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L’Ucraina non entrerà in Europa fino al 2050. Adeguamento ai trattati, percorso lunghissimo

L’Ucraina non entrerà in Europa fino al 2050. Adeguamento ai trattati, percorso lunghissimo
IAN BORG VICE PRIMO MINISTRO, MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI E DELL’EUROPA E DEL COMMERCIO, MALTA VOLODYMYR ZELENSKY PRESIDENTE UCRAINA ALAIN BERSET SEGRETARIO GENERALE DEL CONSIGLIO D’EUROPA

Dai criteri di Copenaghen e Maastricht all’unanimità dei Paesi già membri: il rigido iter per l’allargamento dell’Ue

KIEV – Da un lato le ambizioni dell’Ucraina di far parte della cerchia dei Paesi membri dell’Unione europea, dall’altro la chimera di una guerra scatenata dalla Russia di Vladimir Putin e, dopo oltre quattro anni, impantanata in una condizione di stallo militare. A oggi, il percorso di avvicinamento di Kiev a Bruxelles continua a essere un percorso a ostacoli, contraddistinto da una condizione di instabilità geopolitica che appare al momento insanabile. Già nel 2016, l’allora presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, avvertiva che l’Ucraina non sarebbe stata in grado di aderire all’Unione europea “per almeno 20-25 anni”.

16 giugno 2026: la data che potrebbe segnare una svolta nei negoziati di adesione

In questo contesto così fragile, la data del prossimo 16 giugno potrebbe comunque rappresentare uno spartiacque importante per comprendere quali possibilità concrete ha l’Ucraina di far parte della cerchia dei membri aderenti all’Ue in un futuro prossimo. In quel giorno, infatti, in occasione del Consiglio Affari generali, Bruxelles potrebbe portare all’ordine del giorno l’apertura del primo gruppo di capitoli negoziali per l’ingresso di Kiev (insieme alla Moldova) nella Comunità europea.

Un passaggio che anticiperebbe, di fatto, i temi che verranno affrontati durante il Consiglio europeo del 18 e del 19 giugno, quando si parlerà proprio del sostegno dell’Ue all’Ucraina nel conflitto con la Russia e dell’avvicinamento dell’ex Paese sovietico all’Europa unita.

A margine dell’incontro di Lefkosia del 23 aprile scorso, il presidente della Consiglio Ue, Antonio Costa, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno ribadito – in compagnia del capo di Stato ucraino, Volodymyr Zelensky – i “significativi progressi compiuti dall’Ucraina nel suo percorso di adesione all’Ue” e hanno sollecitato “l’apertura immediata” dei cosiddetti ‘cluster’ negoziali.

Nei giorni scorsi, anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha avanzato in una lettera la possibilità di un ingresso rapido dell’Ucraina nel club dei 27, proponendo la candidatura di Kiev come “membro associato”. Tale condizione, al momento, non è prevista dall’Ue e rappresenterebbe un unicum pensato su misura per l’Ucraina. Secondo Merz, tale status non prevedrebbe nessuna modifica dei trattati europei e nemmeno la stipula di un trattato di adesione di Kiev.

Allo stesso tempo, l’Ucraina potrebbe godere dell’estensione dell’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea che fa riferimento alla clausola di mutua difesa. Inoltre, Kiev potrebbe prendere parte alle riunioni del Consiglio europeo e del Consiglio dell’Unione europea senza diritto di voto, avere un membro associato della Commissione privo di portafoglio e rappresentanti associati al Parlamento Ue, anche in questo caso senza diritto di voto.

Al momento si resta pur sempre nel campo delle ipotesi, ma è certo che il processo per entrare a pieno titolo nell’Europa unita è lungo e tortuoso. Riprendendo la previsione già citata di Juncker, è difficile immaginare che l’Ucraina possa sedere come 28esimo membro dell’Ue prima del 2050. Vediamo perché.

