Milano, 24 apr. (askanews) – Stellantis punta a concentrare la maggior parte degli investimenti su quattro marchi chiave – Jeep, Ram, Peugeot e Fiat – nell’ambito del nuovo piano strategico che sarà presentato il 21 maggio a Detroit dal ceo Antonio Filosa. Lo riferisce Reuters citando fonti vicine al dossier.
“I nostri sono una forza distintiva nella nostra strategia che mette il cliente al centro. La combinazione di scala globale e radicamento locale consente a ciascun brand di esprimere identità e punti di forza per rispondere alle esigenze dei clienti”, ha dichiarato un portavoce Stellantis, commentando le indiscrezioni di Reuters.
Nel nuovo piano industriale Stellantis indicherà un aumento “sostanziale” degli investimenti sui quattro brand core più redditizi e con maggiori volumi. Una scelta che segna un cambio di passo rispetto al passato, quando gli investimenti venivano distribuiti in modo più uniforme tra i 14 brand del gruppo.
Secondo le fonti, i restanti brand – tra cui Citroën, Opel e Alfa Romeo – non saranno chiusi, ma verranno utilizzati in modo più specifico su base geografica, riducendo la presenza globale.
Il modello operativo dovrebbe puntare su condivisione di piattaforme e tecnologie sviluppate dai quattro brand core, mentre i marchi “non core” potranno lanciare modelli derivati, adattandoli con design, posizionamento e contenuti per mantenere una propria identità. Tra le opzioni allo studio c’è anche il cosiddetto rebadging, ovvero la commercializzazione di uno stesso modello con brand diversi a seconda del mercato. A riguardo Reuters ha riferito all’inizio del mese che Stellantis è in trattative con il partner cinese Leapmotor per sviluppare un suv elettrico a marchio Opel.
Negli ultimi mesi alcuni analisti hanno ipotizzato la chiusura di marchi meno redditizi per ridurre inefficienze, ma Filosa – secondo le fonti – non sarebbe orientato a questa soluzione, ritenendo che possano avere un ruolo strategico in specifici mercati.
Il piano punterà quindi sui marchi “che contano davvero” per volumi e profitti, utilizzando gli altri in modo più tattico e flessibile, mentre eventuali decisioni più drastiche sul portafoglio restano legate all’evoluzione delle performance nei prossimi anni.

