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Unione europea, l’Italia affoga tra le infrazioni: 76 procedure, un terzo riguardano l’ambiente

Unione europea, l’Italia affoga tra le infrazioni: 76 procedure, un terzo riguardano l’ambiente

Sul fronte ecologico la Sicilia resta uno dei nodi più critici, in particolare per la mancata depurazione

Praticamente una procedura d’infrazione al mese. È il non certo invidiabile trend che l’Italia ha registrato nell’ultimo anno nei rapporti con l’Unione Europea, con quest’ultima che puntualmente richiama il nostro Paese davanti alle violazioni del diritto europeo e al mancato recepimento di direttive. I dati arrivano dai report periodici pubblicati dal dipartimento per gli Affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri.

A giugno del 2025, erano 64 le infrazioni che vedevano protagonista l’Italia; di queste, 51 erano per mancato rispetto delle norme vigenti nei territori dell’Unione, e che sono sovraordinate al diritto nazionale, e la restante parte per i ritardi cronici nell’adozione delle direttive Ue. Queste ultime sono atti legislativi che fissano obiettivi che gli Stati membri devono fare propri, avendo la possibilità di scegliere le forme e i mezzi giuridici per raggiungerli, e dunque inserirli nel proprio ordinamento. Tutto però deve avvenire entro delle scadenze determinate, superati i termini scatta l’iter per contestare l’infrazione. L’ultimo aggiornamento risale a inizio luglio. “Le procedure di infrazione a carico del nostro Paese salgono a 76, di cui 61 per violazione del diritto dell’Unione e 15 per mancato recepimento di direttive”, si legge in una nota stringata pubblicata sul sito del dipartimento del governo.

Le nuove infrazioni contestate all’Italia

La comunicazione è servita anche a dare un’altra informazione: “La Commissione Europea ha deciso l’8 luglio 2026 l’apertura di due procedure ex art. 258 Tfue (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, nda) per violazione del diritto Ue e l’archiviazione di una infrazione”. L’articolo 258 disciplina il potere della Commissione di avviare una procedura d’infrazione contro uno Stato membro che non rispetta gli obblighi previsti dai trattati, gestendo la fase pre-contenziosa e il successivo eventuale rinvio alla Corte di giustizia.

Le due nuove infrazioni che interessano l’Italia riguardano in un caso l’attuazione del piano di azione sulle carenze del sistema di controllo della pesca. L’intervento della Commissione ha riguardato anche il Portogallo. “La Commissione ha deciso di avviare procedure di infrazione inviando lettere di costituzione in mora all’Italia e al Portogallo per il mancato rispetto degli obblighi previsti dal regolamento sul controllo della pesca (regolamento n. 1224/2009) – si legge sul portale dell’istituzione europea –. Entrambi i casi riguardano il mancato rispetto degli obblighi finalizzati a porre rimedio alle carenze individuate nei sistemi nazionali. In Italia rimane in sospeso un numero significativo di azioni previste nel piano d’azione per il controllo della pesca del 2019. Tali azioni riguardano la convalida dei dati, i sistemi elettronici di trasmissione, il controllo della potenza del motore dei pescherecci e il monitoraggio delle note di vendita. È la prima volta che la Commissione persegue uno Stato membro per il mancato rispetto degli obblighi direttamente stabiliti in un piano d’azione per il controllo. Inoltre, nel corso degli anni – si sottolinea nella comunicazione – l’Italia ha costantemente mancato di fornire alla Commissione le informazioni necessarie, in violazione del principio di leale cooperazione”.

Per quanto riguarda il Paese lusitano, invece, si dice che “a norma del regolamento sul controllo, entro dicembre 2013 le autorità portoghesi avrebbero dovuto istituire un sistema automatizzato di controllo incrociato, analisi e verifica dei dati sulla pesca, compresa una banca dati elettronica per convalidare tali dati”. Un impegno che il Portogallo ha ripetutamente ritardato. Tali mancanze hanno spinto così la Commissione a inviare ai due governi la lettera di costituzione in mora. “L’Italia e il Portogallo dispongono ora di due mesi per rispondere e rimediare alle carenze di lunga data sollevate dalla Commissione, trascorsi i quali, in assenza di risposte soddisfacenti, quest’ultima potrà decidere di emettere pareri motivati”, si specifica.

