“Abbiamo assistito a una incredibile quantità di dichiarazioni, insinuazioni, suggestioni relative alla presenza sulla scena del crimine diretta o indiretta delle sorelle”. A dichiararlo è l’avvocato Antonio Marino, legale di Stefania Cappa. La cugina di Chiara Poggi ha presentato una denuncia per quella che ritiene una campagna mediatica denigratoria su Garlasco e diffamatoria della propria reputazione. Istigazione a delinquere “nelle forme della diffamazione e della calunnia e diffamazione aggravata“: la querela è stata depositata presso la procura di Milano, al vaglio del pm Antonio Pansa. Marino spiega che si basa sulle “risultanze di un’attività svolta da una società investigativa appositamente ingaggiata già nell’autunno scorso. Riguarda reati procedibili a querela e anche ipotesi di reato procedibili d’ufficio”.
La difesa sostiene inoltre la “manifesta estraneità” della famiglia Cappa rispetto ai fatti e contesta la costruzione di sospetti ritenuti infondati, che avrebbero coinvolto i familiari nel tempo attraverso ricostruzioni mediatiche considerate prive di riscontro nelle evidenze raccolte.
La denuncia di Stefania Cappa
“Alimentato con sistematica ricorrenza un quadro di sospetto assolutamente infondato, addirittura in contrasto con le già raccolte evidenze documentali e dichiarative”. Sarebbero stati contestati, secondo ciò, anche profili di frode e depistaggio nel procedimento. Il legale delle sorelle Cappa ha chiesto di poter esaminare integralmente il fascicolo delle nuove indagini sul delitto di Garlasco, così da “valutare tutte le dichiarazioni rese dalle persone che a vario titolo sono state riascoltate dai carabinieri delegati dalla procura di Pavia nonché l’esito degli accertamenti”.
Secondo la difesa, dalla riapertura dell’inchiesta nel febbraio 2025 si sarebbe sviluppata una serie continua di “suggestioni” e “insinuazioni” che chiamerebbero in causa le sorelle Cappa, indicandole come presenti, in modo diretto o indiretto, sulla scena del crimine. Il legale ha parlato inoltre della necessità di “verificare la correttezza dell’operato degli appartenenti agli organi di informazione”, alla luce delle numerose querele già depositate nelle ultime settimane.
L’attività investigativa nel fosso di Tromello
Tra gli episodi richiamati nella denuncia figurano anche gli scavi nel fosso di Tromello. A seguito di una testimonianza poi giudicata inattendibile, nel maggio 2025 gli inquirenti avevano cercato nel luogo l’arma del delitto, mai ritrovata.
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