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La stimolazione magnetica del cervello: un’arma per combattere le dipendenze

redazione

La stimolazione magnetica del cervello: un’arma per combattere le dipendenze

martedì 30 Novembre 2021 - 01:30

Inserita nel programma terapeutico è più efficace e alternativa ai farmaci

La stimolazione magnetica transcranica profonda (rTms) per le dipendenze, “inserita nel programma terapeutico, è ancora più efficace ed è alternativa ai farmaci tradizionali”. Lo ha stabilito uno studio condotto dalla Casa di cura Villa Silvia di Senigallia (Ancona), dal Centro di recupero dipendenze San Nicola di Piticchio (Ancona) e dall’Area Vasta 1 (Fano-Pesaro-Urbino, Av1), in collaborazione con l’università di Sassari.

A Villa Silvia “i pazienti affetti da depressione resistente o da dipendenza patologica da sostanza (in particolare alcol o cocaina) e/o comportamentale (gioco d’azzardo) vengono trattati con una tecnica innovativa, la rTms, seguendo contemporaneamente un percorso terapeutico individuale e personalizzato, studiato da un’équipe multidisciplinare ed altamente specializzata”, spiegano gli esperti del Centro recupero dipendenze San Nicola.

Lo studio sperimentale, “frutto di una convenzione progettuale firmatatra Villa Silvia e l’Area Vasta Fano-Pesaro-Urbino, in collaborazione con Marco Diana, ordinario di Chimica e Farmacia dell’ateneo sassarese, uno dei massimi esperti nazionali e internazionali sulle applicazioni rTms – sottolinea una nota – viene condotto su pazienti affetti da Gap, gioco d’azzardo patologico, afferenti al Dipartimento Dipendenze patologiche dell’AV1, e sta producendo risultati preliminari molto incoraggianti”. La stimolazione rTms, “inserita in un programma di disintossicazione per pazienti ambulatoriali, sembra essere ancora più efficace sulla ludopatia e sulle dipendenze comportamentali: in particolare, si sta analizzando come la rTms possa aiutare a risolvere la dipendenza da gambling disorder (gioco d’azzardo patologico), per la quale attualmente non esiste alcun trattamento farmacologico specifico”.

Villa Silvia, inoltre, utilizza la terapia con rTms anche in un protocollo di residenzialità breve per i pazienti dipendenti, all’interno di un contesto ospedaliero riabilitativo e di post cura grazie all’interazione con il Centro San Nicola.

“La stimolazione magnetica transcranica profonda è una metodica semplice e non invasiva, senza particolari effetti collaterali, priva di rischi reali se preceduta da un’anamnesi completa e corretta, e che non ferma la vita del paziente – afferma Federica Aliotta, dirigente medico e aiuto responsabile presso l’Unità funzionale di Riabilitazione psichiatrica e delle Dipendenze presso Villa Silvia -. Rappresenta una tappa di un percorso riabilitativo più complesso e ampio che proponiamo. Alla base della buona riuscita della terapia è essenziale la volontà di ‘smettere’ da parte del paziente, coadiuvato e assistito dalle cure e dal percorso terapeutico individuale. L’utilizzo del macchinario, inoltre, costituisce una valida, efficace e molto ben tollerata alternativa al tradizionale trattamento farmacologico, rendendo il paziente più reattivo anche nelle attività previste dall’équipe medica”.

Un vetrino 4.0 per ottenere diagnosi più veloci e precise

L’anatomia patologica diventa 4.0. Il vetrino, cioè il tessuto tradizionalmente analizzato al microscopio, diventa un file virtuale e può essere analizzato in tempo reale attraverso una piattaforma che colleghi in Rete tutti i laboratori del nostro Paese. Molto importante l’impatto per i pazienti, soprattutto per quelli colpiti da tumori, che non devono più percorrere centinaia di chilometri per portare il vetrino nei diversi centri per ulteriori pareri. Inoltre la digital pathology può garantire, se necessario, che il vetrino sia analizzato da esperti in ogni parte del mondo.

Lo sottolineano gli esperti della Società italiana di anatomia patologica e citopatologia diagnostica (Siapec-Iap), che ha stilato un documento con l’Istituto superiore di sanità (Iss) per stabilire i requisiti minimi di un laboratorio digitale di anatomia patologica. Il testo sarà presentato da Francesco Gabbrielli, direttore del Centro nazionale per la Telemedicina e le Nuove tecnologie assistenziali dell’Iss, al Congresso Siapec-Iap.

“L’anatomo-patologo – spiega Anna Sapino, presidente Siapec-Iap – esamina al microscopio qualsiasi tessuto ‘malato’, sia esso ottenuto da un intervento chirurgico, da una biopsia o da un ago aspirato. Ci viene chiesto di definire la natura delle lesioni, esprimendo una diagnosi importante per il percorso del paziente. È quindi un lavoro che richiede alta professionalità, la possibilità di confronto e l’utilizzo di nuove tecnologie, perché – sottolinea la specialista – non sempre è tutto ‘bianco’ o ‘nero’, e in questi casi dobbiamo avere un supporto per limitare al massimo il dubbio diagnostico. La nostra società scientifica vuole governare la terza rivoluzione che sta interessando la nostra professione e che può garantire diagnosi più precise e veloci. Il primo grande cambiamento è stato negli anni ‘80 con l’immunoistochimica, cioè con i marcatori che venivano visualizzati al microscopio. Il secondo ha avuto luogo negli anni ‘90 con l’introduzione della biologia molecolare, l’analisi e sequenziamento del Dna. Oggi dobbiamo essere preparati alle innovazioni digitali”.

