Turismo, nel Defr le strategie della Regione, ma servono i fatti - QdS

Turismo, nel Defr le strategie della Regione, ma servono i fatti

Carmelo Lazzaro Danzuso

Turismo, nel Defr le strategie della Regione, ma servono i fatti

venerdì 27 Agosto 2021 - 06:00

Brand Sicilia, viaggi slow ed enogastronomici, idee green e cineturismo. C’è ancora molta strada da fare. l dato da cui partire è quello del 2019, fermatosi a poco più di 15 milioni di pernottamenti

Il dato da cui partire è quello del 2019, che come certificato dall’Osservatorio turistico regionale si è fermato a 15,1 milioni di pernottamenti. Poi è arrivato il Covid e tutto il settore turistico ha ricevuto un contraccolpo difficilmente prevedibile.

Ripartire è un verbo che nell’ultimo anno e mezzo abbiamo sentito ormai migliaia di volte. Ma se c’è un comparto che più di ogni altro ha necessità di recuperare è certamente quello ricettivo. La sa bene il Governo Musumeci, che a esso ha dedicato un apposito paragrafo del nuovo Documento di economia e finanza regionale, licenziato dalla Giunta la scorsa settimana e adesso prossimo ad affrontare l’esame dell’Assemblea regionale siciliana.

Un paragrafo, che parte proprio dall’analisi di un settore martoriato e fissa alcuni punti da cui cominciare a risalire. “Il turismo – si legge nel Defr – è tra i settori che maggiormente hanno subito l’impatto della pandemia da Covid-19. Gli effetti prodotti da quest’ultima hanno reso particolarmente evidente la rilevanza di questo settore: in Sicilia, così come in Italia e nel resto del mondo, l’improvvisa e drastica contrazione dei flussi turistici ha determinato una congiuntura economica negativa che si è rapidamente estesa a tutte le filiere del settore, coinvolgendo imprese e destinazioni. A quasi vent’anni di distanza dallo stop causato dagli attentati dell’11 settembre, il turismo ha conosciuto una nuova, imprevista e drammatica, battuta d’arresto che ha bruscamente interrotto la fase di lenta ripresa della domanda turistica iniziata nel 2016”.

“L’emergenza sanitaria – viene sottolineato nel documento – si è rapidamente trasformata in una emergenza economica senza precedenti la cui risoluzione richiede l’adozione di soluzioni maggiormente sostenibili e condivise così come concrete azioni congiunte tra pubblico e privato”.

Una sinergia, quest’ultima, che molto spesso è mancata, ma che la contrazione del settore avuta negli ultimi due anni rende non più posticipabile. “A consuntivo 2020 – si legge nel Defr – la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Sicilia è diminuita del 69% circa rispetto all’anno precedente. Se si guarda invece ai dati di flusso sulla movimentazione dei clienti nelle strutture ricettive dell’Isola, nel corso del 2020, i poco più di 6,6 milioni di pernottamenti complessivamente rilevati (dato provvisorio) segnano una contrazione del 56% rispetto al 2019, quota che nel caso degli stranieri supera nettamente la soglia dell’80%. I dati provvisori disponibili per i primi mesi del 2021 ripropongono trend analoghi a quelli del 2020 con perdite che, specie per gli stranieri, restano consistenti e dello stesso ordine di grandezza”.

Cattedrale di Palermo

La speranza per l’anno in corso, quindi, è quantomeno ripetere i risultati ottenuti lo scorso anno, per poi concentrarsi sul 2022 che, almeno nelle intenzioni, dovrà rappresentare la svolta per il turismo siciliano. Servono però, come già detto, delle strategie ben definite. “Le linee strategiche perseguite – è scritto nel Documento di economia e finanza regionale – coerenti con quelle previste dal Piano triennale di sviluppo turistico 2021/2023, in corso di approvazione da parte della Giunta di Governo, sono: incrementare la visibilità dell’offerta commerciale del turismo siciliano; rafforzare la visibilità del brand Sicilia; rafforzare l’attrattività attraverso la promozione del patrimonio nelle aree di attrazione naturale e culturale e del patrimonio marino e costiero; rafforzare la rete delle infrastrutture sportive verdi”.

