“Uno vale uno”, palese menzogna - QdS

“Uno vale uno”, palese menzogna

Carlo Alberto Tregua

“Uno vale uno”, palese menzogna

giovedì 30 Luglio 2020 - 09:07

Ognuno di noi, nel proprio Dna, ha la chiave identificativa della propria personalità, che deriva anche dalla discendenza fra genitori, nonni e così via.
Ognuno è fatto com’è fatto, bene o male, e in base alla sua consistenza, fisica e mentale, agisce.
Ognuno di noi subisce l’influenza dell’ambiente in cui è nato e cresciuto, di tutto ciò che lo circonda, della scuola ed eventualmente dell’Università, del modo di pensare comune e di molti altri fattori.
È difficile orientarsi fra tutti questi elementi. Ci vuole una grande forza di volontà per capire come stanno le cose e, soprattutto, per acquisire gli strumenti di conoscenza idonei a farle capire.
Ogni persona umana è normalmente attrezzata, ma ha il dovere di informarsi e di acquisire saperi, perché questo è l’unico modo per ottenere quel bene prezioso che è la libertà: la libertà di pensare, di agire, di fare, evitando il deprecabile comportamento, comune a tanti, di pensare con la testa degli altri.

Da quanto precede, risulta del tutto evidente come il modo di dire di ignoranti e analfabeti “Uno vale uno” sia una palese menzogna. In natura non c’è nessun soggetto, neanche nel mondo vegetale e in quello animale che valga quanto un altro o che abbia capacità equivalenti a un altro.
Ogni individuo ha il proprio valore non soltanto per una dotazione naturale di intelligenza, ma anche per la propria capacità di informarsi e acquisire conoscenze che gli consentano di vedere meglio fatti e circostanze, mediante valutazioni il più possibile obiettive.
Chi è che diffonde la frase “Uno vale uno”? O è un ignorante o è un soggetto in malafede. Se ignorante, la sua colpa è quella di non essersi tolto da un mondo nebuloso e oscuro in cui brancola nel buio.
Peggio, invece, se è in malafede, perché in questo caso, diffondendo una menzogna, tenta di acquisire il consenso di ignoranti per far fare loro quello che vuole.
L’ignoranza è il tarlo di una Comunità: dobbiamo purtroppo rilevare che a questa condizione sociale, ormai tristemente diffusa, ha contribuito non poco Internet.

Intendiamoci, la Rete è una grande opportunità per tutta l’Umanità, in quanto anche dai posti più sperduti della Terra ci si può collegare col mondo intero. Non è proprio così, perché la rete 5G stenta ancora a decollare, ma presto lo sarà.
Però, l’accesso alla Rete e soprattutto ai grandi serbatoi d’informazione, quali motori di ricerca e social network, hanno indotto la maggior parte degli umani a pensare che così potessero sapere tutto.
Poveri ignoranti, perché non sanno che le informazioni grezze in quanto tali non formano conoscenza, la quale invece si acquisisce se prima ognuno ha imparato il Metodo, cioè le regole che collegano le informazioni e fanno comprendere in modo logico e completo fatti e circostanze.
L’estensione dell’ignoranza, mascherata da conoscenza, ha creato truppe di presuntuosi, i quali ritengono di sapere ciò che non sanno, con i conseguenti comportamenti non adeguati a persone civili che dovrebbero essere consapevoli della propria ignoranza.

Questa evoluzione (o involuzione) non ha migliorato la qualità della vita dei cittadini della Terra, bensì ha dato loro l’illusione che potendo accedere a qualunque informazione in tempo reale avrebbero avuto per conseguenza la possibilità di saperne di più di questa o di quella cosa.
Di illusione si può morire e molta gente, infatti, percependo notizie sbagliate arriva a conclusioni sbagliate, creando sempre più confusione e impedendo a ciascuno di capire dov’è la verità. Quella ricerca della verità che è impedita agli ignoranti, i quali non ne hanno consapevolezza.
Usiamo questa parola (ignoranti) nel senso più letterale del termine, cioè di chi ignora. Non è un epiteto, non è offensivo, non vuole costituire una classe di minus habens. Si tratta di un dato di fatto di cui bisogna prendere atto affinché le istituzioni operino in modo da contrastarlo, da diminuirne la portata, aiutando il Popolo a capirne di più sulla base di informazioni qualificate e organizzate.
“Uno vale uno”: non è vero. è vero, invece, che “Chi più sa, più vale”.

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