Terza dose e Omicron, J&J protegge di più dopo Pfizer, i dati - QdS

Terza dose e Omicron, J&J protegge di più dopo Pfizer, i dati

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Terza dose e Omicron, J&J protegge di più dopo Pfizer, i dati

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martedì 04 Gennaio 2022 - 13:09

Lo studio sull'efficacia del vaccino Johnson&Johnson, utilizzato come dose "booster" per proteggere anche dalla variante Omicron.

Il richiamo del vaccino anti-Covid di Johnson & Johnson mostra fino all’85% di efficacia contro l’ospedalizzazione in Sudafrica quando Omicron è dominante”. A comunicarlo è l’azienda, in base ai nuovi risultati preliminari dello studio sudafricano di Fase 3b Sisonke 2.

Lo studio

Un’analisi separata inoltre ha mostrato come questo vaccino utilizzato come richiamo eterologo, cioè dopo un ciclo primario completato con altri prodotti scudo, ha generato un aumento di 41 volte degli anticorpi neutralizzanti e un aumento di 5,5 volte delle cellule T CD8+ contro il nuovo mutante.

Il lavoro condotto dal South African Medical Research Council (Samrc) ha permesso di rilevare che il richiamo di J&J ha ridotto il rischio di ospedalizzazione da Covid tra gli operatori sanitari in Sudafrica dopo che Omicron è diventata la variante dominante. Durante i mesi in cui lo studio era in corso (da metà novembre a metà dicembre), si legge in una nota, la frequenza di Omicron è aumentata dall’82 al 98% dei casi di Covid in Sudafrica come riportato dalla piattaforma Gisaid.

La vaccinazione eterologa

Il secondo lavoro segnalato da J&J è un’analisi separata sulla risposta immunitaria a diversi regimi vaccinali, condotta dal Beth Israel Deaconess Medical Center (Bidmc), che ha dimostrato come un richiamo eterologo con Johnson & Johnson in persone che inizialmente avevano ricevuto il vaccino a mRna (BNT162b2) di Pfizer/BioNTech ha generato un aumento di 41 volte delle risposte anticorpali neutralizzanti entro quattro settimane dopo il richiamo e un aumento di 5,5 volte delle cellule T CD8+ verso Omicron entro due settimane. Invece un richiamo omologo con lo stesso vaccino a mRna (BNT162b2), invece, ha generato un aumento di 17 volte degli anticorpi neutralizzanti entro quattro settimane dopo il richiamo e un aumento di 1,4 volte delle cellule T CD8+ entro due settimane.

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