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Stellantis: 5 mld in Italia su innovazione, allarme sindacati su Cassino

Stellantis: 5 mld in Italia su innovazione, allarme sindacati su Cassino

Nuova Grecale a fine 2027. Uliano: passo avanti ma non sufficiente

Milano, 15 giu. (askanews) – Stellantis investirà 5 miliardi di euro in Italia entro il 2030 in ricerca e innovazione, con risorse destinate in particolare alle tecnologie per nuove piattaforme, intelligenza artificiale e motorizzazioni. Lo ha detto Emanuele Cappellano, responsabile Europa del gruppo, nell’incontro con i sindacati a Roma sul piano Fastlane 2030.

Un annuncio importante che arriva alla vigilia dell’audizione del ceo Antonio Filosa, atteso mercoledì nella Sala del Mappamondo di Montecitorio davanti alle Commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato. Filosa fornirà dettagli sulla strategia del gruppo e sugli investimenti annunciati da Cappellano, ma l’audizione sarà anche l’occasione per chiarire l’altro punto centrale: il livello complessivo degli investimenti industriali in Italia, che negli ultimi anni si è attestato intorno ai 2 miliardi l’anno e che Stellantis dovrebbe confermare nell’orizzonte del nuovo piano.

A livello globale Fastlane 2030 prevede oltre 60 miliardi di investimenti, circa il 60% destinato a brand e prodotti e il restante 40% a piattaforme globali e nuove tecnologie. In Europa, ha spiegato Cappellano, arriverà circa il 40% degli investimenti globali, con l’obiettivo di aumentare i ricavi del 15% entro il 2030, rafforzare i marchi, ampliare la gamma, migliorare la competitività dei costi e aumentare l’utilizzo della capacità produttiva.

“In questo quadro, l’Italia gioca un ruolo centrale”, ha detto Cappellano, sottolineando domanda in crescita, aumento della quota di mercato, produzione in aumento e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti. Il manager ha confermato nuovi modelli, investimenti per l’innovazione, coinvolgimento di tutti i brand italiani e “nessuna chiusura di stabilimenti”.

Il Piano Italia, secondo Stellantis, sarà rafforzato da Fastlane 2030: il Paese sarà hub produttivo per le auto piccole a Mirafiori e Pomigliano, per vetture di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena e per i veicoli commerciali ad Atessa. A Pomigliano sono confermati almeno due nuovi modelli e-car dal 2028, uno a marchio Fiat, che si aggiungeranno alla Pandina, prevista fino al 2030. A Mirafiori restano 500 elettrica e ibrida, lo sviluppo della futura 500 e un nuovo investimento batterie entro il 2027; a Melfi confermati i quattro modelli previsti e, dal 2028, un nuovo C-Suv Alfa Romeo.

Il punto più delicato resta Cassino. Per lo stabilimento ciociaro Stellantis ha indicato l’assegnazione della nuova Maserati Grecale da fine 2027, mentre il piano dettagliato su Maserati e sulle prospettive industriali del sito è rinviato a fine 2026. Una prospettiva giudicata insufficiente dai sindacati, vista la forte sottoutilizzazione dello stabilimento. Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, il piano “rappresenta certamente un passo in avanti”, ma restano aperte questioni fondamentali su sicurezza occupazionale e prospettive di Cassino. “Ci aspettavamo risposte più concrete”, ha detto, indicando Cassino e Termoli come le maggiori preoccupazioni. Per il sito ciociaro, l’arrivo della nuova Grecale è “importante ma non sufficiente” per affrontare le criticità di breve periodo e garantire prospettive di lungo termine.

Più positivo, ma con riserve, il giudizio della Uilm. Per Davide Sperti, segretario nazionale Uilm, il piano “riporta l’azienda con i piedi per terra” e segna una discontinuità rispetto al passato. Ma su Cassino resta allarme: lo stabilimento “ha lavorato 24 giorni da gennaio” e il rinvio a fine anno di un piano operativo andrà monitorato “con molta attenzione”, perché la cassa integrazione non può diventare una condizione permanente.

Netta la Fiom-Cgil. Per Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil, “la situazione è molto, molto preoccupante”: servono più investimenti e garanzie occupazionali, perché l’impegno a non chiudere stabilimenti non basta se i lavoratori restano senza prospettiva produttiva. “La cassa integrazione deve terminare e per terminare abbiamo bisogno di produzioni e quindi di nuovi modelli”, ha affermato.