Prima la visita in cantiere, poi il messaggio con la richiesta di trovarsi un amico e poco più in là una bottiglietta con la benzina. È piena di tutti i cliché mafiosi la tentata estorsione avvenuta poco prima di Natale ad Acireale all’interno di un cantiere finanziato con i fondi del Pnrr.
La vicenda è al centro di un’indagine della procura di Catania, dopo che il titolare della ditta edile ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine, e desta particolare indignazione se si considera che interessa i lavori per la realizzazione di un presidio sanitario pubblico.
La ricerca del principale
I fatti sono accaduti in via Paolo Vasta, dove è ripartito il cantiere per la realizzazione dell’ospedale di comunità in una struttura di proprietà dell’Azienda sanitaria provinciale da tempo inutilizzata.
L’appalto del valore di circa un milione e mezzo di euro è stato affidato, lo scorso ottobre, alla Jonica 2001, ditta di Giarre che in autunno è stata l’unica a presentare l’offerta tra le dieci che l’Asp aveva invitato alla procedura negoziata indetta dopo la risoluzione del contratto, per gravi inadempienze, con l’impresa che si era aggiudicata l’accordo quadro gestito da Invitalia nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Jonica 2001 ha ottenuto la commessa con un ribasso dello 0,5 per cento e l’impegno di completare i lavori di realizzazione della nuova struttura sanitaria entro i tempi previsti dal Pnrr.
Stando a quanto ricostruito dal Quotidiano di Sicilia, il primo tentativo di avvicinamento dell’impresa esecutrice è avvenuto a ridosso delle festività natalizie.
Un uomo di età avanzata si è presentato in cantiere e intercettando uno degli operai ha chiesto dove fosse il proprietario dell’azienda, spiegando di avere necessità di parlargli. La storia si è ripetuta nei giorni successivi: un nuovo passaggio per ricordare l’urgenza di entrare in contatto con il titolare.
La quantificazione del pizzo
Se già in quel momento, ciò che era accaduto aveva destato i timori dei lavoratori e dello stesso imprenditore, quel che è successo successivamente ha tolto ogni dubbio.
In seguito al mancato contatto con il titolare della Jonica 2001, in cantiere è stato trovato un bigliettino con l’indicazione della taglia da pagare per poter proseguire i lavori.
La cifra riportata sarebbe stata di centomila euro. Probabilmente una somma ritenuta “congrua” rispetto all’entità dei lavori in corso di esecuzione, tenendo conto che sulla tabella apposta all’esterno del cantiere è riportato l’importo di 2,4 milioni. Ovvero il costo complessivo – comprensivo di spese amministrative e somme a disposizione della stazione appaltante – dell’intero progetto. Accanto al foglio c’era una bottiglietta contenente liquido infiammabile, ad alludere ai problemi che ci sarebbero stati se l’imprenditore non avesse pagato.
Di fronte all’evidenza della richiesta estorsiva, il titolare si è rivolto ai carabinieri raccontando quanto appreso dai propri operai. Adesso gli investigatori sono all’opera nel tentativo di risalire all’identità dell’uomo che si è presentato in cantiere.
Un contributo potrebbe arrivare dagli impianti di videosorveglianza installati nei tanti esercizi commerciali che si trovano in via Paolo Vasta.
Il sindacato esprime solidarietà
A intervenire su quanto avvenuto ad Acireale è il segretario generale di Fillea Cgil Sicilia Giovanni Pistorio.
“La mafia in provincia di Catania non sta indietreggiando e questo nonostante nel 2025 a tutti i livelli, da quello che opera sul livello politico istituzionale sui grandi appalti a quello più territoriale e militare che opera con le estorsioni, abbia subito duri colpi. La mafia militare – commenta Pistorio – pretende di esercitare ancora più di prima la cosiddetta signoria territoriale ed in questi casi usa la violenza. Bisogna alzare ancora di più il livello di attenzione, serve una reazione corale. Bisogna stare quotidianamente a fianco a chi denuncia, alle aziende che hanno scelto senza tentennamenti la via della legalità”.
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