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Trittico Vitivinicolo: vendemmia in anticipo tra qualità e siccità

Trittico Vitivinicolo: vendemmia in anticipo tra qualità e siccità

Previsioni: rese stabili ma forti differenze tra i territori

Milano, 7 ago. (askanews) – La vendemmia 2026 si prepara a partire in anticipo nel Nord Est, dopo una stagione segnata da temperature superiori alla media e precipitazioni ridotte. Alla prima settimana di agosto le prospettive qualitative sono generalmente buone o ottime e lo stato sanitario delle uve è favorevole, mentre sul fronte quantitativo il quadro complessivo appare sostanzialmente stabile rispetto al 2025. Dietro la media, tuttavia, emergono differenze marcate, con cali nelle zone più esposte alla siccità, incrementi dove la disponibilità idrica ha sostenuto i vigneti e situazioni diverse tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Alto Adige e Trentino. È quanto emerso dal secondo incontro della 52esima edizione del Trittico Vitivinicolo Veneto, tenutosi questa mattina, venerdì 7 agosto, in modalità online, con la partecipazione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Bond, e del direttore di Veneto Agricoltura, Federico Caner.

L’evento, organizzato da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura in collaborazione con CREA e ARPAV, ha fornito agli operatori del settore un quadro previsionale sulla precoce vendemmia del 2026, al via in questo inizio di agosto con almeno 8-10 giorni di anticipo rispetto alla norma.

Il caldo e la scarsità d’acqua hanno anticipato le principali fasi fenologiche, ma in diversi areali lo stress idrico ha successivamente rallentato l’attività delle piante e l’accrescimento degli acini. La disponibilità di irrigazione è diventata così uno dei fattori discriminanti della campagna. Le piogge poco frequenti hanno avuto anche un effetto favorevole sul fronte fitosanitario, limitando peronospora e oidio e consentendo generalmente di ridurre gli interventi di difesa. Restano invece diffuse le criticità legate alla flavescenza dorata, al mal dell’esca e alle altre malattie del legno.

Il Veneto presenta il quadro più articolato. A Belluno la primavera è stata tra le più calde degli ultimi decenni e la siccità ha interessato soprattutto le aree montane. I principali vitigni risultano in anticipo da 8 a 13 giorni e il Solaris dovrebbe aprire la raccolta dal 15 agosto. Lo stato fitosanitario è giudicato ottimo, con pochissimi sintomi di peronospora, ma alcune grandinate hanno inciso localmente sulle uve ed è stata osservata una recrudescenza della flavescenza dorata. Le prime stime indicano per Chardonnay, Glera, Pinot nero e Solaris una produzione inferiore di circa l’1% rispetto al 2025.

Tra Padova e Rovigo l’anticipo fenologico ha raggiunto inizialmente una decina di giorni, prima che caldo e carenza idrica rallentassero lo sviluppo. Fioritura, allegagione e ingrossamento degli acini si sono svolti in condizioni favorevoli e la situazione fitosanitaria viene valutata da buona a ottima, con peronospora e oidio sostanzialmente irrilevanti. Le stime indicano Glera stabile o in crescita fino al 5%, Pinot grigio a più 5%, salvo una prevista riduzione nell’area di Merlara, Merlot e Chardonnay tra più 5% e più 10%, Moscato giallo a più 5%, Cabernet Franc stabile e Cabernet Sauvignon stabile o in calo fino al 5%. L’irrigazione ha avuto un ruolo determinante nel contenere gli effetti della scarsità di precipitazioni.

Più delicata la situazione trevigiana. Alte temperature, comprese numerose notti tropicali, e siccità hanno accelerato il ciclo vegetativo, solo parzialmente compensato dall’irrigazione. La pressione delle malattie fungine è rimasta bassa, mentre la flavescenza dorata continua a essere presente. Sul piano produttivo le prime indicazioni sono negative rispetto al 2025, con Glera a meno 5%, Pinot grigio a meno 4% e Merlot a meno 2%. Per i bianchi destinati alla spumantizzazione l’anticipo della raccolta pone inoltre attenzione sulla tenuta dell’acidità.