1. Perché l’ingresso di Kiev in UE richiede tempo

Sul piano pratico, la richiesta ufficiale di adesione dell’Ucraina all’Unione europea è pervenuta il 28 febbraio 2022, quattro giorni dopo l’invasione russa. Diverse settimane dopo, il 23 giugno 2022, Kiev ha ottenuto lo status di candidato su autorizzazione del Consiglio europeo e soltanto due anni dopo, il 25 giugno 2024, sono stati formalmente avviati i negoziati. Bruxelles, dal suo canto, ha chiesto all’Ucraina di portare avanti tutte quelle riforme fondamentali per ottenere il cosiddetto ‘acquis’ comunitario, in parole povere “la raccolta dei diritti e degli obblighi comuni che costituisce il corpo del diritto dell’Unione, integrato nei sistemi giudiziari degli Stati membri dell’Unione”.

Come abbiamo già ripetuto in passato, secondo l’art. 49 del Trattato di Lisbona, ogni Paese europeo ha diritto a presentare una richiesta di adesione all’Unione, ma allo stesso tempo è tenuto ad accettare e rispettare i “criteri” di Copenaghen stabiliti nel 1993 in occasione del Consiglio europeo che si è tenuto in quell’anno nella capitale danese e successivamente rafforzati nel Consiglio di Madrid del 1995. Inoltre, il Paese che intende adottare l’euro come moneta e fare parte dell’Eurozona, deve rispettare i criteri di Maastricht entrati in vigore nel ’93 (vedi box in pagina).

A corredo di tali condizioni vanno poi aggiunte le osservazioni formulate dalla presidenza sull’allargamento il 16 dicembre 2025 che chiedono a Kiev di fare ulteriori sforzi nella lotta alla corruzione, sottolineando “l’importanza di istituzioni anticorruzione indipendenti ed efficaci” e ribadendo “la necessità di garantire che in futuro nessuna ingerenza giuridica o politica incida sui lavori di tali istituzioni”. Il Consiglio sollecita Kiev a monitorare e affrontare i casi di “presunte pressioni politiche sugli attivisti anticorruzione, sui difensori dei diritti umani e sulle organizzazioni della società civile”.

Il Consiglio, inoltre, “incoraggia l’Ucraina a intensificare gli sforzi volti a migliorare la capacità di far fronte alle pressioni concorrenziali e alle forze di mercato all’interno dell’Ue”. E ancora, nel documento la presidenza “rileva l’importanza di sviluppare la connettività energetica per rafforzare la resilienza del settore energetico ucraino” anche ai fini “dell’integrazione nel mercato dell’energia dell’Ue”.

2. Trattato di adesione e unanimità dei 27: nessuna scorciatoia per l’Ucraina

A Kiev non basterà, comunque, presentare una relazione sul buon lavoro svolto durante il percorso di candidatura per essere automaticamente ammessa tra i membri Ue. Così come sottolineato dalla Commissione europea, “nessun negoziato su un singolo capitolo si considera chiuso finché ogni Governo dell’Ue non sia soddisfatto dei progressi compiuti dal Paese candidato”. Pertanto, il processo negoziale verrà considerato concluso “definitivamente” solo dopo la chiusura di ogni singolo capitolo.

In caso di valutazione positiva, si passerà al Trattato di adesione. Tale documento “non è definitivo e vincolante” finché “non ottiene il sostegno del Consiglio dell’Ue, della Commissione e del Parlamento europeo, non è firmato dal Paese candidato e dai rappresentanti di tutti gli Stati membri dell’Ue” e “non è ratificato dal Paese candidato e da ogni singolo Stato membro dell’Ue, secondo le rispettive norme costituzionali”. Il Paese candidato – conclude la Commissione – aderisce ufficialmente all’Unione “alla data indicata nel trattato di adesione”. In altre parole non è possibile che l’Ucraina, così come qualunque altro Stato aspirante, possa entrare nel consesso comunitario senza che vi sia l’unanimità degli attuali membri.

