Un’opera che serve a tutti Il Ponte costa meno di Trafori e Mòse - QdS

Un’opera che serve a tutti Il Ponte costa meno di Trafori e Mòse

Carlo Alberto Tregua

Un’opera che serve a tutti Il Ponte costa meno di Trafori e Mòse

mercoledì 16 Settembre 2020 - 00:00

Non sappiamo se l’attuale Governo faccia propaganda o abbia compreso sul serio che fare decollare il Sud serve a tutto il Paese.
Com’è noto, anche agli studenti di primo anno di Economia, un euro investito in territori sviluppati produce un altro euro. Lo stesso euro investito in territori sottosviluppati si moltiplica per cinque o per dieci.
Il Meridione è tutto una desolazione, fra assenza di infrastrutture, interi territori franosi, reti idriche da Terzo Mondo che perdono metà della preziosa acqua, amministrazioni pubbliche di diverso livello lontane dalla digitalizzazione, sanità arretrata rispetto a quella del Nord, eccesso di personale nella burocrazia, soprattutto ai livelli medio-bassi e assenza nella stessa di quel carburante fondamentale che è l’innovazione organizzativa e tecnologica.
Si tratta di problemi annosi che partono dall’annessione del Sud al Regno del Piemonte e dallo svuotamento sistematico di tutti i tesori, a cominciare da quelli del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia, trasferiti prontamente nelle casse della Regione nordica.

In questo quadro ha ripreso vigore l’idea già morta di costruire il Ponte sullo Stretto. Ma come sempre, i benaltristi ignoranti hanno subito fatto deviare l’attenzione sul tunnel, di modo che l’opzione comporti un rinvio ulteriore di qualche decennio, solo per arrivare ad eventuali valutazioni.
Sulle prime, l’idea del tunnel sembrava suggestiva, ma come hanno illustrato alcuni esperti, è da scartarsi per la semplice ragione che i tunnel sul versante calabrese per arrivare a quello sottomarino e l’altro tunnel sul versante siciliano per risalire in superficie, onde evitare pendenze eccessive, sarebbero lunghi una cinquantina di chilometri. Ergo, la soluzione è inattuabile.
Ma poi la progettazione del Ponte è già completa. L’opera è stata già contrattualizzata con Webuild (ex Salini Impregilo) e alcune delle opere iniziate sul versante calabro.
Il costo a carico dello Stato è inferiore a quattro miliardi, una bazzecola rispetto ai sei miliardi già spesi per il Mòse non ancora funzionante e ai dieci miliardi circa per Torino-Lione, Brennero e Trafori.
Il Recovery Fund, con i suoi 209 miliardi, è un ammontare che verrà erogato da Bruxelles su progetti redatti secondo procedure europee.
Il progetto del Ponte è pronto, basta inviarlo per ottenere i finanziamenti, considerato anche che si tratta di un’opera che completerebbe il corridoio Berlino-Palermo.
Sembra invece che, nonostante la comunicazione del ministro alle Infrastrutture, Paola De Micheli, tale opera non si voglia inserire nello stesso Piano di finanziamenti.
Come sempre, nonostante i proclami, il Sud viene penalizzato e i parlamentari meridionali si comportano come accattoni che ottengono vantaggi personali, dimenticando il Popolo che li ha eletti e i territori da cui provengono.
Non abbiamo infatti sentito che poche voci propositive, fra cui quelle di Faraone (Iv), di Prestigiacomo (Fi) ed altri, ma manca il coro di tutti parlamentari siciliani che sono tantissimi.
Vi è da rilevare anche che il Ponte non è un vantaggio solo per Sicilia e Calabria ma per tutto il Paese e vi spieghiamo il perché.

Intanto, si tratta di una infrastruttura che avrebbe una attrazione mondiale e quindi favorirebbe fortemente il turismo perché potrebbe essere inserito nella rosa dei grandi poli attrattivi come le città d’Arte (Venezia, Firenze, Roma), le Dolomiti, i Parchi e gli innumerevoli beni archeologici e paesaggistici che sono in tutto il Paese.
Ma poi, favorirebbe anche i trasporti perché l’alta velocità potrebbe far percorrere, per esempio, Roma-Catania in cinque ore. Ed infine, non ultimo, la forte occupazione che si genererebbe in questa parte dello Stretto, di 10-15mila persone per 6-8 anni, persone in qualche modo locali ma che potrebbero arrivare anche da tutto il territorio e dall’estero, proprio per l’alta tecnologia che serve a questo manufatto.
Occorre che tutta l’informazione, anche quella nazionale, spinga in questa direzione perché i benefici dalla costruzione del Ponte, che abbiamo elencato, servono a tutto il Paese.

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