Nel Veneziano e nel Veneto orientale la primavera è risultata la seconda più calda dal 1991, con un’anomalia media di 1,6 gradi rispetto alla norma, e la quinta più asciutta, con un deficit regionale delle precipitazioni del 35%. Giugno ha registrato una temperatura media superiore di 3,1 gradi alla norma e nell’ultima decade l’anomalia ha raggiunto 6,7 gradi. La disponibilità idrica è molto disomogenea e lo stress cresce nei vigneti non irrigati. Pinot grigio e Chardonnay mostrano una maturazione regolare nei siti monitorati, ma l’accrescimento degli acini e l’invaiatura risentono delle alte temperature. Le rese previste restano vicine a quelle del 2025, con Glera stabile, Pinot grigio tra meno 1% e meno 3%, Chardonnay stabile o in calo fino al 2%, Merlot e Cabernet stabili o in crescita fino al 3%.

A Vicenza le stime risentono maggiormente degli sbalzi termici durante fioritura e allegagione e degli stress idrico, termico e da irraggiamento. Glera e Chardonnay sono indicate a meno 5%, Pinot grigio, Merlot e Garganega a meno 10%. Le elevate temperature e la scarsa piovosità stanno inoltre riducendo l’acidità totale delle uve, in particolare l’acido malico, mentre sono segnalate scottature su foglie e grappoli. Sul fronte fitosanitario la minore necessità di trattamenti rappresenta il dato favorevole, mentre restano da gestire mal dell’esca e fitoplasmi.

Anche Verona si avvia verso una vendemmia anticipata da 8 a 10 giorni, ma con rese previste in diminuzione. Corvina, Corvinone e Rondinella sono stimate tra meno 10% e meno 12%, Chardonnay tra stabilità e meno 5%, mentre Garganega e Pinot grigio risultano sostanzialmente stabili. Tra le Denominazioni, le indicazioni disponibili segnalano Bardolino a meno 10%, Custoza a meno 5%, Soave a meno 8%, Valpolicella a meno 10% e Delle Venezie stabile. Siccità e stress idrico precoce hanno ridotto lo sviluppo dei grappoli e il peso medio degli acini, soprattutto per le varietà rosse. Il quadro sanitario rimane però generalmente buono e l’accumulo zuccherino sostiene aspettative qualitative favorevoli, con l’incognita dell’aumento del pH e della riduzione dell’acidità.

In Friuli Venezia Giulia la disponibilità idrica del primo semestre è stata inferiore del 30% rispetto alla media, con aprile quasi privo di precipitazioni e temperature estreme dalla fine di giugno. Le brinate del 30 e 31 marzo hanno provocato danni limitati, poi il caldo ha accelerato le fasi fenologiche fino a collocare il 2026 tra le annate più precoci dell’ultimo decennio. Peronospora e oidio hanno esercitato una pressione contenuta, con un numero ridotto di trattamenti anche nel biologico, mentre persistono le malattie del legno e aumentano leggermente i sintomi dei giallumi.

Proprio in Friuli Venezia Giulia la disponibilità d’acqua separa nettamente le prospettive produttive. Nei vigneti irrigati le rese sono previste in aumento tra il 5% e il 10% rispetto al 2025, mentre in quelli non irrigati oscillano tra la stabilità e una flessione del 5%. Complessivamente il raccolto potrebbe risultare superiore tra il 5% e il 10%, con gli incrementi maggiori nelle aree irrigate. Nel 2025 la produzione regionale aveva raggiunto 3.993.085 quintali, contro 3.638.433 nel 2024.

