Mantova, 12 giu. (askanews) – Crescono in Italia le imprese che investono nelle relazioni con lavoratori, comunità, istituzioni, scuole, università e altri soggetti del territorio. È quanto emerge dal rapporto “Coesione è competizione”, realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne in collaborazione con AICCON e Ipsos Doxa, presentato oggi al Seminario estivo di Fondazione Symbola a Mantova.
Secondo il rapporto, nell’ultimo quinquennio le imprese coesive sono passate dal 37,4% del 2020 al 43,5% del 2025. Nello stesso periodo è aumentato anche il numero medio di relazioni instaurate con i diversi attori delle filiere, dei mercati e dei territori, salito da 1,7 a 2,9. A crescere maggiormente sono state le collaborazioni con banche, enti non profit, scuole e università, altre imprese, associazioni di categoria, clienti e istituzioni.
L’incremento interessa tutte le classi dimensionali, ma è particolarmente marcato tra le piccole imprese, passate dal 41% al 50%. Le microimprese salgono dal 29% al 31%, mentre le medio-grandi raggiungono il 70%.
Le imprese coesive mostrano inoltre una maggiore propensione agli investimenti nella sostenibilità ambientale e nella trasformazione digitale. Nel triennio 2023-2025 il 68% delle imprese coesive ha investito in sostenibilità contro il 41% di quelle non coesive; per il periodo 2026-2028 le quote previste sono rispettivamente del 65% e del 38%. Sul fronte digitale, oltre tre quarti delle imprese più relazionali hanno adottato tecnologie 4.0 nel triennio 2023-2025, contro il 49% delle non coesive.
Anche le prospettive economiche appaiono più favorevoli. Per il 2026 il 33% delle imprese coesive prevede un aumento del fatturato rispetto all’anno precedente, contro il 20% delle altre. Sul fronte occupazionale il 21% stima una crescita del personale, a fronte del 13% delle imprese non coesive.
Il rapporto evidenzia inoltre come la coesione sociale sia percepita come un valore sempre più importante. Secondo l’indagine Ipsos Doxa, l’85% degli italiani considera oggi collaborazione e coesione sociale più importanti che mai o comunque fondamentali indipendentemente dal contesto storico. Tra i principali benefici associati a comunità più coese figurano una migliore qualità della vita, maggiore sicurezza e una maggiore capacità di affrontare insieme i problemi collettivi.
“La coesione è un formidabile fattore produttivo in particolare in Italia. L’incrocio tra imprese, comunità, territori, innovazione e bellezza è fondamentale per la nostra economia e per il made in Italy – commenta Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola -. L’Unione Europea ha indirizzato le risorse del Next Generation EU e anche del Recovery Fund per rilanciare l’economia su coesione -inclusione, transizione verde e digitale. Con l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050. L’Italia può essere protagonista della sostenibilità se si sente parte di una sfida comune come le imprese raccontate in questo rapporto. La competitività delle imprese e la vitalità dei territori si rafforzano così reciprocamente, confermando che la coesione non è un vincolo allo sviluppo, ma una delle sue condizioni essenziali. Una convinzione che trova eco nella Magnifica Humanitas di Leone XIV, che nel solco della Rerum Novarum richiama la necessità di governare le grandi trasformazioni senza separare innovazione, dignità del lavoro, libertà delle comunità e bene comune”.
“L’esperienza quotidiana di Intesa Sanpaolo al fianco delle imprese – afferma Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo – conferma la coesione come fattore determinante per la competitività del tessuto imprenditoriale nel suo complesso. Mai come in questo periodo la coesione tra diversi soggetti economici e in generale nella società può rinsaldare quella comunanza di valori e di obiettivi proficua alla crescita economica. La collaborazione con la Fondazione Symbola alla realizzazione del Rapporto Coesione è competizione richiama un aspetto quanto mai urgente per affrontare adeguatamente le transizioni verso i nuovi assetti: tecnologici, ambientali, internazionali”.
“La capacità di costruire relazioni e rapporti stabili nei diversi contesti e territori è un aspetto che caratterizza il modello di sviluppo italiano – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli -. Basti pensare all’esperienza dei distretti: ecosistemi di piccole e medie imprese che, collaborando, sono riuscite a creare lavoro e sviluppo. Il Rapporto si sofferma sulle imprese coesive, che, in modo più ricco, realizzano questo modello e hanno performance migliori. Ad esempio, sono più rapide ad adottare le nuove tecnologie (il 76% ha investito nella trasformazione digitale nel 2023-2025 contro il 49% delle non coesive), a partire dall’intelligenza artificiale (la utilizza il 31% delle coesive rispetto al 16% delle non coesive). Inoltre, queste imprese investono di più sulle persone (l’87% ha puntato sul miglioramento delle competenze del personale contro il 60% delle altre imprese) e sulla conciliazione tra vita e lavoro, sostenuta dall’8,5% delle imprese coesive contro il 5,1% delle non coesive”.
Nel rapporto trovano spazio anche numerosi casi aziendali, da Ferrero a Selle Royal, da Lombardo Bikes a Yachtline 1618, fino alle esperienze di Eolo, Slow Bike Tourism, IFI e No-Made Boards, presentate come esempi concreti di come la collaborazione tra imprese, sistema finanziario, ricerca, formazione, istituzioni e terzo settore possa generare innovazione, competitività e sviluppo dei territori.
