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Slow Food Italia a R. Liguria: tutelare pecora Brigasca e pascoli

Slow Food Italia a R. Liguria: tutelare pecora Brigasca e pascoli

Ultimo pastore ha perso assegnazione del pascolo

Roma, 6 lug. (askanews) – Con una lettera indirizzata al Comune di Triora (Imperia), al Parco delle Alpi Liguri e all’Assessore regionale all’Agricoltura Piana, Slow Food Italia sollecita le istituzioni a trovare una soluzione e intervenire a supporto della pastorizia sull’Appennino Ligure e in particolare della pecora Brigasca, presidio Slow Food, di cui l’allevatore Aldo Lo Manto, rappresenta l’ultimo pastore.

La vicenda riguarda il pascolo nel territorio comunale di Triora (in provincia di Imperia), dove da diciannove anni consecutivi Lo Manto, residente ad Albenga, porta d’estate i suoi animali. Nelle scorse settimane, quel pascolo è stato assegnato, ai sensi della normativa sugli usi civici, che privilegiano gli allevatori locali, a una allevatrice di vacche residente nel territorio comunale di Triora. Tuttavia, le caratteristiche del terreno, un pascolo particolarmente scosceso, lo rendono più adatto all’allevamento di ovicaprini che di bovini.

Nei giorni scorsi, grazie a una proroga fino al 31 maggio del prossimo anno, Lo Manto si è visto confermato il diritto di portare i suoi animali nel pascolo di Triora. Tra undici mesi, però, il problema si ripresenterà. Per questo motivo Slow Food Italia ha inviato una lettera al sindaco del Comune di Triora, all’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Liguria e al presidente del Parco delle Alpi Liguri nella quale si esorta a trovare una soluzione che consenta a Lo Manto di poter contare su un pascolo estivo stabile per la sua attività.

Questo caso è emblematico delle difficoltà vissute da altri pastori delle aree interne liguri, e non solo. Nell’Anno Internazionale dei Pascoli e i Pastori, proclamato dalle Nazioni Unite e dalla FAO per valorizzare il ruolo cruciale della pastorizia per la biodiversità, la sicurezza alimentare e la lotta al cambiamento climatico, questa vicenda, sottolinea Slow Food Italia, richiama le istituzioni a una maggiore attenzione nei confronti di chi con il proprio lavoro garantisce la conservazione in equilibrio delle aree interne.

In questo caso c’è inoltre un elemento in più da considerare: la razza Brigasca, di cui in Liguria rimangono solamente circa 1500 esemplari, è iscritta all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare del Masaf, in quanto “razza a rischio di estinzione o erosione genetica”. Lo Manto è l’allevatore che ha più capi di Brigasca, circa un migliaio: d’estate ne porta 500 in alpeggio a Triora, insieme a circa 200 capre, mentre un’altra parte del suo gregge pascola nella vicina Briga Alta, comune piemontese in provincia di Cuneo. I suoi alpeggi non hanno un laboratorio di caseificazione, quindi in estate Lo Manto porta quotidianamente il latte appena munto nel suo laboratorio di Albenga, dove produce tome, giuncata, altre tipologie di pecorini e brus.