Home » Askanews » Tennis, Djokovic: “Ho aiutato Sinner e non me ne pento”

Tennis, Djokovic: “Ho aiutato Sinner e non me ne pento”

Tennis, Djokovic: “Ho aiutato Sinner e non me ne pento”

“Mi rivedo in Jannik, abbiamo la stessa fame”

Roma, 18 ago. (askanews) – “Non mi pento di aver dato consigli ai suoi coach su come aiutare Sinner a migliorare. In quel momento non potevo non essere fedele a me stesso, a prescindere dalla posta in palio. Questo sono io”. Novak Djokovic racconta il rapporto con Jannik Sinner in un’intervista al Corriere della Sera, alla vigilia dell’uscita del docufilm sulla sua vita, disponibile da giovedì in 240 Paesi.

Il campione serbo vede numerosi punti di contatto con l’azzurro: entrambi provengono da zone di montagna, hanno praticato sci da bambini e hanno lasciato casa a 13 anni per inseguire il sogno sportivo. “Lo sci ci ha dato elasticità, movimenti, capacità di scivolare su ogni superficie, flessibilità delle caviglie, equilibrio e coordinazione. Quindi sì, mi rivedo in lui”.

Djokovic sottolinea soprattutto la mentalità di Sinner: “La sua dedizione mi ricorda completamente la mia. Jannik non si accontenta mai, si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente. Ha la mentalità del campione”. E sulla popolare similitudine con Lionel Messi scherza: “Magari! A 39 anni mi piacerebbe giocare soltanto 90 minuti”.

Nel docufilm emerge anche il peso dell’infanzia vissuta durante la guerra in Serbia. “L’orrore delle bombe che cadono dal cielo, le notti nei rifugi con la mia famiglia e la mia gente, l’ansia che quegli aerei potessero tornare sopra Belgrado e portare la morte nel mio popolo” hanno contribuito a formare il Djokovic di oggi. “Tornando indietro, non cambierei nulla: la guerra era l’ingrediente che ci voleva perché io potessi arrivare ad avere la vita bellissima che conduco”.

Un ruolo decisivo nella sua crescita lo ha avuto Jelena Gencic, la prima allenatrice, scomparsa nel 2013. “I miei genitori si sono fidati che mi formasse come essere umano, prima che come tennista. Mi ha insegnato ad apprezzare la musica classica, a fare visualizzazioni, a respirare. Jelena è stata più di un’allenatrice”.

Da bambino Djokovic sognava Wimbledon e il numero uno del mondo. Una volta raggiunti entrambi gli obiettivi, andò a trovare proprio Jelena a Belgrado. E oggi al giovane Nole direbbe di non rinunciare mai ai propri sogni: “C’è sempre un modo, una via. E c’è sempre una persona disposta ad aiutarti a nutrire quei sogni: va solo trovata”. Poi la sua regola di vita: “Se non progredisci, regredisci. Non c’è alternativa”.