Siracusa

Siracusa, il servizio idrico potrebbe andare ai privati che operano a Enna ed entreranno a Catania

Cinque mesi e tre sentenze dopo, la gara d’appalto per l’affidamento del servizio idrico in provincia di Siracusa ha mosso il primo passo. Nei giorni scorsi la commissione si è riunita per la prima volta partendo dal dato che era già stato acquisito a fine autunno: la presenza di un’unica offerta. “Entro il predetto termine ha presentato la domanda di partecipazione solo un operatore economico”, si legge nel verbale siglato da Rossana Manno, la segretaria generale del Comune di Catania nominata per l’occasione presidente dell’organismo che valuterà l’offerta. In ballo c’è una convenzione trentennale del valore di oltre un miliardo e duecento milioni di euro.

Chi sono i partecipanti

Al vaglio della commissione c’è la scelta l’individuazione del socio privato di Aretusacque, la società per azioni che diverrà gestore unico per i prossimi tre decenni e di cui i Comuni possederanno almeno il 51 per cento delle quote. Essendo arrivata una sola busta, l’attenzione è rivolta alla congruità, rispetto alle richieste del bando, dell’offerta presentata da Acea Molise e Cogen.

Nel primo caso si tratta di un’impresa della galassia di Acea Spa, la società pubblico-privata che per il 51 per cento è di Roma Capitale e le cui restanti azioni sono in mano ai privati tra cui – per il cinque per cento – il noto costruttore Francesco Gaetano Caltagirone. Acea Molise, la cui presidente del consiglio d’amministrazione è Maria Grazia Costa, si occupa del servizio idrico a Termoli, cittadina molisana di poco meno di 40mila abitanti, e del depuratore di Valmontone.

Iscriviti gratis al canale WhatsApp di QdS.it, news e aggiornamenti CLICCA QUI

L’anima di Cogen, invece, è tutta siciliana. Le quote sono divise in maniera equa tra Athena Gestioni e Infrastrutture e Fondachello Holding, dietro cui – come emerge dai documenti camerali – ci sono le famiglie Cassar e Zappalà.

Ai più attenti i due cognomi non suoneranno nuovi: il 73enne Sergio Cassar e il 54enne Mario Zappalà sono infatti, insieme a Oreste Virlinzi, i soci privati di Sie, la società che da anni attende di rilevare il servizio in provincia di Catania e che in questi mesi è al centro di un braccio di ferro con l’Assemblea territoriale idrica etnea in merito ai contenuti della convenzione. Cassar e la figlia Adriana hanno preso parte – in rappresentanza di Cogen – alla seduta di gara della scorsa settimana.

E se nella provincia etnea Cassar e Zappalà attendono che si sbrogli la matassa, le due famiglie da tanti anni sono protagoniste della gestione del servizio nell’Ennese. Qui, infatti, Cogen è il socio costruttore di Acquaenna, soggetto che dal 2004 si occupa delle reti idriche e dell’erogazione del servizio. Dall’anno scorso, la maggioranza delle quote di Acquaenna è in mano Ireti, società del gruppo Iren, il cui amministratore delegato è Gianni Vittorio Armani, in passato numero uno di Anas.

Lo stato dell’arte

Nel territorio di competenza di Aretusacque – i comuni della provincia a eccezione di Buscemi e Cassaro, che continueranno a gestire in proprio il servizio idrico – nel 2019 sono stati poco meno di 73 milioni i metri cubi di acqua prelevati. Di questi, l’89 per cento attraverso i pozzi mentre e il resto direttamente dalle fonti.

Nonostante il fabbisogno domestico netto sia stato quantificato in 170 litri al giorno per abitante e la dotazione lorda pro-capite si aggiri sui 512 litri al giorno, nel piano d’ambito dell’Ati si sottolinea come la resa di molti pozzi mostri una tendenza al decremento e le falde siano sfruttate anche da pozzi che vengono usati per fini industriali. “Il prelievo complessivo è superiore alla ricarica naturale cosicché la superficie piezometrica si è notevolmente abbassata negli ultimi decenni di oltre cento metri”, si legge nel documento. Nello stesso viene specificato che se “la normativa prevede un uso prioritario della risorsa idropotabile al settore civile rispetto a quello agricolo e industriale”, dai dati “è evidente come l’eccessivo sfruttamento dell’acquifero non sia strettamente legato ai prelievi acquedottistici ma a quelli di natura industriale i quali si attestano a valori comparabili a quelli del settore civile”.

Per quanto riguarda la consistenza della popolazione che dovrà essere servita da Aretusacque, al netto delle inevitabili fluttuazioni derivanti dai mutamenti sul piano demografico, ciò che si sa è che nel 2019 si aggirava intorno ai 390mila abitanti. Alla società spetterà anche il compito di servire l’area industriale, compreso il servizio di collettamento fognario e depurativo dei comuni di Melilli e Priolo Gargallo di cui finora si è occupata la società Ias. Quest’ultima, invece, rimarrà invece il soggetto a cui fa capo il servizio di depurazione del polo industriale.

Chi si oppone

“Il procedimento in atto è di fatto una privatizzazione della gestione dell’acqua che l’Onu ha definito risorsa vitale per la pace e la coesione sociale e che rischia di diventare merce che crea disuguaglianze e conflitti come il petrolio”. A parlare al Qds è il coordinatore del comitato Acqua Bene Comune di Siracusa, Alessandro Acquaviva. Gli attivisti contestano la scelta dell’Ati di optare per una gestione mista pubblico-privata. “La posta in gioco è un piano di investimenti da 400 milioni per opere sulla rete idrica e fognaria. Tali opere sono quasi totalmente finanziate dai cittadini, attraverso le bollette e i fondi pubblici stanziati dall’Ue. Solo una minima parte – continua Acquaviva – sarà finanziata da un’anticipazione di cassa del gestore privato ma che sarà restituita allo stesso con gli interessi”. Il timore, a Siracusa come in ogni altro luogo in cui nel servizio idrico si fanno strada i privati, è che le bollette possano registrare sensibili aumenti: “A pagare saranno sempre gli utenti con la tariffa che contempla anche il profitto da riconoscere al gestore”. Il pensiero del comitato va anche al tema della gestione delle risorse economiche: “Per quanto il 51 per cento di Aretusacque sarà in mano ai Comuni, la società avrà una guida privata e ciò potrà determinare minore trasparenza sulla pubblicità degli atti”.

A riguardo, nel 2019, il Tar del Lazio ha chiarito che per stabilire che “l’effettivo controllo sia in mano pubblica” non è sufficiente disporre della maggioranza delle quote.

I ricorsi non accolti

Nei mesci scorsi, a sperare che la partita riguardante la gara d’appalto da 1,2 miliardi si riaprisse sono state le società Suez International S.a.s, Depuración De Aguas De Mediterráneo e Ireti (la società che con Cogen detiene larga parte del capitale di Acquaenna). Con altrettanti ricorsi, hanno contestato una serie di presunte criticità relative alla gara, tra cui i tempi concessi – poi soggetti a più di una proroga e il cui termine infine è stato fissato al 13 novembre – per presentare l’offerta. La seconda sezione del Tar di Catania, tuttavia, tra gennaio e febbraio ha dato ragione sempre ragione all’Assemblea territoriale idrica aretusea.

Credit foto: Imani