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Stabile Catania, firme contro la direttrice Laura Sicignano

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Stabile Catania, firme contro la direttrice Laura Sicignano

giovedì 14 Gennaio 2021 - 07:15
Stabile Catania, firme contro la direttrice Laura Sicignano

Baudo, Gullotta, Musumeci, Pattavina, Bernardi, Calenda e tanti altri per le sue "parole offensive e vergognose" piene di "rozzezza e arroganza" contro il teatro e i teatranti etnei. La "Papessa" GUARDA IL FILMATO

“Sconcerto per le parole offensive e vergognose con le quali la direttrice artistica del Teatro Stabile di Catania Laura Sicignano ha voluto etichettare i catanesi definendoli ‘estremamente espansivi, cerimoniosi, a volte chiacchieroni’, dove nell’avverbio ‘estremamente’ è racchiuso tutto il fastidio per i suddetti comportamenti”, è stato espresso dagli oltre trenta firmatari di una nota su un’intervista rilasciata dalla Sicignano al Corriere della Sera.

Tra i firmatari personalità di altissimo livello nel campo della cultura e che hanno fatto la storia del Teatro Stabile di Catania, tra cui Pippo Baudo, Leo Gullotta, Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Romano Bernardi e Antonio Calenda.

Per i firmatari la direttrice “sembra ignorare storia e valore dello Stabile etneo” e “riprende, così, lo stereotipo dei meridionali perditempo e ‘chiacchieroni’ che non badano all’essenzialità come invece dice di fare lei: insomma il solito luogo comune dei settentrionali efficienti, al contrario dei meridionali pigri e indolenti, ma soprattutto incapaci, evocando strumentalmente il ‘gattopardismo’”.

“È davvero incredibile – prosegue la nota – che una persona che ricopre un ruolo pubblico possa fare dichiarazioni di una rozzezza e di una arroganza simili e non si può accettare l’abitudine costante della Sicignano di sminuire o addirittura demolire quanto è stato fatto prima del suo arrivo”.

“Bisognava aspettare una ‘continentale’ – scrivono i firmatari – per scoprire che i sessant’anni di storia gloriosa dello Stabile non valevano niente e che solo negli ultimi tre anni, quelli della sua direzione, sono stati rivoluzionati tutti i canoni estetica”.

“Un’ultima notazione – concludono i firmatari – va fatta sul risanamento finanziario del teatro, merito che la direttrice si attribuisce impropriamente dal momento che la ristrutturazione del debito è stata realizzata molto prima della sua nomina. Com’è possibile che la stessa diffami così il teatro che è stata chiamata a dirigere e la città che la ospita? O la Sicignano non conosce la storia dello Stabile di Catania o la vuole fare dimenticare. In entrambi i casi il risultato è assolutamente allarmante”.

La satira della “Papessa” sul web

Tra le firmatarie della nota anche l’attrice Carmela Buffa Calleo che, su Facebook, ha proposto un ironico racconto della vicenda che ha avuto migliaia di visualizzazioni e che ha scatenato una valanga di commenti, unanimi, nei confronti della Sicignano.
E si è schierato contro di lei la maggioranza di coloro i quali hanno fatto grande il Teatro Stabile di Catania.

Altre reazioni nei confronti della Sicignano

Le reazioni nei confronti della Sicignano vanno montando in città da parecchi giorni ormai.

Nei giorni scorsi è circolata una lettera aperta a lei indirizzata dall’ex vicepresidente dello Stabile, Ersilia Saverino, nel suo ruolo di presidente dell’Assemblea provinciale del Pd catanese, e da Camillo Sanguedolce, responsabile del Circolo dem etneo Cultura e Società.

Nella lettera si legge, tra l’altro, “Siamo gattopardeschi perché vorremmo conservare la nostra identità, un’identità culturale millenaria, e siamo gattopardeschi perché abbiamo l’ardire di pensare che si possa conservare tutto questo aspirando al cambiamento”.

“Quando è stata nominata direttore dello Stabile – si legge ancora – abbiamo detto: finalmente qualcosa di nuovo, finalmente una donna… Lei ha trovato un teatro in via di ripartenza grazie all’azione puntuale e attenta del commissario che l’ha preceduta ma nonostante ciò non ha certo creato quel clima di serena collaborazione che in tanti auspicavamo per garantire una crescita significativa… Siamo ‘estremamente cerimoniosi’ soprattutto per rispetto dell’interlocutore”.

Poi l’attacco a “una direttrice che ha mostrato solo arroganza e preconcetti sterili da dualismo nord-sud, uomo-donna, immobilismo-efficienza relegandoci tutti nel bianco e nero degli anni cinquanta grazie ad una descrizione macchiettistica di un teatro con ‘linguaggi artistici fermi agli Anni ’50′”.

E così ci ritroviamo sulla pagina di un quotidiano nazionale in cui appare chiara la sua volontà a non comprendere il territorio per riuscire a cambiarlo. Dall’interno! ché i cambiamenti più proficui sono quelli che avvengono sempre dall’interno! E così le tante reazioni: perchè sminuire ciò che è stato fatto prima di noi, piuttosto argomentare, esprimere idee di pacificazione e inclusione dimostrando empatia e partecipazione e magari prospettive valide, senza mai dimenticare la storia del Teatro Stabile di Catania, i tanti nomi che lo hanno fatto grande senza il cui lavoro, i differenti linguaggi, non si sarebbero formate le nuove generazioni di attori e registi catanesi e siciliani.

“Grazie per averci ricordato che abbiamo una dignità artistica e culturale da conservare … Che poi lei sia di genere femminile, e ben sappiamo quanto questa terra avrebbe bisogno di essere governata dalle donne, in questo nostro incontro, non ha avuto alcun peso specifico. Purtroppo, per la Città e per Lei”.

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