Dall’azienda di famiglia al coding, la storia di Rebecca Mollica: "Contro tutto e tutti per inseguire un sogno" - QdS

Dall’azienda di famiglia al coding, la storia di Rebecca Mollica: “Contro tutto e tutti per inseguire un sogno”

Patrizia Penna

Dall’azienda di famiglia al coding, la storia di Rebecca Mollica: “Contro tutto e tutti per inseguire un sogno”

venerdì 09 Settembre 2022 - 07:00

È una storia di forza e coraggio quella che vi raccontiamo. La storia di Rebecca Mollica, siracusana classe 1991, che realizza il suo sogno di diventare sviluppatrice

È una storia di forza e coraggio quella che vi raccontiamo. La storia di Rebecca. Mollica, siracusana classe 1991 che, dopo l’iscrizione alla Facoltà di Giurisprudenza, abbandona l’Università e, tenendo la famiglia all’oscuro di tutto, per realizzare il suo sogno di diventare sviluppatrice, si aggiudica la borsa di studio per la frequentazione di uno dei corsi di programmazione informatica di Coding Women Sicily ideati da Edgemony, hub tecnologico con sede a Palermo. In meno di tre mesi dalla fine del bootcamp Rebecca ha trovato lavoro senza dover abbandonare Siracusa: a Mia Burton scrive codici per sviluppare, correggere e testare componenti per le pagine del sito web con il fine di assicurarne il corretto funzionamento. Oggi la famiglia di Rebecca è orgogliosa della sua scelta.

Rebecca, la tua è la storia di una donna contro tutto e tutti. Ma il lieto fine c’è. Ne è valsa la pena?
“Assolutamente si, ne è valsa la pena e tornassi indietro non cambierei niente. Spesso ascoltare se stessi è molto difficile, è più facile accontentare gli altri per non deludere le aspettative di chi ci sta intorno, ma questo non corrisponde sempre alla nostra felicità. Quando sulla mia home di Facebook ho incrociato Edgemony, hub tecnologico con sede a Palermo che offriva alcune borse di studio per le donne siciliane che volevano diventare programmatrici, ho valutato questa opportunità in un modo che non avrei mai osato fare poiché per la prima volta ho deciso solo di seguire la mia passione e di lanciarmi in una nuova sfida lasciando gli studi di Giurisprudenza”.

Come hai capito che quella che avevi imboccato non era la strada giusta?
“Dentro di me sapevo di non essere totalmente appagata, di fare qualcosa che non rispecchiava appieno i miei interessi e le mie passioni: gli studi di Giurisprudenza non mi entusiasmavano ed è stato un percorso davvero travagliato che mi pesava moltissimo poiché non volevo tradire la aspettative dei miei familiari. La responsabilità più grande però che abbiamo è sempre nei confronti di noi stessi, nel capire cosa vogliamo fare davvero e nel determinare il nostro percorso. Quando ho scelto di partecipare alla selezione per le borse di studio offerte da Edgemony mi è davvero sembrato che il destino avesse voluto concedermi un’occasione di riscatto nei confronti di me stessa”.

Questa intervista ha uno scopo ben preciso: raccontare una storia affinché sia di esempio a tante donne che non riescono a realizzare il proprio potenziale. Quale messaggio vuoi lanciare a queste donne?
“Quello di non arrendersi mai, di credere fortemente in se stessi e nelle proprie capacità, pensare con la propria testa senza la paura del giudizio degli altri e il peso degli stereotipi: credere fermamente in qualcosa è l’unico modo per raggiungere i propri obiettivi. Avere paura è normale, ma se non siamo noi i primi a nutrire fiducia in noi stessi, nessuno lo farà per noi. Prendere una scelta significa assumersi delle responsabilità e al contempo darsi delle occasioni, spesso fondamentali per il nostro percorso di vita. Possiamo imboccare molteplici vie ma è necessario superare la mentalità secondo cui solo alcuni lavori possano garantire un futuro perché non è così. È l’impegno che poni in quello che fai, la passione che ti guida, la voglia di mettersi in gioco e di imparare che determinano il tuo destino e ti garantiscono un futuro”.

La parità di genere resta una chimera: qual è l’impegno che serve da parte delle istituzioni e quale invece quello che dovremmo avviare, tutti, sotto il profilo culturale, delle mentalità.
“Ho la fortuna di essere stata assunta da un’azienda che si concentra sul potenziale delle persone piuttosto che sul loro genere. Purtroppo non si può negare che esista un gender gap nel nostro Paese, soprattutto nel settore del coding: in primo luogo credo che sia necessario lavorare sulla comunicazione, sulla narrativa comune e su una maggiore trasparenza dei dati relativi all’impiego, alcuni paesi infatti hanno assunto una politica di monitoraggio di questi dati. Ma anche noi donne non dobbiamo scoraggiarci, l’identità di genere non è e non deve essere una garanzia di successo, il nostro contributo può essere decisivo”.

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