni. Infine, il disavanzo complessivo ammonta a 17,5 milioni ed è in linea con il piano di ammortamento trentennale dichiarato e applicato a partire dal 2015.

Twitter: @OrianaGionfridd

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