Il Gattopardo e non solo, Tra le righe della confusione - QdS

Tra le righe della confusione

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Tra le righe della confusione

Giovanni Pizzo  |
mercoledì 16 Agosto 2023

"Otto e mezzo" e "Il Gattopardo", due capolavori presentati in un dinamico confronto nel libro "La Bella Confusione": il commento.

Sto leggendo il bel libro di Francesco Piccolo, “La Bella confusione”, che parla del confronto, quasi un duello rusticano, nei primi anni 60 tra due giganti del cinema italiano. Fellini e Visconti. Uscirono nel 1963 in contemporanea due capolavori, in una sorta di parallelismo di eventi, coincidenze, schieramenti. “Otto e mezzo” e “Il Gattopardo“.

L’autore alla fine ci racconta il suo debole per quest’ultimo, dichiarando che l’amore per la lettura, e susseguentemente per la letteratura, fu determinato dall’eccitazione e dallo stupore immergendosi al liceo in questo suo primo romanzo di formazione. Il romanzo di Tomasi ha inciso profondamente sulla sua vita e sul corso degli eventi della stessa.

Queste riflessioni mi hanno portato a ricordarmi quando, e quale libro, mi avevano aperto gli occhi, fatto scoprire una sensibilità interiore, una curiosità per mondi e pensieri che solo un’avida lettura può soddisfare. Io lessi “Il Gattopardo” più tardi, al liceo, e mi sforzavo di ricordare quale era il mio primo romanzo rivelatore. Ed improvvisamente apparve lui, ottocentesco e romantico, la copertina con l’effige dell’Ussaro, “Il Rosso e il Nero” di Stendhal, il romanzo che ha condizionato la mia vita giovanile, ripercorrendone in forma attualizzata le mosse del protagonista.

Poi da quell’estate, era il 1977, altri romanzi mi hanno fissato immagini potenti, suscitate da pagine di una bellezza incontrovertibile. “La Valle dell’Eden” e “Furore” di Steinbeck, “Tenera è la notte” e “Il Grande Gatsby” di F. Scott Fitzgerald, “Un’avventura a Budapest” di Ferenc Kormendi, “La buona terra” di Pearl S. Buck , “I 49 racconti” e “Addio alle armi” di Hemingway, “Passaggio a nord-ovest” di Kenneth Roberts, “Cuore di tenebra” di J. Conrad.

Da lì per lunghissime estati in campagna lessi di tutto, scoprii librerie di famiglia imponenti, tutte edizioni degli anni trenta, quelle copertine leggere a rischio consunzione, un patrimonio dell’UNESCO soggiornante in una casa di campagna nel palermitano, tra Belmonte Mezzagno e Santa Cristina. Le estati duravano quattro mesi che passavano quasi completamente in campagna, a parte una parentesi balneare a Castellammare del Golfo. Qui non c’era televisione e se non volevi giocare a carte con zie e prozie l’unica via di fuga era la lettura, da stancare gli occhi, immersiva, stravolgente, identitaria. Il ragazzo colto poi lasciò il posto ad un uomo più di azione che di scrittura. E oggi rimpiango quel bivio che non presi, non combattei con determinazione per far si che le centinaia di romanzi letti trasformassero la mia vita portandomi ad essere un uomo di lettere. Oggi scrivo quasi tutti i giorni, ma la vena da romanziere era in quegli anni giovanili passati tra Dostoevskij e Dos Passos, tra Faulkner e Maupassant.

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