La contestazione sulla direttiva Madre-Figlia

La seconda infrazione interessa invece il sospetto che la normativa italiana in vigore sia incompatibile con la direttiva 2011/96/Ue, conosciuta come Madre-Figlia. Il campo d’interesse è quello della fiscalità. Misura simile è stata presa per la Francia e la Germania. “La Commissione ha deciso di avviare procedure di infrazione inviando lettere di costituzione in mora per il mancato allineamento della rispettiva normativa in materia di tassazione dei dividendi ricevuti dalle controllate in altri Stati membri alla direttiva sulle società madri e figlie – si legge –. La legislazione fiscale tedesca, francese e italiana porta a una frammentazione delle norme comuni in materia di tassazione delle società stabilite nella direttiva sulle società madri e figlie in quanto impongono una tassazione dei dividendi che una società madre percepisce da società figlie con sede in altri Stati membri, che si ripete più volte di quanto consentito dalla direttiva”.

“Ciò – prosegue la comunicazione della Commissione – incide negativamente sulla competitività e sugli investimenti delle imprese di medie e grandi dimensioni che operano in tutto il mercato unico. Le decisioni rientrano negli sforzi di applicazione della Commissione volti a rimuovere gli ostacoli nel mercato unico in undici settori prioritari, come annunciato nella comunicazione Un corpus di norme UE più semplice, più chiaro e di applicazione più efficace”. Anche in questo caso per i tre governi ci saranno sessanta giorni di tempo – le scadenze sono quindi previsti per la prima metà di settembre – per replicare alle lettere e rimediare alle contestazioni. La Commissione avrà la possibilità di emettere un parere motivato.

L’unica procedura d’infrazione archiviata

La procedura archiviata, unica nota positiva dell’ultimo aggiornamento fornito dal governo italiano, riguarda la possibile infrazione legata al mancato recepimento della direttiva europea che il 13 dicembre 2023 ha modificato alcune direttive riguardanti l’istituzione e il funzionamento del punto di accesso unico europeo. “Un accesso agevole e strutturato ai dati, anche alle informazioni fornite su base volontaria – si legge nel testo della direttiva approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea – è importante per permettere ai decisori nell’economia e nella società di prendere decisioni fondate che sostengano il funzionamento efficiente del mercato. Tale accesso è necessario anche per aumentare le opportunità di crescita, visibilità e innovazione delle piccole e medie imprese. L’impiego di spazi comuni europei di dati in settori cruciali, compreso quello finanziario, persegue lo scopo di fornire un accesso agevole a fonti di informazione affidabili in tali settori”.

L’Italia ha recepito la direttiva con un decreto legislativo di fine febbraio, poi pubblicato lo scorso marzo in Gazzetta Ufficiale. Il decreto ha introdotto modifiche al Testo unico della finanza, modificato la direttiva sulla Trasparenza e integrato alcuni regolamenti Ue che riguardano anche le attività di autorità di vigilanza come la Consob. Interventi che avevano instillato il sospetto nella Commissione europea che l’Italia non avesse fatto abbastanza, ma alla fine la pratica si è chiusa con l’archiviazione della procedura d’infrazione.

Dalla concorrenza al ciclo dei rifiuti, i settori più “colpiti”

Così come lo scorso anno, ed è facile prevedere che la situazione rimarrà simile anche tra dodici mesi, il settore che in Italia è maggiormente interessato da procedure d’infrazione è quello ambientale. Sono in tutto 25, diverse di esse riguardano la Sicilia, dove la questione del ciclo della depurazione dei reflui tiene banco da anni e, nonostante diversi passi in avanti, continua a essere lontana da una completa e definitiva soluzione. Con la conseguenza – e lo si è visto questa estate – di ritrovarsi spesso a fare il bagno in mare in mezzo alle scie di sporcizia.

Il secondo settore più colpito dalle infrazioni è quello degli Affari economici e finanziari, con otto procedure, seguito da Trasporti e Lavoro e politiche sociali con sette. A quota sei troviamo le procedure d’infrazione nel campo Energia, mentre quattro sono quelle che interessano il settore Libera prestazione dei servizi e stabilimento. Con tre procedure d’infrazioni aperte troviamo poi Fiscalità e dogane, Giustizia e Salute, mentre due rientrano nei campi Concorrenza (l’ormai celebre mancato adeguamento alla direttiva Bolkestein) e aiuto di Stato e Libera circolazione delle merci.
Chiudono la graduatoria delle inadempienze – con una procedura a testa – i settori Affari esteri, Affari interni, Agricoltura, Appalti, Comunicazioni e la new entry Pesca.

Le 76 procedure si trovano in diversi stadi dei procedimenti che regolano la gestione delle infrazioni: 67 rientrano nel campo disciplinato dall’articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, ovvero quello che regola la prima fase dell’infrazione che può portare lo Stato davanti alla Corte di giustizia; nove invece si trovano già nel campo dell’articolo 260, quello che si occupa di ciò che segue al mancato rispetto della prima sentenza di condanna e che può approdare a sanzioni pecuniarie per lo Stato membro inadempiente.