PALERMO – La Sicilia ha tutte le carte in regola per diventare una delle grandi destinazioni del turismo congressuale internazionale. Eppure continua a rincorrere. Mentre l’Italia consolida la propria leadership in Europa e si conferma seconda al mondo per numero di congressi ospitati, l’Isola fatica ancora a trasformare il suo immenso patrimonio culturale, paesaggistico e scientifico in un motore capace di attrarre grandi eventi internazionali. Una sfida aperta, che però, secondo i vertici di Convention Bureau Italia, può ancora essere vinta.
L’Italia cresce ma il Sud resta ai margini
L’Italia continua a crescere nel settore dei congressi e dei grandi eventi professionali, sulla base degli ultimi dati resi noti da Icca (International congress and convention association), la principale autorità globale che traccia gli eventi associativi internazionali. Un comparto che vale quasi 15 miliardi di euro di impatto economico diretto e che rappresenta una delle forme di turismo più redditizie, perché porta visitatori durante tutto l’anno, contribuendo a riempire alberghi, ristoranti e attività commerciali anche lontano dall’alta stagione.
Se il Paese festeggia risultati sempre più importanti, la Sicilia osserva ancora da una posizione di rincorsa. Nonostante un patrimonio storico e artistico unico al mondo, un clima favorevole in ogni stagione, una gastronomia apprezzata a livello internazionale e una crescente offerta ricettiva di qualità, l’Isola continua a pagare anni di ritardi sul fronte delle infrastrutture, dei collegamenti e della capacità di proporsi come sistema unitario agli organizzatori dei grandi eventi.
Ferrari (Convention Bureau Italia): “Palermo sale dal 274° al 151° posto Icca 2025”
Eppure qualcosa sta cambiando. A dirlo è Carlotta Ferrari, presidente di Convention Bureau Italia, l’ente privato nato nel 2014 per promuovere l’Italia come destinazione per congressi, meeting ed eventi internazionali e che oggi rappresenta una rete di oltre 3.500 aziende del settore, mettendo in contatto i territori con gli organizzatori di eventi provenienti da tutto il mondo. Secondo Ferrari, la Sicilia non deve guardare soltanto alla distanza che la separa dalle grandi città del Centro-Nord, ma anche ai passi avanti già compiuti: “Il modello policentrico italiano funziona proprio perché valorizza le specificità dei territori. E la Sicilia sta crescendo: Palermo nel ranking Icca 2025 è salita dalla 274^ alla 151^ posizione mondiale, passando da 8 a 18 congressi internazionali in un anno. Un risultato molto significativo. La forza dell’Italia è non concentrare tutto su una sola destinazione, ma offrire agli organizzatori una rete diffusa di città e competenze”.
“Come Convention Bureau Italia – ha aggiunto – lavoriamo per aumentare la presenza del Sud nei progetti di promozione internazionale, nei roadshow e nelle attività di networking con i buyer esteri. La scelta di Palermo per Italy at Hand 2026 va esattamente in questa direzione e conferma il potenziale della Sicilia come asset strategico della crescita congressuale italiana. Siamo disponibili a supportare eventuali percorsi di creazione e sviluppo di convention bureau regionali o territoriali, mettendo a disposizione competenze, networking ed esperienza maturata sui mercati internazionali”.
Italian Knowledge Leaders: accademici e ricercatori siciliani ambasciatori dei congressi internazionali
Parole che fotografano una realtà fatta di luci e ombre. Da un lato Palermo cresce nella classifica internazionale, dall’altro il divario con le principali città italiane resta evidente. Il cosiddetto “modello policentrico”, che ha permesso all’Italia di distribuire i grandi congressi in diverse città anziché concentrarli in un’unica metropoli, non ha ancora coinvolto pienamente il Mezzogiorno, con Napoli che rappresenta l’eccezione più significativa. Per Ferrari, però, l’Isola possiede un’altra risorsa ancora poco sfruttata: il proprio patrimonio scientifico e universitario. “La Sicilia – ha spiegato – possiede Università prestigiose, centri di ricerca qualificati e professionisti riconosciuti a livello internazionale. Più che di mancanze parlerei della necessità di rafforzare il dialogo tra comunità scientifica, istituzioni e filiera congressuale. Il progetto Italian Knowledge Leaders nasce proprio per aiutare accademici e ricercatori a diventare ambasciatori internazionali delle proprie destinazioni. Quando queste componenti lavorano insieme, i risultati arrivano. Il nostro obiettivo è accompagnare sempre più knowledge leader siciliani nei percorsi di candidatura dei congressi internazionali, offrendo supporto strategico e networking. I congressi scientifici, infatti, non generano soltanto impatto economico, ma rafforzano reputazione, competenze e attrattività dei territori”.
L’idea è semplice: dietro un congresso internazionale non ci sono soltanto alberghi pieni per qualche giorno, ma anche nuove relazioni, ricerca, investimenti e opportunità per il territorio. Per questo motivo il coinvolgimento delle Università e dei ricercatori diventa decisivo per convincere le grandi associazioni internazionali a scegliere una destinazione piuttosto che un’altra.
Sostenibilità, inclusione e legacy: le nuove sfide imprescindibili del turismo congressuale
Ma esiste anche un’altra sfida, ormai diventata imprescindibile. Oggi chi organizza grandi eventi guarda con crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, all’accessibilità e all’impatto sociale delle manifestazioni. Anche sotto questo profilo, secondo Ferrari, la Sicilia può crescere se saprà mettere in rete istituzioni pubbliche e operatori privati: “Oggi i grandi eventi internazionali vengono assegnati anche in base alla capacità delle destinazioni di garantire sostenibilità ambientale, accessibilità e inclusione. Il turismo congressuale è tra i comparti che meglio rispondono a questi requisiti grazie a un’organizzazione accurata e a standard qualitativi sempre più elevati. Esistono inoltre progettualità consolidate come Food for Good e una forte attenzione all’inclusione e alla leadership femminile. Convention Bureau Italia può favorire il dialogo tra istituzioni, operatori e mercato internazionale, accompagnando i territori in percorsi di crescita sostenibile. Sempre più centrale è anche il tema della legacy: eventi capaci di lasciare competenze, servizi e valore duraturo alle destinazioni che li ospitano”.
Salvadori: “La Sicilia è molto attrattiva per meeting, incentive ed eventi corporate”
Anche dal punto di vista operativo, la Sicilia continua a confrontarsi con alcune criticità, a partire dai collegamenti e dalle infrastrutture. Un aspetto che, secondo Tobia Salvadori, direttore di Convention Bureau Italia, non rappresenta però un ostacolo insormontabile nella scelta delle destinazioni da parte degli organizzatori internazionali. “In realtà – ha evidenziato – non registriamo particolari resistenze verso la Sicilia, anzi: la destinazione sta vivendo un momento molto positivo sia nel leisure sia nel comparto eventi e wedding. È chiaro che esistano dinamiche legate all’accessibilità e alle infrastrutture, ma sono aspetti comuni a molte destinazioni che non sono grandi capitali europee. Gli organizzatori internazionali cercano soprattutto esperienze autentiche, qualità dei servizi e affidabilità organizzativa. La Sicilia oggi è molto attrattiva per meeting, incentive ed eventi corporate“.
Per Salvadori, la sfida è trasformare questo interesse in un flusso costante di grandi appuntamenti internazionali, mettendo in rete strutture ricettive, sedi congressuali, operatori e servizi, così da offrire agli organizzatori un sistema efficiente e competitivo.

