Ho condiviso la gioia per la netta vittoria del “No” alla Riforma costituzionale voluta dal Governo Meloni. Ma il sospiro di sollievo per lo scampato pericolo è stato presto attenuato dai commenti sull’esito del Referendum sentiti in televisione. Si sono tutti scatenati su questioni di minore importanza o, comunque, estranei al significato profondo del Referendum.
Tenterò di proporre, con alcune riflessioni, alcuni punti che mi sembrano fondamentali. Gli italiani sono tornati a votare in buon numero perché hanno capito che era una votazione importante, se non, a lungo termine, esistenziale, come quando si votò il referendum tra Monarchia o Repubblica. Perché hanno voluto comunicare, con il loro voto, che credono ancora fortemente nella nostra Costituzione, unico e saldo baluardo, contro svolazzi e bischerate varie, tipo, primariato a colpi di maggioranza e senza discussione in parlamento né confronto serio. Perché sono rimasti fedeli alla democrazia. Perché, al contrario di quello che credevano molti capi della compagine del “Sì” e nonostante tutto l’impegno che ci hanno messo, la maggior parte degli italiani ha dimostrato di non avere gli anelli al naso.
Il No alla riforma è un Sì alla magistratura: più forte, più libera, più rispettata
Gli italiani hanno scelto di votare “No” perché hanno respinto un attacco grossolano e riempito di menzogne contro la magistratura in blocco e hanno sentito il dovere di proteggerla come pilastro indiscutibile della Costituzione e dello stile di diritto e hanno voluto esprimere il loro apprezzamento per ringraziare i tanti valorosi e coraggiosi magistrati, vivi e morti, che onorano la loro professione. Questo non vuol dire che tanti che hanno votato “No” pensino che non sia necessario fare riforme importanti e significative nella magistratura. Questo “No” vuol dire: vogliamo una Magistratura più forte non più debole, più libera non più asservita, con più mezzi e non con meno mezzi, più rispettata dalla politica e non meno rispettata. E chiediamo che i Nordio e le Bertoluzzi cambino mestiere. Propongo che da subito si incominci a studiare, elaborare e proporre proposte serie per correggere quello che va corretto nelle disfunzioni e debolezze della magistratura.
Un voto per la Costituzione, non contro la Meloni: il significato profondo del referendum
I “No” hanno di gran lunga sorpassato il numero di voti che i partiti politici hanno ottenuto nelle più recenti elezioni politiche e amministrative perché sono confluiti nello stop alla riforma molti voti che vengono impropriamente attribuiti ai partiti dell’opposizione. Sono voti per la Costituzione non voti contro la Meloni, ma contro la sua linea istituzionale che, passando per una loro legge elettorale con un premio di maggioranza esagerato, sarebbe sfociata nel primariato come scardinamento finale della Costituzione. Oltre agli indirizzi di partiti, sindacati, associazioni e giornali (pochi e poco), si è formato un tessuto di reti spontanee e volontarie che si sono legate e quindi si sono scambiate idee, riflessioni, paure, speranze che hanno contribuito al livello e all’esito del voto. Ho partecipato ad alcune di queste reti e non ho mai sentito parlare, né ho io mai parlato, di un voto contro la Meloni. Si è parlato di Costituzione, di minacce istituzionali, di risveglio democratico, ma mai di governo, di primarie, di politica estera, di vicinanza a Trump e simili che sono i temi che ho sentito rimbombare nel primo pomeriggio del dopo referendum, soprattutto in giornalisti e altri professionisti della politica politicante.

