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La rete e il tesoro di Messina Denaro, De Lucia: “Due filoni d’indagine molto attivi”, ma l’audizione viene secretata

La rete e il tesoro di Messina Denaro, De Lucia: “Due filoni d’indagine molto attivi”, ma l’audizione viene secretata
Matteo Messina Denaro. Foto di Imagoeconomica

Le indagini sulla rete che ha protetto Messina Denaro e i tesori accumulati anche all’estero non si fermano. Il punto del Procuratore capo di Palermo in Commissione nazionale antimafia

In 30 anni di latitanza Matteo Messina Denaro è stato protetto dalla sua rete, coltivata con un metodo più “evoluto” rispetto ai mafiosi della generazione precedente come Totò Riina e Bernardo Provenzano. A dirlo è il Procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, intervenendo davanti alla Commissione nazionale antimafia e ricostruendo l’evoluzione di Cosa nostra ripercorrendo la carriera criminale del boss di Castelvetrano e delle indagini sui suoi affari (in particolare all’estero).

Matteo Messina Denaro “protetto da soggetti e ambienti”

“La latitanza di Matteo Messina Denaro è durata 30 anni e in questi 30 anni si sono succeduti soggetti e ambienti che lo hanno protetto“. Così il Procuratore De Lucia interviene, sottolineando che – grazie anche alle intercettazioni – sono stati arrestati 18 soggetti, “alcuni dei quali condannati in via definitiva”.

Le indagini dell’antimafia non ruotano solo intorno alla rete del boss, arrestato nel 2023 e deceduto pochi mesi dopo, ma anche sulla peculiarità della generazione di Messina Denaro rispetto ai “colleghi” mafiosi del periodo precedente. A parte il periodo stragista – sottolinea De Lucia – la generazione di Messina Denaro ha mantenuto un approccio “molto evoluto nel trattare i rapporti” con i “mondi cosiddetti esterni rispetto all’organizzazione” mafiosa.

Tra droga e beni riciclati, la “fortuna” del boss

Il cambio di approccio si accompagna anche a una mutazione delle priorità della Cosa nostra di Messina Denaro. Nel tempo, l’attenzione si è spostata verso “l’accumulazione dei capitali e la redistribuzione di questi capitali nel territorio e altrove”. E sul “tesoro” accumulato da Messina Denaro si concentrano ancora oggi le indagini.

Gli interessi del boss, a quanto pare, andavano oltre i confini siciliani e nazionali. “Abbiamo individuato beni riciclati da parte di un pezzo della famiglia mafiosa trapanese nella quale era coinvolto anche Matteo Messia Denaro, che percepiva il 10% degli affari di questa famiglia con investimenti in tutta Europa e in Libano“, spiega De Lucia.

Gli obiettivi dell’antimafia

I beni sequestrati all’estero ora dovrebbero tornare (almeno in parte) in Italia, una missione complessa a cui la Procura sta lavorando. Le indagini proseguono sugli interessi di Messina Denaro e della sua rete continuano: “La ricerca dei soldi di Messina Denaro, che poi è la ricerca dei soldi di Cosa Nostra, prosegue anche su altri due importanti filoni che ci riconducono verso l’estero. Sono filoni molto attivi”, dice De Lucia, che però avrebbe chiesto la secretazione dell’audizione.

La lotta alla mafia, nel frattempo, non si ferma. L’attenzione è sugli affari di droga – che, spiega De Lucia, avviene “in maniera organizzata, con un dialogo con altre organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta e la mafia albanese” – e sulla ricerca dell’ultimo grande superlatitante, Giovanni Motisi.

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