3. Lo “scoglio francese”: il referendum che può bloccare l’ingresso dell’Ucraina in Europa

Esiste inoltre uno “scoglio francese” per tutti quegli Stati europei che chiedono di fare ingresso nell’Ue. L’articolo 88 comma 5 della Costituzione transalpina prevede, infatti, che vengano sottoposti a referendum dal presidente della Repubblica i progetti di legge di autorizzazione alla ratifica dei trattati relativi all’adesione di un nuovo Stato all’Ue. Il che significa che basta la contrarietà del popolo francese all’ingresso dell’Ucraina in Europa per mandare in frantumi i sogni di Kiev. Va comunque ricordato che, nel caso in cui entrambe le Camere del Parlamento adottino una mozione con la maggioranza dei tre quinti, l’emiciclo può comunque autorizzare il via libera al disegno di legge.

La Turchia aspetta da quasi 40 anni. La Macedonia del Nord da più di 20

Attualmente, insieme all’Ucraina, sono nove i Paesi candidati all’adesione all’Unione europea: Turchia, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Moldova e Georgia. Così come ricordato dal Consiglio europeo, fino a oggi l’allargamento “si è verificato sette volte nella storia dell’Ue”.

Tra quelli elencati in precedenza, la Turchia ha presentato domanda di adesione nel 1987, ha ottenuto lo status di Paese candidato nel dicembre 1999 e ha avviato i negoziati di adesione nell’ottobre 2005. Tuttavia, i negoziati si trovano attualmente in una fase di stallo dal giugno 2018, a causa del mancato progresso delle riforme democratiche nel Paese. Nel corso di questi anni, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha rilanciato la necessità di far ripartire i negoziati. Tuttavia, nel maggio 2025, in una risoluzione non legislativa i deputati del Parlamento europeo hanno ribadito che che “il processo di adesione della Turchia all’Ue non può riprendere nelle attuali circostanze, nonostante le aspirazioni democratiche e filo-europee di una larga parte della società turca”. Pertanto, il percorso per Ankara rimane congelato.

La Macedonia del Nord ha presentato domanda di adesione all’Unione nel marzo 2004 e ha ottenuto lo status di Paese candidato all’adesione nel dicembre 2005. Il 19 luglio 2022 l’Unione europea ha tenuto la prima conferenza intergovernativa con la Macedonia del Nord.

Il Montenegro ha presentato domanda di adesione europea nel dicembre 2008 e ha ottenuto lo status di Paese candidato all’adesione all’Unione nel dicembre 2010. Successivamente, nel giugno 2012, sono iniziati i negoziati di adesione. Finora, 33 capitoli sono stati aperti ai negoziati e 14 di questi sono stati provvisoriamente chiusi.

L’Albania ha presentato la propria richiesta nell’aprile 2009 e ha ottenuto lo status di Paese candidato nel giugno 2014. L’Ue ha tenuto la prima conferenza intergovernativa con l’Albania nel luglio 2022.

La Bosnia-Erzegovina ha presentato richiesta di adesione all’Unione europea nel febbraio 2016 e ha ottenuto lo status di Paese candidato all’adesione all’Ue nel dicembre 2022. La Commissione europea sottolinea che “volta raggiunto il necessario livello di conformità ai criteri di adesione, la Bosnia-Erzegovina potrà avviare i negoziati di adesione”.

La Repubblica di Moldova ha presentato domanda di adesione all’Unione europea nel marzo 2022 e ha ottenuto lo status di Paese candidato nel giugno 2022. I negoziati di adesione sono stati formalmente avviati nel giugno 2024.

La Georgia ha presentato domanda di adesione all’Ue nel marzo 2022 e ha ottenuto lo status di paese candidato nel dicembre 2023. Il processo di adesione si è di fatto interrotto nel 2024.

Va comunque ricordato che per i Paesi dei Balcani occidentali l’Unione europea prevede un “un processo di allargamento particolare denominato processo di stabilizzazione e associazione (Psa)”. I partner a oggi coinvolti in questo processo sono Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia. L’obiettivo del Psa “è stabilizzare questi partner sul piano politico ed economico in modo che siano pronti ad aderire all’Ue”. Bruxelles prevede “di raggiungere questo obiettivo fornendo assistenza finanziaria consentendo un facile accesso ai mercati dell’Ue promuovendo la cooperazione tra i Paesi della regione”.