Taormina, turismo già bruciato metà fatturato 2020 - QdS

Taormina, turismo già bruciato metà fatturato 2020

Massimo Mobilia

Taormina, turismo già bruciato metà fatturato 2020

mercoledì 08 Aprile 2020 - 00:01

La conta dei danni di alberghi e attività extralberghiere, bar, ristoranti, agenzie di viaggio. Il Comune a supporto delle imprese per quello che è stato definito un “nuovo dopoguerra”

TAORMINA (ME) – Più del 50% del fatturato previsto per l’anno 2020 è andato già perso. È il grido d’allarme lanciato in questi giorni dagli imprenditori del comparto turistico di Taormina, nel bel mezzo dell’emergenza legata al Coronavirus.

Alberghi e attività extralberghiere, bar e ristoranti, agenzie di viaggio e operatori del trasporto turistico, in un coro unanime hanno iniziato a fare la conta dei danni dovuti alla chiusura forzata e, a quanto sembra, abbastanza prolungata, delle proprie attività nel comprensorio a più alto tasso di visitatori dell’Isola. Un settore dove lavorano migliaia di lavoratori, che si trovano adesso a sperare nei 600 euro dell’Inps o, per pochissimi fortunati, nella Cassa integrazione. Tutti d’accordo comunque, anche con i sindacati di zona, nel ritenere che il cosiddetto decreto “Cura Italia” non stia portando alcun reale beneficio, né dal lato dell’azienda, né da quello degli addetti ai lavori.

Sono anche questi i contenuti di una nota sottoscritta da alcuni imprenditori del posto, indirizzata nei giorni scorsi al premier Giuseppe Conte, dove sono state avanzate alcune azioni propositive. Come, per esempio, l’erogazione della Cig entro il 10 aprile, la sospensione delle tasse per tutto il 2020, un accordo con l’Abi per facilitare l’accesso al credito, finanziamenti speciali alla filiera del turismo, agevolazioni sulle prossime assunzioni con l’esonero dal pagamento dei tributi per i prossimi tre anni. Misure forti, che rappresentano un chiaro segnale di disagio socio-economico che sta venendo a galla. Ne è consapevole anche il sindaco, Mario Bolognari, il quale nel riflettere su quello che potrebbe essere il futuro post virus di Taormina, non ha esitato a paragonarlo a un “nuovo dopoguerra”, magari con tanti altri spunti di slancio, nuove forme di vendita del prodotto Italia, Sicilia e Taormina, ma anche con tanti interrogativi sul quale non è facile trovare adesso le risposte.

Il problema, infatti, non è solo quando riaprire, ma in che modo riaprire. Bisognerà capire quante aziende riusciranno a farcela e, soprattutto guardare a cosa succede oltreconfine, considerando che ogni anno più dell’80% dei turisti a Taormina sono stranieri. Il calo delle presenze determinerà anche un minor introito nelle casse comunali, dove la tassa di soggiorno occupa un posto di rilievo (solo nel 2019 sono stati raccolti 3 milioni e mezzo di euro). Ciò nonostante, visto il “prevedibile calo di fatturato per le aziende locali” e per “evitare ulteriori problematiche economiche a tutta la cittadinanza”, il Comune ha già deliberato la sospensione dei tributi locali fino al 30 giugno (delib. n. 77 del 31 marzo), sospendendo anche ingiunzioni e riscossioni coattive fino a fine maggio, e rimandato di tre mesi il pagamento degli affitti di locali comunali.

Palazzo dei Giurati auspica anche che, attraverso l’Anci, venga valutato un provvedimento nazionale per evitare ai Comuni di fallire. Taormina, infatti, porta con sé anche il pesante fardello del Piano di riequilibrio da 18 milioni di euro che, a questo punto, non si sa se sarà possibile sostenere.

L’Amministrazione ha poi varato un altro provvedimento di grande importanza, a sostegno delle famiglie, con le “misure di solidarietà alimentare” (delib. n. 81 del 2 aprile), per suddividere i 74 mila euro ottenuti dalla Protezione civile nazionale in buoni spesa, da erogare in base al nucleo familiare. Una sola persona potrà avere 150 euro, una coppia 200 euro, tre persone 250, quattro persone 300, cinque 350 e 400 euro per nuclei da sei a più persone. Cento euro di incremento sono previsti in caso di presenza di due o più minori. I buoni verranno assegnati con voucher da 25 euro e potranno essere richiesti da tutti i residenti indigenti, presentando una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (secondo modalità e requisiti pubblicati sul sito istituzionale), da ritirare poi presso gli uffici comunali.

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