Occorre fare i conti, inoltre, con desideri dei viaggiatori che sembrano essere cambianti. Anche questi, probabilmente, per le conseguenze del Coronavirus. Il turismo slow, insomma, dovrà essere tenuto in grande considerazione (ne parliamo meglio in basso). Ma soprattutto occorrerà investire in campagne di promozione innovative ed efficaci, anche martellanti se necessario. “Ciò che conta – viene sottolineato nel Defr – è non perdere il contatto con il potenziale turista attraverso sollecitazioni visive continue che possano scongiurare il rischio di una differente scelta al momento della prenotazione della vacanza, stante la forte competitività esistente anche all’interno delle regioni d’Italia”.

Insomma, le idee ci sono. Adesso, però occorre metterle in pratica. Non soltanto per tornare ai livelli pre Covid, ma per andare anche oltre quei 15 milioni di pernottamenti. Una regione dotata della storia, dei tesori archeologici e culturali, delle bellezze naturalistiche e del clima tipici della Sicilia può certamente ambire a fare molto, molto di più.

Viaggi in bici o sui set di cinema e tv
Ecco le nuove frontiere da esplorare

PALERMO – Viaggi alla scoperta della nature, dei luoghi nascosti di un territorio, pensati per assaporare la cucina tradizionale e gustare un buon vino. E ancora lunghi percorsi in sella a una bici, passeggiate tra borghi o sentieri montani, oppure itinerari per vivere di persona i luoghi che hanno ospitato set cinematografici o televisivi. Questo è quello che sempre più turisti cercano nel momento in cui programmano la prossima vacanza. Questo è ciò a cui deve puntare la Sicilia per il prossimo futuro.

Nel Documento di economia e finanza regionale, l’intenzione di puntare su queste nuove tendenze è chiara e bene esplicitata, in particolare per ciò che riguarda “la valorizzazione di: Siti Unesco, siti monumentali e archeologici, Parchi e Riserve, Borghi”. Inoltre, “specifiche iniziative riguarderanno: il turismo accessibile, sostenibile, lento (cicloturismo, ippoturismo, trekking a tappe, ecc.), i segmenti del Lusso, del Crocierismo, del Mice (Meetings, Incentives, Conferences, Exhibitions), terme e benessere nonché il turismo enogastronimico e derivante dai grandi eventi sportivi, musicali, teatrali e del cineturismo”.

Cicloturismo e cineturismo, tra l’altro sono due questioni che abbiamo trattato di recente sul Quotidiano di Sicilia. Due miniere d’oro che ancora, nella nostra regione, sono state sfruttate soltanto in minima parte.

Per quanto riguarda i viaggi in bici, l’esempio da seguire è quello del Trentino Alto Adige, che come sottolineato nel report “Viaggiare con la bici” Isnart-Legambiente Bike Summit 2020, ha saputo valorizzare questo segmento turistico come pochi altri in Europa. “I 3.250 chilometri di percorsi cicloturistici del Trentino – viene evidenziato sul documento – si stima che attirino ogni anno circa 16 milioni di presenze turistiche su un movimento complessivo di oltre cento milioni, attivando un volume d’affari di oltre 1 miliardo di euro in termini di spesa turistica. Questo significa che ogni chilometro di ciclabile, che ha un costo di costruzione variabile tra i 30 mila e i 170 mila euro e oneri di manutenzione tra i 2 mila e i 6 mila euro annui sempre al km, è in grado di generare, in media ogni anno, un impatto economico di circa 338 mila euro”.

Sul fronte del cineturismo, invece, l’esempio più stupefacente è probabilmente quello del Comune di Crema, che sfruttando la popolarità del film di Luca Guadagnino Call me by your name è riuscito a ottenere un’inaspettata ribalta internazionale. Non si tratta di fortuna o caso: dietro questo exploit c’è un sapiente lavoro (pre e post uscita del film) fatto di investimenti, promozione del territorio, itinerari personalizzati, accoglienza, sinergie e collaborazioni che hanno reso Crema famosa (e ambita) in tutto il mondo. Un grande lavoro fatto dall’Amministrazione comunale guidata dalla sindaca Stefania Bonaldi.

Dunque, cosa ha la Sicilia in meno rispetto alle località che abbiamo citato? La risposta è: nulla. A questo punto servono programmazione e investimenti mirati per trasformare il nostro territorio in una calamita per turisti. Le potenzialità ci sono, adesso è il momento di sfruttarle finalmente a dovere.

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