Solo una Pa efficiente cancellerà le disuguaglianze - QdS

Solo una Pa efficiente cancellerà le disuguaglianze

Valerio Barghini

Solo una Pa efficiente cancellerà le disuguaglianze

giovedì 29 Luglio 2021 - 00:00

PierPaolo Bombardieri, ospite del QdS per il 2.923° forum con i Numeri Uno. "Se tu per dieci anni non assumi, non curi la formazione e hai solo creato una classe dirigente 'piegata' alle richieste della politica, è evidente che hai un problema da risolvere"

C’è principalmente la Pubblica amministrazione al centro dell’intervista in esclusiva del Quotidiano di Sicilia a PierPaolo Bombardieri, Segretario generale della Uil.
“Se tu per dieci anni non assumi – ha spiegato nel corso del Forum – non curi la formazione e hai solo creato una classe dirigente ‘piegata’ alla politica, è evidente che hai un problema da risolvere”.
Poi però aggiunge: “La stragrande maggioranza del personale lavora diligentemente (…) Anche perché non è poi più così vero che la Pubblica amministrazione sia fatta di carrozzoni pieni di dipendenti: se guardiamo al numero degli addetti, in Europa siamo agli ultimi posti. In più vengono spesi ogni anno miliardi in consulenze, alcune delle quali evitabili se il personale fosse adeguatamente formato”.

L’Europa è stata molto chiara: nel 2021 e 2022 liberi tutti; dal 2023 l’obiettivo deve tornare ad essere il pareggio di bilancio. L’impressione, però, è che la politica italiana si stia focalizzando su questioni minori.
“È vero. Partiamo dal Patto di Stabilità. Noi rimproveriamo alla politica italiana di avere una visione a corto raggio e provinciale. A livello comunitario abbiamo proposto, con il coinvolgimento della Confederazione dei sindacati (il cui segretario è un italiano, orgogliosamente di provenienza Uil, Luca Visentini), una scelta economica che passi attraverso l’emissione di bond europei. Questo perché siamo convinti che il Next Generation Eu, il piano approvato lo scorso anno dal Consiglio europeo per sostenere gli Stati membri nel post pandemia, debba diventare periodico. Ma per farlo servono risorse. Chi segue le vicende economiche conosce perfettamente lo scetticismo del mondo della finanza. Basti pensare al programma Sure: quanti dicevano “figuriamoci se un piano di 27 miliardi sarà finanziato”? Invece, non si è quasi fatto in tempo ad emettere i bond che erano già stati tutti acquistati. Stesso discorso per il Next Generation, che ha avuto richieste sette volte superiori alla disponibilità. Per cui noi rivendichiamo la necessità di scelte che ridiano il senso di un’Europa più coesa sotto il profilo economico ma anche, in un continente in cui il tema delle disuguaglianze è enorme, sociale”.

Restiamo in ambito europeo: il Pnrr. Un piano che, però, pone come condizione per l’Italia quattro riforme fondamentali: Pubblica amministrazione, Giustizia, Concorrenza e Fisco.
“Sui tre obiettivi trasversali (giovani, donne e Mezzogiorno), trattandosi di scelte strategiche dettate dall’Europa, non si discute. C’è, però, poi una condizionalità di cui nessuno parla. È vero, ad esempio, che è stata accreditata all’Italia una prima tranche da 25 miliardi. Ma è altrettanto vero che sia questo “acconto”, che il saldo sono subordinati alla presentazione di progetti e di riforme. Per quanto riguarda il Fisco ricordiamo che siamo un Paese con un’evasione stimata in circa 110 miliardi. Dunque, noi andiamo a prendere dall’Europa 110 miliardi che, poi, dobbiamo restituire quando abbiamo in casa un tesoretto, certificato dalla Corte dei Conti, del quale nessuno si occupa? È evidente che questa sia una scelta politica. Quando, per risolvere il problema, basterebbe incrociare tre banche dati: Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Magistratura. Noi lo abbiamo proposto, ma la sensazione è che non ci sia la volontà, preferendo continuare con la politica dei condoni. Che, però, agevola la persuasione che se non paghi le tasse non ti succede niente. A livello europeo, invece, sono stati portati avanti progetti importanti come l’introduzione dal 2023 di una minimum tax al 15 per cento o l’obbligo per le multinazionali di pagare le imposte nei Paesi dove vendono prodotti e servizi. La proposta del sindacato va oltre: qualcosa di simile alla tassazione degli extraprofitti di guerra dopo il primo conflitto mondiale. In fondo, con questa pandemia, che è come se fossimo in guerra, ce lo sentiamo ripetere da oltre un anno”.

