È notizia di questi giorni che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato al suo ministero del Tesoro di vendere masse di Buoni del tesoro dei ventisette Stati europei, soprattutto tedeschi, francesi e italiani. Parimenti, ha dato disposizione, sempre al suo ministero del Tesoro, di comprare Bond giapponesi.
Questa manovra può sembrare di scarso interesse, invece sottintende una precisa volontà di danneggiare le finanze degli Stati europei, perché la vendita massiccia di Buoni del tesoro comporta la diminuzione dei relativi prezzi sul mercato e di conseguenza può innestare un processo di paura in chi già ne detiene quantità, paura che porta alla vendita. Ovviamente il discorso non riguarda solo i privati, perché la maggior parte dei Buoni del tesoro statali sono posseduti da finanziarie, banche, fondi di investimento e via enumerando, quindi enti che capiscono bene qual è il tempo della domanda e dell’offerta degli stessi titoli.
Dall’altra parte, per le ragioni opposte, Trump ha ordinato al suo ministero di comprare Buoni del tesoro giapponesi, come già scritto. Con questa manovra si ottiene l’effetto contrario a quello prima indicato, cioè aumenta il prezzo degli stessi Buoni del tesoro, che divengono quindi più appetibili e inducono altri a comprarne ancora, con ciò aiutando il Governo giapponese nella sua politica di finanziamento di tutte le attività, perché in questo modo ha maggiore disponibilità finanziaria. Dobbiamo ricordare che il debito pubblico del Giappone è enorme. Per fare un paragone, quello italiano è intorno al 135 per cento del Pil, mentre quello giapponese supera il 200 per cento del Pil. Però quel Paese prospera e va avanti meglio dell’Italia, forse anche per le sue antiche e persistenti tradizioni.
Torniamo a Trump. Egli muove tutte le leve economiche e finanziarie per portare acqua al proprio mulino, nel senso che con quella appena descritta intende indebolire l’Ue, che non è sua amica, e rinforzare il Giappone, che invece è un suo forte sostenitore. Anche in questo caso il danaro è la leva più forte per seguire interessi di parte.
Trump, economia e interessi personali
Da quando è presidente, Trump ha triplicato il suo patrimonio personale perché molte delle sue manovre hanno come effetto collaterale notevoli vantaggi per le sue imprese. Non solo, ma molti suoi amici, che sono anche grandi imprenditori stramilionari, hanno ricevuto incarichi istituzionali, come per esempio l’ambasciatore americano a Roma, Tilman Joseph Fertitta, appunto potente e ricchissimo imprenditore che scorrazza per il Mediterraneo col suo mega yacht.
Di fatto Trump ha inaugurato un nuovo modo di esercitare la funzione di presidente degli Usa che i suoi predecessori non avevano mai usato, cioè le leve economiche per favorire qualcuno (gli amici) e danneggiare qualche altro (i nemici).
Amici e nemici sono distinti da Trump in modo chiarissimo. Ovviamente lui ne parla in termini di interesse per l’America (“America first”), ma dentro questo slogan ce n’è un altro sottaciuto: Trump first.
Gli Stati Uniti tra denaro, consenso e politica
Anche gli Stati Uniti – la più antica democrazia del mondo, partita nel 1776 con la Dichiarazione d’indipendenza di Thomas Jefferson – hanno cambiato volto. La dematerializzazione dell’economia e dei rapporti fra i cittadini porta sempre di più alla connessione fra il denaro e il consenso. Si dice che Trump stia accumulando cinque miliardi di dollari (avete letto bene, cinque miliardi di dollari!) per preparare la sua campagna elettorale del 2028, quando arriverà all’età di ottantadue anni, età in cui dovrebbe andare in pensione, in atto lontana dalla sua idea.
Cinque miliardi di dollari dovrebbero assicurare la sua elezione perché l’inondazione di attività promozionali, fra televisioni, media sociali, giornali, conferenze, meeting e altro riesce a indurre i cittadini a votare chi promuove tutte queste iniziative, che sono finanziate col denaro.
Un’altra dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che l’argent fait la guerre, rimuove qualunque ostacolo e muove le folle, condizionandone la volontà. Così funziona l’Umanità!

