Milano, 20 ott. (askanews) – Le restrizioni previste dall’intesa preliminare tra Unione europea e Cina sulle importazioni di auto ibride potrebbero rendere nuovamente interessanti per gli investitori i titoli dei costruttori automobilistici europei. È quanto emerge da un’analisi di Citi ripresa dal Wall Street Journal, secondo cui il contenimento della crescita delle quote di mercato dei marchi cinesi potrebbe favorire una rivalutazione del settore, penalizzato negli ultimi anni dalla pressione competitiva asiatica.
L’intesa tra Bruxelles e Pechino prevede, secondo le ricostruzioni della stampa, un tetto iniziale di 350mila vetture ibride prodotte in Cina importabili nell’Ue nel 2027, a fronte di un volume atteso di circa 800mila unità nel 2026. Il meccanismo, della durata di quattro anni, consentirebbe un aumento del limite del 6% annuo.
Secondo Citi, la misura potrebbe rallentare significativamente la conquista di quote di mercato da parte dei costruttori cinesi, costringendoli a rivedere le strategie commerciali e di prezzo e ad accelerare la localizzazione della produzione in Europa. Tra i potenziali beneficiari figurano Volkswagen, Stellantis e Renault.
Anche JP Morgan ritiene che le restrizioni favoriranno il trasferimento di attività produttive dei gruppi cinesi all’interno dell’Unione europea, aumentando però gli investimenti necessari per competere sul mercato europeo. Più prudente Morningstar, che pur riconoscendo i potenziali benefici dell’accordo non ha modificato le stime di fair value per Volkswagen, Renault e Stellantis.
Secondo gli analisti, l’intesa potrebbe offrire ai costruttori europei una tregua sul fronte commerciale, ma il recupero di attrattività dei titoli resta legato all’attuazione delle restrizioni e alla capacità dei gruppi di migliorare margini e competitività. Le misure non eliminerebbero infatti il divario tecnologico e di costo con i concorrenti cinesi, che stanno già accelerando gli investimenti produttivi all’interno dell’Unione europea.

