È una tragedia infinita quella dei migranti: 37 morti in un solo giorno nelle traversate della speranza nel Mediterraneo. Ieri si sono contate diciannove vittime che tentavano di raggiungere Lampedusa, altri diciotto nell’Egeo a bordo su un gommone naufragato al largo della costa di Bodrum nel sud-ovest della Turchia. Tutti per ipotermia, ossia morti di freddo.
Il dramma al largo di Lampedusa
Sul gommone partito da Abu Kammash, in Libia, erano in 80: tre persone sono disperse e al molo Favaloro sull’isola siciliana sono giunti oltre alle salme i 58 superstiti tra cui 16 donne e 7 minori (4 non accompagnati e tre bambini). Il natante è stato intercettato a circa 85 miglia da Lampedusa.
Dei sopravvissuti sette sono stati portati al poliambulatorio: quattro uomini, una donna – tutti dai 25 ai 30 anni – e due bambini: uno ha circa un anno e sua madre sarebbe tra le vittime. Gli adulti sono in stato di ipotermia e intossicati dai fumi di idrocarburi.
Due di loro in gravissime condizioni sono stati trasferiti in ospedali palermitani. Il gommone con i migranti partiti dalla Libia era stato avvistato ieri da un aereo italiano delle capitanerie di porto che aveva girato l’allarme alle autorità libiche, tunisine e maltesi: la risposta è stata che non potevano intervenire.
È salpata così da Lampedusa la motovedetta Cp 306 che ha raggiunto il natante a circa 14 miglia dalla piattaforma petrolifera Bouri. I militari si sono trovati di fronte a una scena straziante con i superstiti tremanti per il freddo, semi incoscienti, mischiati ai cadaveri. Alcuni dei sopravvissuti che si trovavano a bordo del gommone alla deriva hanno raccontato di essere partiti dalla costa libica lunedì, altri invece sostengono di aver lasciato le coste africane sei giorni fa. Una giovane donna ricoverata al Poliambulatorio in stato di ipotermia e intossicata da fumi di idrocarburi, non stacca lo sguardo dal bambino di circa un anno, che è stato salvato e portato sull’isola.
Si cercano tre dispersi al largo di Lampedusa
Dalle testimonianze dei migranti, tre uomini sono caduti in mare, e vengono ritenuti dispersi, poco prima che il gommone venisse intercettato e agganciato, a 85 miglia da Lampedusa, in area Sar libica.
I migranti superstiti, portati all’hotspot di contrada Imbriacola, hanno raccontato di essere in 80 sul gommone di 10 metri salpato da Abu Kammash in Libia all’alba di lunedì. I migranti hanno dichiarato di essere originari di Sudan, Sierra Leone, Gambia, Nigeria, Ghana, Etiopia e d’aver pagato da 400 a 2mila euro per la traversata.
Save the Children: “37 vite spezzate in un solo giorno in mare”
“Le 19 vite spezzate al largo della Libia, a cui se ne aggiungono almeno altre 18 nel Mar Egeo, non sono una tragedia inevitabile, ma il risultato diretto di politiche europee che continuano a privilegiare la deterrenza alla protezione delle persone, fra cui migliaia di bambini e bambine”. Lo afferma Save the Children commentando il naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, nel quale hanno perso la vita 19 persone, probabilmente per ipotermia.
Il team di Save the Children, presente a Lampedusa, è operativo per garantire una risposta ai bisogni immediati dei 58 sopravvissuti, tra cui ci sono 7 minori, di cui 4 non accompagnati. Alcuni dei superstiti, tra cui un bambino, hanno avuto bisogno delle cure dei sanitari.
Dal 2014 quasi 34.500 persone morte o disperse nel Mediterraneo
Sono quasi 34.500 le persone morte o disperse in tutto il Mediterraneo dal 2014 nel tentativo di raggiungere un futuro possibile in Europa, solo quest’anno sono state più di 800. Tra queste ci sono anche molti bambini, oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni.
“L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso costringe migliaia di uomini, donne e minori a viaggi sempre più pericolosi, lasciando il salvataggio al caso, alla fortuna o alla buona volontà dei singoli Stati. Finché l’Ue non sceglierà vie sicure e un sistema strutturato di soccorso, continueremo a piangere morti evitabili nel Mediterraneo”, sottolinea Save the Children.
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