“Le immagini digitali – evidenzia Sapino – rappresentano vere e proprie copie fedeli del preparato cito-istologico, visibile su uno schermo anziché al microscopio convenzionale. Questa innovazione ha dato vita alla digital pathology, che spazia dalla telepatologia (trasmissione delle immagini a distanza), al miglioramento dei sistemi di gestione e archiviazione del materiale diagnostico nei laboratori (work-flow), per arrivare alla ‘patomica’, ossia all’analisi informatica dei preparati per utilizzare il maggior numero di dati, anche non visibili all’occhio umano, con i sistemi di intelligenza artificiale”.

Risalgono al 2015 le prime linee guida sulla tracciabilità dell’anatomia patologica, stilate dal Consiglio superiore di sanità con la Siapec-Iap, ricordano gli esperti. “Quei principi purtroppo sono rimasti sulla carta, perché – afferma Filippo Fraggetta, presidente eletto Siapec-Iap – l’acquisizione e conversione dei sistemi di tracciabilità, pre-requisito di un percorso digitale, non sono state accolte da tutte le anatomie patologiche del nostro Paese. Ora i tempi sono maturi, infatti la pandemia da Covid-19 sta favorendo l’implementazione della patologia digitale e le condivisioni virtuali. L’introduzione di scanner capaci di trasformare il vetrino ‘fisico’ in file consultabili da computer ha posto le basi per la diffusione della telepatologia”.

Il tema ‘digitalizzazione e innovazione’ rappresenta uno degli assi strategici attorno ai quali si sviluppa il Piano nazionale di ripresa e resilienza conseguente alla pandemia – rimarca Sapino -. È l’occasione per realizzare gli adeguamenti infrastrutturali necessari a compiere un salto qualitativo anche nelle anatomie patologiche del nostro Paese, che vanno digitalizzate e collegate in Rete su una piattaforma validata”.

E secondo Fraggetta, “l’investimento iniziale può determinare risparmi di milioni di euro in pochi anni”. Non solo. “La possibilità di condividere i vetrini digitali con esperti in tempo reale, con la massima sicurezza e affidabilità, anche a distanza, rappresenta un’arma aggiuntiva per garantire il miglior standard di diagnosi e cura. Le anatomie patologiche che passano al digitale potranno lavorare in modo più lineare e semplificato, eliminando azioni di controllo manuale ripetitive. La versatilità della digital pathology va dall’interpretazione a distanza per la diagnosi primaria, alla richiesta di seconde opinioni, all’uso accademico per la formazione, fino alla valutazione dei preparati virtuali da parte dei gruppi multidisciplinari”.

Siapec-Iap partecipa alla stesura di linee guida e raccomandazioni per la standardizzazione dei referti a livello nazionale e internazionale essendo nel board dell’International Collaboration on Cancer Reporting, organizzazione che stila le linee guida comuni nel mondo per il referto anatomo-patologico sul cancro.

“La società scientifica – dichiara Emanuela Bonoldi, segretario nazionale Siapec-Iap – sviluppa e aderisce a reti di patologia per assicurare l’appropriatezza diagnostica in tempi utili e qualità standardizzata per quei casi per i quali sono necessarie competenze ultraspecialistiche non assicurabili in tutte le strutture. Stiamo inoltre perseguendo una forte integrazione con le associazioni dei pazienti per poter cogliere meglio i loro bisogni. Vogliamo far capire loro il nostro ruolo nei processi di diagnosi e cura. L’obiettivo finale è che, indipendentemente dal domicilio, il paziente abbia sempre accesso al miglior percorso di assistenza. In questo senso diventa decisivo l’utilizzo di sistemi di condivisione di immagini virtuali per seconde opinioni, che evitano al paziente di farsi carico della movimentazione dei vetrini”.

“I risultati che stiamo osservando, benché preliminari – commenta Diana – sono molto favorevoli ed estendono al Gap (dipendenza comportamentale) osservazioni simili, già documentate nella letteratura scientifica internazionale, riguardanti la cocaina, l’alcol, la nicotina etc. Uno degli aspetti più rilevanti della terapia con rTms è la possibilità di evitare trattamenti farmacologici che, con i loro effetti collaterali, riducono le capacità cognitive del paziente che, invece, ha assoluta necessità delle sue facoltà mentali per affrontare la terapia”.

Il protocollo prevede un ciclo di 15-20 sedute della durata di circa 20 minuti l’una, effettuate nell’arco di un mese, e il percorso inizia con un’anamnesi completa e dettagliata. “La macchina è importante, ma è fondamentale che sia usata all’interno di un percorso riabilitativo che non si fermi ad essa – puntualizza Aliotta – È la parte di un lavoro più complesso che ha bisogno del prima (disintossicazione e percorso psicoterapico) e del dopo (programma di residenzialità breve, terapia e recupero per mantenere la sobrietà). La rTms, infatti, può esserne la tappa finale, essendo particolarmente efficace sul craving ovvero il desiderio della sostanza psicoattiva. Si agisce sul meccanismo della gratificazione andando a stimolare la dopamina, con il risultato di dare un beneficiorapido e tangibile al paziente, che vede progressivamente ridursi la voglia compulsiva di ricorrere alla sostanza di abuso”.

L’effetto ‘neurale’ della Tms si basa infatti sulle leggi di Faraday secondo cui un impulso elettrico si traduce in impulso magnetico che, attraversando in modo ‘indolore’ la teca cranica, agisce sui neuroni attivandoli o inibendoli a seconda del protocollo impiegato.

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