Sportelli antiracket, uno psicologo contro il muro di silenzio - QdS

Sportelli antiracket, uno psicologo contro il muro di silenzio

Pietro Vultaggio

Sportelli antiracket, uno psicologo contro il muro di silenzio

giovedì 08 Ottobre 2020 - 00:05
Sportelli antiracket, uno psicologo contro il muro di silenzio

Matteo Pezzino, responsabile della struttura antiestorsioni di Palermo al Qds: “Un aiuto per l’imprenditore che si ritrova solo”. “Un percorso che funziona anche se siamo ancora lontani dalle denunce spontanee”

PALERMO – Denunciare rappresenta l’aspetto fondamentale per debellare qualsiasi forma di violenza, sia psicologica che fisica. Per questo motivo e per incentivare gli imprenditori a palesare uno stato di confusione derivato da agenti esterni, Confartigianato Imprese Palermo, con l’aiuto dell’associazione Confesercenti “Sos Impresa-Rete per la legalità – Sicilia”, ha istituito la figura di uno psicologo da collocare al fianco degli associati e all’interno dello sportello antiracket. Il responsabile è Matteo Pezzino, vice presidente di Confartigianato Palermo e presidente siciliano di Sos Impresa-Rete per la legalità.

In una intervista esclusiva per il Qds, Matteo Pezzino racconta: “Quando, nel 2018, ho fatto parte del comitato di solidarietà, presso il ministero degli Interni, ho avuto la possibilità di prendere coscienza dei meccanismi e relative procedure finalizzate ad un sostegno concreto per le vittime di racket ed usura. Il sentore che anche qualche associato potesse aver bisogno rappresentava una realtà presente. Quindi, nel maggio del 2018 Confartigianato ha voluto dare un forte segnale di legalità, stando più che mai al fianco delle imprese e istituendo lo sportello dedicato, ricevendo subito molti contatti”.

“È un percorso che funziona – prosegue – anche se siamo ancora ben lontani dalle denunce spontanee, che devono assolutamente essere sempre più numerose. Abbiamo registrato diverse realtà di imprenditori coraggiosi che non si sono piegati al pizzo e all’usura, ma la strada è ancora in salita”.

Come nasce l’idea di affiancare anche la figura di uno psicologo? “Quando all’associato viene proposto di venire in sede per un dialogo approfondito – spiega Pezzino -, inevitabilmente si alza un muro. Per superare la fase di stallo, avevamo bisogno di una figura professionale che veicolasse le paure ed i silenzi dovuti all’estorsione, che conosco bene perché anche io ne sono stato vittima”.

Chi vi contatta è sempre disposto a procedere? “Su una media di dieci incontri – commenta -, solo due/tre decidono di proseguire e denunciare. Le denuncie riguardano prevalentemente l’estorsione, mentre, dai dati del nostro osservatorio di Sos Imprese-rete per la legalità, le denuncie per usura fanno fatica ad emergere. Colui che subisce un’estorsione deve prendere un’iniziativa importante e deve agire subito al fine di non vivere un vero dramma all’interno dell’azienda e della propria famiglia. Chi, invece, subisce l’usura pensa di potersi sempre risollevare. L’usuraio, inizialmente, offre dei soldi e fa credere di voler aiutare, ma porta l’imprenditore ad un logorio lento (media di 4/5 anni) fino alla cessione dell’attività. Inevitabilmente si crea, quindi, non solo un danno economico ma anche psicologico. Ecco perché abbiamo affiancato allo sportello anche la figura professionale, al fine di dare un giusto contributo ad un imprenditore che si trova da solo. Solitudine che si manifesta anche in un ambiente familiare, perché spesso non si è capiti e si sente il bisogno di confidarsi con una figura esterna. Un imprenditore annientato, lontano da quelli che sono gli stereotipi del libero professionista (intraprendenza e capacità di prendere decisioni economiche importanti), diventa inetto di fronte alla violenza subita, non riuscendo a far nulla di costruttivo”.

Qual è l’iter che intercorre tra denunciante ed attivazione dello sportello? “Quando arriva una chiamata, cerchiamo di organizzare un incontro nel luogo che il denunciante ritiene più opportuno, soprattutto per metterlo a proprio agio. Dopo aver spiegato l’evoluzione del suo tragico percorso, si cerca di far capire che l’unica strada percorribile è denunciare. Cerchiamo di trovare – conclude Pezzino -, con le Forze dell’ordine, una metodologia morbida e che non esponga particolarmente la vittima, in modo tale da tenere una condizione di anonimato. Contattarci al numero 091.6117587 rientra tra le forme di salvezza”.

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