In bilico il taglio sulle accise, già prorogato diverse volte in questi mesi di crisi carburanti. Lo sconto infatti, previsto dal Governo fin al 6 giugno, potrebbe per la prima volta dopo tante settimane non essere rinnovato, con una sostituzione chiara che sarebbe finita sul tavolo di Meloni: un voucher da 100 euro per le famiglie più bisognose, quelle considerate “fragili”.
Questo quanto si apprende e, come rilanciato da Adnkronos, sarebbe questa l’ipotesi prevalente in vista del Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi questo pomeriggio (4 giugno) alle 17. Il bonus supererebbe la logica della misura generalizzata per rivolgersi all’1,2 milioni di nuclei con Isee entro i 15mila euro beneficiari della social card, attraverso la quale verrebbe erogato il bonus.
Si lavora al voucher carburanti, no al taglio delle accise: operazione da 120 mln di euro
Il costo dell’operazione inoltre, secondo quanto si apprende, sarebbe di 120 milioni di euro contro i 2 miliardi complessivi spesi dal governo dal 18 marzo a oggi per tagliare le accise. Per le coperture del bonus, basterebbe l’extra gettito da Iva dovuto al rialzo dei prezzi carburanti.
Naturalmente, sul tavolo resta anche l’ipotesi di una nuova proroga sul taglio delle accise, rimescolando le carte in base a ciò che accadrà al carburante nelle prossime ore. In caso di proroga, però, il Governo dovrà “pescare” Fondi coesione Ue a capo ai ministeri non ancora spesi.
La flessibilità sull’energia
Nessun ricorso invece alla flessibilità Ue per il taglio delle accise. Il via libera oggi della Commissione europea a dirottare fino a 0,3% del pil all’anno (6,6 mld circa) per 3 anni, con un limite cumulato dello 0,6% ( oltre 13 mld) nel 2026-28 delle spese per la difesa, è soggetto a dei paletti. Va infatti destinato esclusivamente alle misure per la transizione energetica che accelerino l’autonomia dai combustibili fossili. Si tratta quindi di impianti green, reti, sistemi di accumulo di energia, ma anche incentivi all’acquisto di veicoli elettrici, batterie e pannelli solari, tra le altre.
Tecnicamente Bruxelles accorda l’estensione della clausola di salvaguardia per la difesa, pari all’1,5% del Pil, alle spese per la resilienza energetica. Di fatto quindi è una redistribuzione e quindi se Roma usasse tutta la flessibilità prevista per l’energia, ridurrebbe le spese in deroga ai conti da destinare alla difesa allo 0,9% del pil. L’esecutivo Ue accoglie così la richiesta italiana, che passerà adesso al Consiglio per il via libera e sarebbe operativa dopo l’estate e, quindi, reindirizza risorse anche in vista della nuova manovra d’autunno.
“Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”, sottolinea in una nota il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – prosegue Giorgetti – il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni” che “testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana”.
Lo riporta Adkronos.
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