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Siti: Prevenzione vaccinale tra innovazione, equità e fiducia

Siti: Prevenzione vaccinale tra innovazione, equità e fiducia

Ruolo chiave degli igienisti per mettere tutti nelle condizioni di vaccinarsi

Roma, 22 ott. (askanews) – Al Congresso Nazionale della Società Italiana d’Igiene (SItI) si parla del futuro della prevenzione vaccinale. Non bisogna soltanto capire le motivazioni dietro l’esitazione e recuperare la fiducia, ma anche programmare l’equità, identificando chi resta escluso, comprenderne le barriere e portare l’offerta dove il bisogno è maggiore. Dopo la cerimonia di apertura, tenutasi ieri presso il Teatro “Carlo Felice” di Genova, cominciano oggi i lavori del 59° Congresso Nazionale della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) presso i Magazzini del Cotone.

L’attenzione degli Esperti, si legge in una nota, si focalizza subito sulla prevenzione vaccinale – dove i vaccini sono ritenuti uno degli strumenti più solidi e sostenibili per la tutela della salute collettiva – e sulla ricerca ed innovazione a salvaguardia della prevenzione.

La campagna di vaccinazione antinfluenzale, partita ufficialmente il 1° Ottobre scorso, è ormai entrata nel vivo con quasi tutte le Regioni che hanno scelto di dare la priorità agli Operatori sanitari, ai soggetti fragili (compresi caregiver e famigliari che se ne prendono cura) e bambini piccoli. In Liguria, per esempio, le prime vaccinazioni – per gli operatori sanitari, i più piccoli, gli Over 60 e tutte le persone a rischio – sono state somministrate alla fine di Settembre, mentre le immunizzazioni generali partiranno il 15 Novembre. Secondo quanto riportato dalla rivista scientifica Nature, negli Stati Uniti si è registrato un incremento anomalo di casi di influenza così come in Gran Bretagna: dagli ultimi dati della Health Security Agency d’Oltremanica, infatti, il 6.5% dei campioni analizzati dai laboratori sono risultati positivi ai virus.

Proprio su questi temi sono in corso le discussioni all’interno della Sessione Plenaria “Immaginare il futuro della prevenzione vaccinale: innovazione, equità e fiducia nella Sanità Pubblica glocale”. Uno dei primi interventi ha riguardato l’esitazione vaccinale e, in particolare, come cambiano le resistenze quando non sono più ideologiche.

“Quando togliamo spazio alla prevenzione, facciamo largo alle malattie e non possiamo permettercelo – afferma il Dr. Daniel Fiacchini, componente Giunta Esecutiva della Società Italiana d’Igiene (SItI) e Dirigente Medico AST Ancona – Una dose di vaccino mancata non è una diagnosi di rifiuto. Dietro lo stesso dato possono esserci sì rifiuti, ma anche dubbi, preoccupazioni, rinvii o difficoltà di accesso: problemi diversi che richiedono risposte diverse, molto spesso personalizzate. Se la sfiducia nei vaccini diventa la norma sociale, lasciamo spazio alle malattie infettive, che talvolta colpiscono in maniera pesante. Lo abbiamo visto, recentemente, a Palermo, con la Difterite, una malattia che non abbiamo eliminato, ma tenuto sotto controllo con coperture vaccinali adeguate. Fino a quando non accade che le coperture vaccinali si abbassano e diveniamo testimoni del riemergere di malattie che pensavamo relegate al passato”.

Dalle discussioni è emerso anche che, negli ultimi anni, in Italia, si è registrata una crescente sfiducia nelle Istituzioni, tanto che qualcuno ha cominciato a parlare di “esitazione istituzionale”. A supporto di ciò vengono incontro i dati 2024-2025 contro l’influenza: nel nostro Paese si è vaccinato solo il 52.5% degli Over65, con quasi un anziano su 2 rimasto senza “copertura” offerta dalla vaccinazione. Per l’HPV, inoltre, a fine 2024, tra i nati nel 2012 aveva completato il ciclo vaccinale solo il 51.2% delle ragazze ed il 44.6% dei ragazzi: raggiungendo il 90% si eliminerebbe il cancro alla cervice uterina, eppure la prevenzione perde terreno. Nel 2024, infine, la prima dose contro il morbillo a 24 mesi ha raggiunto il 94.8%, una media che nasconde coperture regionali molto variabili (dall’88% al 98%) eppure se ovunque si raggiungesse il 95% di copertura, si arriverebbe all’eliminazione della malattia.

“Le coperture vaccinali ci dicono quanti mancano l’appuntamento con le vaccinazioni ma, in nessun modo, ci raccontano le motivazioni delle mancate vaccinazioni, che vanno opportunamente indagate. Si possono sviluppare i migliori vaccini del mondo, ma se non vengono raccomandati e spiegati ai cittadini non potranno produrre alcun beneficio per la salute pubblica. Il compito dell’Igienista, quindi, è capire dove si interrompe il percorso. Ascoltare chi dubita, richiamare chi rinvia e rimuovere gli ostacoli per chi vorrebbe vaccinarsi. Il successo è recuperare fiducia e mettere concretamente tutti nelle condizioni di vaccinarsi” conclude il Dr. Daniel Fiacchini.

Dall’esitazione vaccinale l’attenzione si sposta su come programmare l’equità vaccinale per “prevenire meglio”. L’equità non è un problema soltanto italiano, ma riguarda tutta l’Europa: deve diventare un criterio concreto di programmazione e, quindi, è fondamentale identificare chi resta escluso, comprenderne le barriere e portare l’offerta dove il bisogno è maggiore.

“Offrire a tutti la stessa prevenzione non significa raggiungere tutti: l’universalismo formale non basta – dichiara il Prof. Filippo Ansaldi, componente del Gruppo di Lavoro ‘Direzione medica e management’ della Società Italiana d’Igiene e docente d’Igiene gen. e appl. presso l’Università degli Studi di Genova – Il luogo in cui si vive condiziona ancora la probabilità di vaccinarsi, aderire agli screening e ricevere una diagnosi tempestiva. A livello nazionale, per la coorte femminile 2012, la copertura HPV oscilla tra il 41% e l’85% nelle diverse Regioni. In Liguria, tra i Comuni con più di 2.500 abitanti, la copertura con almeno una dose di vaccino HPV nelle giovani donne varia dal 37% all’86%: un divario di 49 punti percentuali all’interno dello stesso sistema sanitario, ma differenze simili si osservano in tutte le Regioni. Uno studio pilota ligure sul carcinoma colorettale, inoltre, mostra differenze tra territori legate alle condizioni socio-economiche ancora più rilevanti: nelle aree più deprivate, i pazienti esclusi dall’intervento chirurgico sono il 16%, contro il 5% delle zone meno deprivate: una differenza del 300%. Il problema, però, riguarda tutta l’Europa. L’equità deve diventare un criterio concreto di programmazione: bisogna identificare chi resta escluso, comprenderne le barriere e portare l’offerta dove il bisogno è maggiore. Servono sistemi informativi capaci di collegare dati sanitari e determinanti sociali fino al livello di quartiere e Comune, così da riallocare risorse e misurare la riduzione dei divari. È la direzione indicata dal Piano socio-sanitario integrato della Liguria 2026-2030. L’equità è disegno e programmazione, non compensazione: la sanità pubblica deve essere valutata anche in base a chi riesce finalmente a raggiungere”.