Troppi ricorsi annullati, Agenzia entrate premi sull’incassato - QdS

Troppi ricorsi annullati, Agenzia entrate premi sull’incassato

Carlo Alberto Tregua

Troppi ricorsi annullati, Agenzia entrate premi sull’incassato

giovedì 09 Luglio 2020 - 00:00

Ogni anno la statistica sul recupero dell’evasione, frutto di indagini professionali della polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza e dei successivi accertamenti dell’Agenzia delle entrate, ci riferisce cifre vicine ai sedici/diciassette miliardi. Esse sono ben lontane dagli oltre cento miliardi stimati di evasione, di cui una parte preponderante riguarda l’Iva. Per cui, è stata provvidenziale la norma che ha consentito di girare tale imposta dagli enti pubblici allo Stato.
È vero che in questo modo le imprese sono definanziate, perché non hanno avuto la possibilità di incassare l’Iva a monte per dedurla da quella a valle. Ma è anche vero che quella parte di Iva che prima non veniva riversata (quindi evasa), con questo strumento è stata recuperata.
La questione dell’evasione è di enorme portata non solo per i conti dello Stato e degli enti locali, ma anche perché continua l’iniquità di una parte dei cittadini (cattivi) che non sostiene le spese dello Stato, pagate dagli altri.

L’evasione che c’è nel nostro Paese non ha eguali nel mondo avanzato. Il buco nero fa il paio con la corruzione, altro cancro dilagante per effetto di una burocrazia incapace e disonesta, nella quale, per fortuna, emergono fulgidi esempi di onestà e competenza.
L’evasione fiscale è frutto anche della totale assenza del meccanismo denominato conflitto di interessi, secondo il quale qualunque cittadino sostenga una spesa, avrebbe la facoltà di dedurla dai suoi proventi. Solo così si attiverebbe un meccanismo virtuoso secondo il quale chi spende pretenderebbe il documento fiscale.
Qualcuno obietterà che in atto questo meccanismo esiste per le spese mediche e per le medicine. Ma esso non è efficace in quanto è consentita la detrazione solo del diciannove per cento e non dell’intero. Così il medico non corretto, riducendo del venti per cento la sua parcella, otterrà il consenso di non emettere la fattura, per altro non soggetta ad Iva.
L’enorme evasione è conseguenza anche di una scarsa efficienza della Pubblica amministrazione: una cosa è fare controlli con strumenti digitali, ben altra rigirando carte che spesso non si trovano.
È giusto che agli accertatori (polizia tributaria e dirigenti dell’Agenzia delle entrate) vengano dati i premi per la loro capacità e solerzia, consistente nel portare nelle casse dello Stato imposte evase. Ma solo questo fatto giustifica il premio, non quello formale dell’accertamento, perché in molti casi, abbastanza frequenti, le commissioni tributarie, provinciali e regionali, nonché l’apposita sezione tributaria della Corte di Cassazione, annullano tali accertamenti.
Dal che si deduce che i premi, magari di maggiore consistenza, dovrebbero essere corrisposti su cifre effettivamente incassate e non scritte sulla carta e soggette ad annullamento.
Se fosse spostato il premio dalle somme accertate alle somme incassate si otterrebbero alcuni risultati positivi. In primo luogo, le indagini ed il contraddittorio tra agenzie ed il contribuente si concretizzerebbero su fatti reali e non su induzioni e deduzioni spesso destituite di fondamento. In secondo luogo verrebbe attuata una deflazione dei processi tributari.

Anche in questo caso le nostre osservazioni riguardano fatti e non comportamenti formali. Quanti processi tributari vengono attivati inutilmente perché hanno scarso fondamento sui fatti? Quante attività di indagine e di controllo troverebbero rapida conclusione quando i verificatori si accorgessero che non vi è materia nel contendere?
Insomma, un ritorno alla concretezza ed alla realtà potrebbe accelerare il processo di recupero effettivo di somme per evasione fiscale e non attività svolta a riempire Processi verbali di constatazione.
Vi sono contribuenti che hanno subito verifiche fiscali confluenti nel citato documento e successivamente, mediante i propri legali, hanno avuto confronti con l’Agenzia delle entrate e, nonostante le buone ragioni, sono finiti in un processo tributario, che però ha dato loro ragione. Quanto danaro del contribuente sprecato in attività inutili che, invece, cambiando l’obiettivo da somme accertate a somme incassate, diventerebbero più utili sia per i cittadini che per i verificatori.

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