Riflessioni, attacchi, prese di posizione. Non c’è solo la commemorazione, tra rabbia e commozione, per i 30 anni dall’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo da Cosa nostra a San Giuseppe Jato e Custonaci dove è stato anche ricordato Giuseppe Montalto, agente di polizia penitenziaria, assassinato poco prima del Natale del 1995 davanti alla casa del suocero, dopo aver intercettato e bloccato uno scambio di pizzini tra boss. Il presidente della commissione nazionale antimafia Chiara Colosimo è un fiume in piena e parla a tutto campo, incalzata dai giornalisti.
“Non voglio più leggere questo territorio come mandamento jatino – sottolinea –. Non voglio più sapere che qui ancora ci sono amministrazioni che si piegano, non possiamo permettercelo”.
Ma al di là di questo appello Colosimo ha parlato anche delle stragi mafiose del ’92, quelle che costarono la vita ai magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino oltre che ai rispettivi uomini di scorta. Che attendono ancora risposte a tanti interrogativi. Un viaggio tra passato ma anche tra il presente vista l’analisi preoccupata sui giovani dopo i tanti episodi di cronaca che hanno interessato Palermo e non solo.
Su Capaci: “Coinvolte troppe persone rimaste a piede libero”
Colosimo parla della strage di Capaci, e accusa: “Qui noi abbiamo la contezza che la ferocia di Cosa nostra non ha limite. Devo chiedere scusa alla signora e a Nicola se vi farò rivivere quei momenti. Ma non penso di venire qui a fare una parata ipocrita, non posso venire qui e non dirci cosa è successo sotto i vostri occhi e non avete denunciato. Non ometterò niente e vi dirò che è accertato che a casa di Santino di Matteo si è deciso come fare l’attentato di Capaci”.
E punta il dito sui fiancheggiatori, su chi ha sviato, o su chi ha fatto rimbalzare i tanti interrogativi per arrivare alla verità: “Ma quella rete di protezione che gli ha permesso di farlo, ha visto coinvolte troppe persone, che a differenza di Santino di Matteo sono rimaste a piede libero. La storia di Giuseppe Di Matteo ci insegna che con Giuseppe la mafia ha perso”.
Sulla strage di via D’Amelio e la pista nera
L’attenzione si sposta sulla strage di Via D’Amelio: “Premesso che, ovviamente, le mie opinioni verranno scritte in una relazione, perché le mie opinioni personali in quanto presidente della commissione antimafia non possono essere anticipate, mi pare evidente che quello che emerge nell’ultimo periodo, almeno a me era già noto, cioè questi colloqui investigativi sono del 2007 quindi, evidentemente, dal 2007 ad oggi moltissimi tra magistrati e chi fa le indagini, li avevano già visti e valutati”.
Inoltre: “Non mi sembrano una novità e mi sembra che la procura, anche in commissione da me abbia già detto che quella pista per lei non vale”. Ha detto la presidente della commissione nazionale antimafia parlando dell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio e la pista nera.
Poi: “Vediamo se le indagini continuano, dipende dal ricorso che ha fatto che ha fatto la procura per abnormità”, dice riferendosi al ricorso fatto dalla Procura di Caltanissetta contro la decisione della gip Graziella Luparello di fare ulteriori indagini sulla pista nera.
“Rischio che lontananza anni stragi non accenda più la coscienza dei giovani”
Ma c’è anche una riflessione che nasce dai recenti episodi di criminalità che hanno colpito sia le zone periferiche che il centro di Palermo. E parla di un possibile problema di coscienza.
Colosimo osserva: “La sensazione che ho io e che su Palermo è ancora più evidente per i fatti di cronaca recenti, dallo zen alla questione del ragazzo che posta la sua foto con Totò Riina che parla in sottofondo, la sensazione è che la lontananza del periodo delle stragi mafiose possa non più accendere le coscienze dei più giovani contro la mafia e allora lo dobbiamo fare noi. E la storia di Giuseppe di Matteo secondo me è una storia potentissima per accendere quelle coscienze”.
Su Messina Denaro: “In quei territori substrato di omertà. Non posso accettare questa ipocrisia”
E ancora: “Le recenti operazioni antimafia nel territorio di Matteo Messina Denaro indicano che in quelle zone c’è un substrato di omertà che magari” questa mattina, durante la commemorazione “era lì davanti a me a fare finta che fosse tutto ok. Io questa ipocrisia non la posso accettare mentre commemoro un bambino”.
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