La Pubblica amministrazione, appunto: altro tassello importante del Pnrr.
“Esatto. Ed è un settore nel quale l’Italia, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante. Oggi la Pubblica amministrazione non è più identificata come il male assoluto o come, complici anche certe campagne stampa, un ricettacolo di furbetti del cartellino che, nessuno lo nega, ci sono stati. Ma nei processi contro questi pochi soggetti, diciamolo, il sindacato si è costituito parte civile, poiché il loro modo di agire è un’offesa verso i dipendenti – e sono tanti, la stragrande maggioranza – che fanno il proprio dovere. Nella Pubblica amministrazione più della metà del personale svolge diligentemente il proprio lavoro. Non perdiamo di vista che per Pubblica amministrazione si intendono tante cose. Pubblica amministrazione, ad esempio, è la Sanità. E il prezzo che abbiamo pagato durante la pandemia in termini di vite umane (e non penso solo ai morti per Covid ma anche, ad esempio, ai malati oncologici che, magari per paura, hanno rinunciato a curarsi), per avere sacrificato la sanità territoriale, è sotto gli occhi di tutti. Pubblica amministrazione sono le forze dell’ordine, i servizi di Protezione civile, le infrastrutture sociali. Una Pubblica amministrazione che funziona garantisce le pari opportunità e diminuisce le disuguaglianze. Ora se tu per dieci anni non assumi, non curi la formazione e hai solo creato una classe dirigente “piegata” alla politica, è evidente che hai un problema da risolvere. Anche perché non è poi più così vero che la Pubblica amministrazione sia fatta di carrozzoni pieni di dipendenti: se guardiamo al numero degli addetti, in Europa siamo agli ultimi posti. In più vengono spesi ogni anno miliardi in consulenze, alcune delle quali evitabili se il personale fosse adeguatamente formato”.

C’è un aspetto di cui pochi parlano: la concorrenza. Che, come diceva qualcuno, è l’anima del commercio. Ma, anche qui, ci sono posizioni dominanti che andrebbero scardinate.
“Pure in questo ambito le scelte sono politiche. L’Europa ha già dato delle linee guida molto chiare, applicando norme molto severe a tutela della libera concorrenza e vietando pratiche scorrette: l’ammenda, in caso di violazioni, può toccare il 10 per cento del fatturato annuale mondiale e, in alcuni Paesi, i singoli dirigenti delle imprese coinvolte rischiano pene che arrivano, nei casi più gravi, a comprendere il carcere. In questi giorni è in discussione l’articolo 177 del Codice degli appalti che interviene sulla distribuzione e che dice che, ove vi siano situazioni di monopolio e oligopolio, è necessario arrivare alla concorrenza. Allora, in Italia è fondamentale garantire un sistema corretto di concorrenza”.

pierpaolo bombardieri


Abbiamo aperto questo forum parlando di prospettive e concludiamo parlando di prospettive. Qual è la linea di fondo che lei si augura questo Governo imbocchi?
“Auspico che il Governo Draghi intraprenda un percorso che consenta a questo Paese di essere ricostruito e ridisegnato, contrariamente a quanto accaduto finora. Le grandi crisi sono, ovviamente, dei periodi pesanti, sia dal punto di vista economico che sociale. Ma offrono delle grandissime opportunità in termini di scelte (penso, ad esempio, a come sia radicalmente cambiata la concezione dello smart working) che, prima, nessuno neanche si immaginava di fare”.

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