In Alto Adige il potenziale produttivo si colloca nella media, ma l’ingresso in produzione di nuovi vigneti spinge le stime verso l’alto. Nel 2026 entrano pienamente in produzione 158 ettari impiantati nel 2024 e per metà 150 ettari del 2025, per un’ulteriore superficie produttiva calcolata in 233 ettari. Con una resa media prevista di 94 quintali per ettaro, il contributo aggiuntivo viene stimato in 21.900 quintali. La produzione complessiva è indicata a 495.883 quintali, il 6,5% in più rispetto al 2025.

Le differenze varietali altoatesine sono significative. Il Pinot grigio è previsto a più 10%, con 83.100 quintali, il Traminer aromatico a più 15%, con 43.767 quintali, il Pinot nero a più 10%, con 45.164 quintali. Pinot bianco, Lagrein, Sauvignon bianco, Merlot e Cabernet sono stimati a più 5%, mentre Chardonnay e Schiava risultano stabili. La pressione di peronospora e oidio è decisamente inferiore al 2025, ma è aumentato il grado di attacco della flavescenza dorata. Il vigneto biologico copriva nel 2025 il 10,1% della superficie vitata altoatesina, pari a 592 ettari, in aumento dell’1,4% rispetto al 2024.

Il Trentino presenta una delle prospettive produttive più favorevoli, con una crescita stimata tra il 7% e l’8% rispetto al 2025 e incrementi maggiori per le varietà rosse, che rappresentano meno del 20% della produzione provinciale. Le previsioni indicano Chardonnay a più 7%, per 320mila quintali, Pinot grigio a più 4%, per 415mila, Teroldego a più 12%, per 84mila, e Merlot a più 10%, per 62mila. A sostenere le rese sono una maggiore fertilità e grappoli di dimensioni superiori.

Il quadro trentino presenta però una criticità territoriale precisa. A metà luglio una forte grandinata ha interessato circa 300 ettari di vigneti a sud di Rovereto (Trento), compromettendo buona parte del raccolto nelle superfici colpite. Nel resto del territorio lo stato vegetativo e sanitario viene valutato positivamente, senza problemi rilevanti di peronospora, oidio e botrite sui grappoli e senza attacchi di tignole, mentre i giallumi risultano leggermente in aumento. La produzione provinciale del 2025 era stata di 1.188.266 quintali, contro 1.061.191 nel 2024, mentre il biologico incide per meno del 10% e mostra una tendenza alla riduzione.

Il biologico costituisce del resto un’altra linea di frattura della campagna. A Belluno interessa circa il 7%, 8% del potenziale viticolo e resta stabile, mentre tra Padova e Rovigo le superfici sono scese da 911 ettari nel 2021 a 266 nel 2026, con una contrazione di circa il 70%. Anche nel Trevigiano diverse aziende sono uscite dal biologico dopo le difficoltà delle ultime campagne, passando in parte alla Certificazione Sqnpi e in misura minore al convenzionale. Nel Veneziano vengono segnalate uscite dalla certificazione soprattutto tra le aziende di maggiori dimensioni, mentre a Verona superfici e numero di aziende biologiche sono stimati in diminuzione tra il 10% e il 15% rispetto al 2025.

Sul mercato, in alcuni territori veneti viene segnalata una tendenza alla riduzione dei prezzi di diverse varietà di uva, in un quadro segnato anche dalle incertezze dei mercati vitivinicoli nazionali e internazionali. Il dato economico si affianca quindi alle variabili climatiche e fitosanitarie di una campagna che, alla prima settimana di agosto, mantiene prospettive qualitative favorevoli nella maggior parte degli areali.

Le valutazioni restano provvisorie e fotografano la situazione alla prima settimana di agosto. L’ultima parte della maturazione può ancora modificare rese e qualità, soprattutto nei vigneti sottoposti a stress idrico. Nuove ondate di calore potrebbero accentuare la perdita di acidità e limitare ulteriormente il peso degli acini, mentre temporali e grandinate costituiscono un’ulteriore criticità.