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Ue non si allarghi, diventi Stati Uniti

Ue non si allarghi, diventi Stati Uniti
Bandiera dell’Unione europea

No ad Albania, Serbia ed altri

Quando feci il forum con Romano Prodi, allora presidente della Commissione europea, pubblicato il 22 febbraio 2003, gli feci presente che forse non sarebbe stato opportuno l’ingresso nell’Unione europea dell’epoca di nuovi richiedenti, come Romania, Ungheria o Slovacchia.

La domanda trovò una risposta “politica” e cioè che l’annessione di nuovi paesi all’Unione avrebbe allargato il mercato, anche perché, trattandosi di economie depresse, avrebbero consentito di dare sfogo alle attività manifatturiere esistenti in Europa. Inoltre, mi disse Prodi, essi costituivano una sorta di cerniera o di sbarramento nei confronti della Russia.

Tali adesioni avvennero, per cui si sommarono alle inefficienze già esistenti nell’Unione europea altre inefficienze.

Sono passati ventitré anni e sentiamo dal presidente della Commissione europea von der Leyen discorsi su nuove adesioni, come Serbia e Albania, cioè i paesi balcanici.

Anche in questo caso dobbiamo esprimere forti perplessità perché non è possibile allargare i territori inserendo nuovi stati associati che acquisirebbero, secondo le norme vigenti nell’Ue, il cosiddetto diritto di veto. È proprio questo diritto di veto che sta impedendo all’Unione di diventare quello che fu il sogno di Gaetano Martino, ministro degli Esteri, che nel 1957 fece firmare il Patto di Roma ai sei soci fondatori: Germania, Francia, Italia, Belgio, Lussemburgo e Olanda. Sogno che consisteva nel vedere gli Stati aderenti come un unico corpo.

Niente governo, niente difesa, niente fisco comune: i limiti strutturali dell’Ue

Di fatto, quest’Unione europea è un insieme di Stati e di popolazioni in cui ognuno va per conto proprio. Appena vengono scalfiti gli interessi nazionali, i governi si rivoltano. La conseguenza è che non abbiamo un vero governo europeo, che non abbiamo un vero bilancio europeo che comprenda tutte le entrate e tutte le uscite dei Ventisette, che non abbiamo un sistema europeo di difesa, nel quale dovrebbero confluire tutti gli armamenti; non abbiamo neanche un sistema fiscale unificato, per cui vi sono i soliti furbi, come Lussemburgo, Olanda e Irlanda, che applicano condizioni particolarmente favorevoli. E così via elencando.

La fotografia che vi abbiamo descritto porta a un risultato disastroso e cioè che l’Ue non fa aumentare il benessere sociale ed economico dei propri cittadini.

Non solo, ma mancano le prospettive di crescita perché il disordine fa da padrone e in questo disordine i furbi lucrano, danneggiando quelle popolazioni più povere e meno progredite, come per esempio le sette Regioni del Sud Italia, quelle che costituiscono il limite meridionale dei confini europei nel Mediterraneo, le quali ancora oggi sono vergognosamente classificate come “meno sviluppate” dall’Ue.

Devo dire che dopo sessantotto anni di lavoro intenso, mi vergogno di vivere in una meravigliosa regione come la nostra Sicilia ancora classificata “meno sviluppata”.

La classificazione, peraltro, è giusta perché il Pil pro capite dei siciliani è poco più della metà di quello medio europeo e più o meno un terzo di quello delle otto Regioni del Nord Italia.

Pnrr, Nato e Trump: le sfide che mettono in crisi il futuro dell’Europa

Allo stato dei fatti non sembra che la prospettiva per l’Unione europea sia positiva perché vi è una sorta di traccheggio generale in cui ognuno tira il lenzuolo dal proprio lato. Per esempio, l’operazione Pnrr, da tutti considerata clamorosamente positiva, per il nostro Paese rappresenterà trent’anni di dolori, consistenti nel fatto che fra rimborso del capitale e interessi dovranno essere restituiti all’Ue oltre sei miliardi l’anno per trent’anni, cioè circa 190 miliardi, somme che graveranno sui bilanci fino al 2058.

Ora che gli Stati Uniti di Trump hanno mollato l’Europa sul piano degli armamenti e della difesa, la Nato, con sede a Bruxelles, ha perso il suo più importante associato, appunto gli Stati Uniti. Non legalmente, ma di fatto, almeno finché sarà presidente Trump, cioè sicuramente fino al 2028.

Mala tempora currunt per l’Unione, a meno che i Capi di Stato non si sveglino da un sonno profondo, pieno di incubi.